La truffa delle residenze per i fondi di Amatrice: inchiesta su 200 romani

di Faraone e Marani

False residenze dei romani ad Amatrice per ottenere i fondi destinati ai terremotati. Arrivati e già notificati i primi «avvisi di conclusione delle indagini» per i reati di truffa e falso finalizzato all'altrui inganno emessi dalla Procura di Rieti, mossa che generalmente precede il rinvio a giudizio. Sono più di duecento i presunti falsi residenti nella lente dei magistrati. La Procura reatina, infatti, sulla scorta delle indagini condotte essenzialmente dagli agenti della Guardia di Finanza, contesta ai romani di avere messo in piedi un autentico «raggiro», consistito nel presentare al Comune di Amatrice la domanda per la richiesta del cosiddetto contributo per l'autonoma sistemazione (Cas) autocertificando falsamente di possedere ad Amatrice - già prima del terribile sisma del 24 agosto del 2016 - la propria abitazione principale, abituale e continuativa, resa poi inagibile dalla forte scossa e di non avere trovato nel frattempo una sistemazione definitiva.

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LE CELLE TELEFONICHE
Versione che stride notevolmente con la realtà dei fatti ricostruita dall'accusa finora. Quelle case, infatti, non sarebbero abitazioni principali dove fissare la residenza, ma secondarie, occupate occasionalmente solo nei week-end, oppure durante le vacanze estive o le feste di Natale. Circostanze tutte verificate anche attraverso i tabulati telefonici dei proprietari, i cui cellulari durante l'anno agganciavano principalmente le celle della Capitale. E attraverso le bollette, i cui consumi, appunto, erano incongrui per un'abitazione principale. Le autocertificazioni avrebbero così indotto in errore l'amministrazione comunale circa il reale possesso dei requisiti per potere accedere ai benefit, ossia alla corresponsione di un contributo che, nell'immediatezza del sisma, variava fra i 300 e i 600 euro mensili. E che attualmente arriva anche a 900 euro. Un «ingiusto profitto» percepito indebitamente con un conseguente e pari danno erariale che verrà quantificato, ora, caso per caso.
 


LE DOMANDE
Dopo il sisma furono circa mille le istanze avanzate al Cas di Amatrice. A oggi, dopo l'assegnazione dei moduli abitativi e delle soluzioni alternative, sono 350 le famiglie che continuano a percepire il contributo. Agli indagati viene anche contestato di avere falsamente attestato - nel successivo modulo di controllo inviato dall'amministrazione - che la residenza oltre a essere quella principale, era anche inagibile e di non avere trovato un'altra sistemazione stabile. I romani, invece, erano al sicuro nei loro comodi appartamenti nella Capitale, percependo anche un extra mensile. Presupposti e requisiti, insomma, sarebbero stati controfirmati con dolo con l'intenzione di ottenere un contributo non dovuto, con la consapevolezza dell'illecito: questa la tesi dei pm Lorenzo Francia e Rocco Gustavo Maruotti. Alla faccia degli amatriciani terremotati veri che adesso dopo il danno subiscono una nuova beffa: quella di dovere lasciare, in alcuni casi, anche le case provvisorie per la presenza di muffa e umidità.
 
Mercoledì 7 Novembre 2018, 08:24 - Ultimo aggiornamento: 8 Novembre, 08:45
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