Carpentieri sfiduciato a Melito: perde la poltrona di sindaco

di Giovanni Mauriello

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 MELITO. Tredici consiglieri comunali si sono dimessi dalla carica, firmando ieri sera davanti a un notaio la sfiducia al sindaco Venanzio Carpentieri, che di conseguenza deve abbandonare la poltrona di primo cittadino; con lui cade la giunta di centrosinistra, eletta al ballottaggio nella primavera del 2013. Il segretario provinciale del Pd è stato sfiduciato con un’azione improvvisa, ma non inattesa visto il mancato golpe di qualche settimana fa, mossa proprio dal suo partito. Sono queste le conseguenze politiche dell’atto di rinuncia della maggioranza del consiglio comunale a proseguire nel mandato elettorale ed espresso alle 22.10 di ieri sera davanti al notaio Pietro Di Nardo di Marano da sette dei nove Democrat, un indipendente, quattro di centrodestra e uno della civica Cristiano Popolari. Le firme sono in calce a un documento di critica all’operato della giunta, accusata di non aver risolto i tanti problemi della cittadina nonostante le sollecitazioni politico-amministrative. Stamattina l’atto di sfiducia con le tredici firme verrà protocollato al Comune e consegnato nelle mani della segreteria, che allerterà la prefettura per dare corso allo scioglimento del consiglio comunale e la nomina del commissario. Ecco i nomi dei firmatari: Pietro D’Angelo, Agostino Pentoriero, Pasquale Pietroluongo, Lucia Pio, Rocco Marrone, Ciro Ciccarelli, Corrado Corrado (Pd); Raffaele Caiazza (civica Melito Adesso), Antonio Amente, Nunzio Marrone, Luciano Mottola, Alfonso Costa (partiti e liste civiche di centrodestra), Antonia Di Nunzio (civica Cristiano Popolari).

La notizia della sfiducia ha raggiunto il sindaco Carpentieri mentre in treno tornava da Roma, dove aveva partecipato alla direzione nazionale del Pd. Il blitz politico ha preso avvio poco dopo le 18 di ieri pomeriggio, quando alcuni esponenti del Pd hanno fatto da “apripista” al restante numero dei consiglieri verso la collina di Marano, dove è ubicato lo studio notarile Di Nardo. Il professionista è lo stesso dove alcune settimane fa era stato tentato il golpe contro Carpentieri. In quella occasione il numero si era fermato a dodici, poiché il tredicesimo, Marco Ponticiello, all’opposizione a Melito, ma in quota Dema a Napoli, si rifiutò di apporre la propria firma al documento. Una mossa forse legata al fatto di essere consigliere della Città Metropolitana, vicino al sindaco De Magistris. Dopo la mancata sfiducia il sindaco aveva tentato la carta di ricomporre l’intero consiglio comunale davanti ad un documento di “unità popolare” e di fine consiliatura; pronto ad aprire anche alle opposizioni. «I recenti sviluppi – scrisse Carpentieri - e le ultime posizioni espresse dal capogruppo del Pd Agostino Pentoriero, che invoca una scossa e dichiara di voler dare campo libero alle valutazioni del sottoscritto, mi convincono sempre più della necessità di fare ricorso alla coscienza e al senso di responsabilità di quanti hanno realmente a cuore le sorti della comunità melitese». La nota così continuava: «L’ipotesi di una fine anticipata della consiliatura, oltre a determinare un dannoso blocco delle attività amministrative e l’arenarsi di importanti provvedimenti all’ordine del giorno del consiglio comunale, avrebbe anche l’effetto di privare per quasi cinque anni il nostro Comune della rappresentanza consiliare in Città Metropolitana». Il documento non venne recepito dal Pd, ma servì nei giorni successivi ad aprire un varco nell’opposizione. Marco Ponticiello e Patrizia Di Munno, nel frattempo confluiti in Dema, acconsentirono alla firma del documento, dicendosi pronti ad aiutare l’amministrazione. Ma il declino politico-amministrativo forse era stato già avviato, a cominciare dalle dimissioni dei tre assessori del Pd: Marina Mastropasqua (vice sindaco), Alfredo Mariani (Finanze), Stefano Rostan (Politiche sociali).
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Lunedì 13 Febbraio 2017, 23:44 - Ultimo aggiornamento: 13-02-2017 23:44
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