Blue Whale? Una mezza bufala: «Solo psicosi, un caso accertato»

Il 'Blue Whale'? Una mezza bufala.
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Dai tanti fascicoli aperti dallo scorso maggio, a seguito di denunce da parte di famiglie e scuole, sul 'Blue Whale', il cosiddetto «gioco» sul web fatto di atti di autolesionismo, al momento emerge soprattutto che, dopo l'esplosione mediatica del fenomeno della 'Balena Blu', si è creata una «psicosi» nelle segnalazioni. Ma non si sono trovati, allo stato «istigatori» (i cosiddetti «curatori») se non in un solo caso, venuto a galla lo scorso giugno, quello di una 20/ne milanese che avrebbe convinto via web una 12enne a procurarsi dei tagli.

Da quando il fenomeno 'Blue Whale' (di cui tra l'altro non si conosce nemmeno l'origine) è scoppiato sui media, alla Procura di Milano sono arrivate, infatti, decine e decine di denunce da parte di genitori e istituti scolastici e il pm Cristian Barilli, del dipartimento guidato dal pm Cristiana Roveda, ha aperto una serie di fascicoli facendo accertamenti anche su casi di suicidio o tentato suicidio, alcuni dei quali avrebbero riguardato studenti di una stessa scuola del Milanese.

Tuttavia al momento inquirenti e investigatori sono convinti che gli adolescenti che hanno compiuto atti di autolesionismo lo avrebbero fatto, in alcuni casi, solo perché suggestionati dal fenomeno di cui tanto si è parlato. E il tam tam mediatico, poi, ha anche causato la «psicosi» delle denunce e soltanto in un caso, fino ad ora, si è arrivati ad individuare un'ipotesi di istigazione al suicidio. Una ventenne milanese, infatti, stando alle indagini della Polizia postale, via Instagram avrebbe convinto una ragazzina di 12 anni, che vive tra Roma e il nord Italia, a procurarsi alcuni tagli e ad inviarle le foto. Gli accertamenti anche sugli altri fascicoli, comunque, proseguono.
Venerdì 8 Settembre 2017, 15:27 - Ultimo aggiornamento: 08-09-2017 20:39
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