Stupro di Firenze, il carabiniere: «La studentessa mi ha chiesto di salire, non so che mi è successo»

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di Cristiana Mangani

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dal nostro inviato
FIRENZE
La telefonata è arrivata l’altro giorno: «Avvocato, ha visto questa cosa della violenza? È me che accusano. Io questo non lo posso proprio accettare. Faccio da vent’anni il carabiniere, non ho mai avuto un problema, non posso stare così. Voglio andare a dire come si sono svolte realmente le cose». L’appuntato scelto ha preferito rivolgersi a un difensore donna, Cristina Menichetti, una penalista di Prato, la città di cui lui è originario e dove vive con la famiglia e i figli. 

LA CARRIERA
Quarantacinque anni e metà vita nell’Arma, ieri pomeriggio, si è recato in procura a Firenze e ha confessato. «È vero, ho avuto un rapporto sessuale con una delle due ragazze, ma è stato un rapporto consenziente. È stata lei a dirmi se volevo salire nel suo appartamento, e io ho fatto quello che ho fatto. Non so cosa mi sia successo, ma ormai non si può tornare indietro». Il pm Ornella Galeotti riceve la sua confessione e insiste per conoscere i particolari della vicenda. «Se potessi, dottoressa - aggiunge il militare - riavvolgerei il film per tornare indietro».

Il suo collega era con lei? chiede il magistrato. «Sì, c’era anche lui, eravamo insieme. Non so dire esattamente cosa abbia fatto, ma stava lì». Il collega più basso in grado, trent’anni, non ha ancora deciso se presentarsi o meno per parlare con il pm. Non accetta questa ricostruzione e neanche le accuse. Non ne vuole sapere. Eppure davanti all’evidenza dei fatti, forse sarebbe più utile anche per lui tentare la difesa del rapporto consensuale. Anche perché si fanno sempre più nette e decisive le prove contro di loro. Ogni giorno emerge qualche particolare, a cominciare dal fatto che i due sembra fossero habitué della discoteca Flò. Conoscevano il proprietario, tanto che la sera della violenza, erano stati chiamati direttamente da lui, a causa di una lite che stava scoppiando nel locale. 

IL LOCALE
Si scopre, allora, che dopo aver sistemato la situazione, i carabinieri si siano fermati al bar della discoteca. E già lì avrebbero agganciato le due ragazze. Una battuta, una parola di troppo, un sorriso. Poi se le sono ritrovate fuori in attesa di un taxi che non arrivava e si sono offerti di accompagnarle a casa. Il particolare viene considerato molto importante dalla procura, anche perché pare stia aprendo un nuovo fronte di indagine. Controlli che la polizia sta effettuando per accertare se altri componenti delle forze dell’ordine abbiano adescato studentesse in giro la notte per la città. Magari agevolati dal fatto di essere in divisa e quindi di non destare timori e preoccupazioni.

I SOSPETTI
L’appuntato che ha confessato di questo non ha parlato. Dice che sta vivendo ore molto difficili, che è una situazione che non riesce ad accettare. Ma, forse, è sbagliato pensare che un simile gesto possa essere stato dettato unicamente da un momento di follia. Per come si sono svolte le cose, il sospetto degli investigatori è che potrebbe trattarsi di una prassi molto più consolidata. E questo perché neanche un pazzo si azzarderebbe di abbandonare una gazzella dei carabinieri venti minuti per strada, di infilarsi nell’androne di un palazzo con due ragazze non proprio lucide, e di avere un rapporto sessuale con loro tra l’ascensore e il pianerottolo, lasciando tracce ovunque. Se non fosse qualcosa di abituale, come pensavano di farla franca?

Hai voglia ora a dire che l’appuntato scelto non accetta di essere accusato di stupro. «È per me il reato più grave dopo la pedofilia», dichiara al pm. Difficilmente riusciranno a liberarsi da questa accusa, con la conseguenza di perdere tutto il lavoro fatto finora. Per il più anziano, una vita sulla strada, senza precedenti né sanzioni. Per il più giovane, il sogno di entrare nell’Unità cinofila.
Domenica 10 Settembre 2017, 00:00 - Ultimo aggiornamento: 9 Settembre, 23:27
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