Corona, il pg ricorre in Cassazione: «Deve andare in carcere»

«Fabrizio Corona deve andare in carcere». Il Pg fa ricorso in Cassazione
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Fabrizio Corona «deve andare in cella»: la Procura generale di Milano presenta ricorso in Cassazione per chiedere di annullare l'ordinanza con cui venerdì scorso il Tribunale di Sorveglianza ha confermato, rendendolo definitivo, l'affidamento territoriale per Corona e per insistere affinché l'ex agente fotografico ritorni in carcere. 

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L'avvocato generale Nunzia Gatto, come era stato preannunciato, sta scrivendo l'atto di impugnazione, che verrà depositato entro lunedì prossimo, con cui ribadisce che l'ex 're dei paparazzì deve espiare la pena in cella per le molte violazioni sia della legge sugli stupefacenti sia delle prescrizioni ordinarie. Alla base del ricorso ci sarebbe la violazione dell'articolo 94 del testo unico sugli stupefacenti che prevede «l'affidamento in prova in casi particolari» con le conseguenti prescrizioni quali, ad esempio, non consumare droga o sostenere i colloqui regolari con i servizi sociali ( Corona si presenta una volta alla settimana). 

La norma poi rimanda pure alle prescrizioni ordinarie previste dall'articolo 47 della legge sull'ordinamento penitenziario, tra cui il rispetto degli orari, il divieto di allontanarsi dalla Regione Lombardia e di frequentare pregiudicati. Il pg, come aveva già evidenziato in udienza davanti ai giudici della Sorveglianza una decina di giorni fa, ha sottolineato le moltissime violazioni commesse con le continue 'ospitatè in tv e il mancato rispetto delle regole previste dalla misura alternativa con cui Corona sta scontando la pena residua di poco più di 6 anni e 7 mesi di reclusione. Due casi tra tutti: nonostante il divieto, la sua presenza di sera a Roma alla puntata del Grande Fratello vip (dai filmati si vede uscire dalla casa del Gf) dove ha poi litigato con Ilary Blasi, e gli insulti al sostituto procuratore milanese Maria Pia Gualtieri che aveva proposto per lui una misura più severa. Il magistrato Simone Luerti, nel rigettare la richiesta del pg, ha accolto la richiesta del legale di Corona, Antonella Calcaterra, disponendo l'affidamento terapeutico territoriale in base all'«individualizzazione del trattamento».

Il giudice ha parlato, inoltre, di esito «positivo» del percorso di Corona e di «totale e costante astinenza dall'uso di stupefacenti ed alcool» per poi precisare che è «un personaggio pubblico che suscita opinioni molto controverse», un «dato di fatto ineliminabile» da cui il Tribunale «non può prescindere» anche se nel suo giudizio ha voluto «restare ancorato ai canoni di valutazione propri della misura alternativa, senza ricorrere a scivolosi e impropri criteri estetici, morali, o peggio moralistici». Ora la partita si gioca in Cassazione.
Mercoledì 5 Dicembre 2018, 13:11 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2018 20:14
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1 di 1 commenti presenti
2018-12-05 20:59:03
come si puó accettare la sentenza di un magistrato, che si é dovuto dimettere essendo stato oggetto di un j'accuse di Marco Travaglio sulle colonne de l'Espresso, in cui si affrontavano certe sue presunte frequentazioni poco raccomandabili. Una in particolare, con Antonio Saladino, leader calabrese della Compagnia delle Opere e indagato di spicco dell'inchiesta Why Not, con mastelle e altri non nominabili delinquenti. Rilascia Corona si vada a scoprire il perché?

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