Base anti-terrorismo,
la Nato dice sì a Napoli

di Ebe Pierini

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Sì al rafforzamento della base Nato di Lago Patria che diventerà una centrale operativa anti-Isis, ma gli Usa avvertono gli alleati: bisogna aumentare il contributo entro fine anno o «ridurremo il nostro impegno». Il monito viene dal capo del Pentagono, James Mattis, che ieri ha partecipato alla riunione dei ministri della Difesa dell'Alleanza Atlantica svoltasi a Bruxelles.

I ministri della Difesa dell'Alleanza Atlantica hanno quindi deciso di creare un hub per il sud presso il Joint Force Commande di Napoli. «L'Italia lo ha richiesto, si è battuta a tutti i livelli, io personalmente mi sono battuta e ho richiesto questa cosa in ogni occasione: ci hanno lavorato l'ambasciatore Bisogniero, il capo di stato maggiore Graziano. Crediamo che sia un importante primo risultato».

La struttura servirà a coordinare le informazioni su Paesi in crisi come Libia ed Iraq e ad affrontare il terrorismo e «le altre sfide provenienti dalla regione» puntualizza il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.
L'Italia metterà a disposizione mezzi e competenze, rendendo disponibile anche la base di Solbiate Olona. Le due strutture potrebbero in futuro gestire le missioni Nato in Iraq, Giordania, eventualmente Libia, e in qualunque scenario di impiego nordafricano o mediorientale. Un rafforzamento dei controlli delle frontiere sud che procede di pari passo con l'impegno della Nato a tutela dei confini est dell'Alleanza. Confermato da Stoltenberg l'invio di 4 battaglioni nei 3 Paesi baltici ed in Polonia. L'Italia contribuirà con una compagnia di circa 150 uomini che sarà aggregata al battaglione canadese e che, dopo il via libera del Parlamento, sarà dislocata in Lettonia nel 2018. In previsione anche l'invio di 4 Eurofighter della mostra Aeronautica Militare per 4 mesi in Bulgaria.

Il segretario della Difesa americano ha comunque ribadito che la Nato «rimane un fondamento essenziale per gli Stati Uniti e per tutta la comunità transatlantica, legati reciprocamente come siamo» e che il presidente Donald Trump ha dichiarato di sostenerla fortemente. «Non dovremmo mai dimenticare che qui alla Nato noi difendiamo la libertà ha aggiunto il segretario Usa alla difesa, Mattis - E ho fiducia che reagiremo alle circostanze, che stanno cambiando. Lo abbiamo fatto anche nel passato e ci sono tutti i motivi per confidare che troveremo soluzioni per andare avanti tutti insieme ancora una volta».

Una strigliata agli alleati? «Gli Usa hanno confermato l'impegno nell'Alleanza Atlantica considerandola fondamentale ed un elemento di sicurezza al quale nessun paese dell'Alleanza può venire meno ha commentato il ministro Pinotti - Non c'è stato nessun ultimatum ma una richiesta fatta in modo più robusto. Fra il 2015 ed il 2016 l'Italia ha avuto un incremento, leggero delle spese per la Difesa che segnala finalmente un'inversione di tendenza rispetto a quanto avvenuto negli anni precedenti». Secondo il ministro «occorrerebbe un patto europeo per cui le spese, se possibile tutte, se non è possibile almeno quelle comuni, possano uscire dal conteggio del patto di stabilità». Infatti molte nazioni europee che non hanno raggiunto la quota del 2% si trovano ad affrontare lo stesso problema. Che si dovesse spendere di più in ambito difesa, a livello Nato, lo si era evidenziato già nel 2014 ma passi in avanti se ne sono fatti pochi. I Paesi membri hanno assunto l'impegno di spendere almeno il 2% del loro Pil entro il 2024 ma, tranne Gran Bretagna, Estonia, Polonia e Grecia, gli altri sono ancora lontani dall'obiettivo. Secondo quanto riporta la rivista specializzata RID, nel 2016 il budget complessivo dell'Alleanza è salito del 3,8%, circa 10 miliardi di dollari in più. Ma si tratta di una crescita inferiore alle aspettative.
Giovedì 16 Febbraio 2017, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 16-02-2017 21:33




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