Addio all'asse Sacra Corona-Nco,
largo a clan in frantumi ma feroci

ARTICOLI CORRELATI
di Mary Liguori

1
  • 83
Da un lato il ministr Mmarco Minniti, ieri a Bari per il Comitato per l'ordine e la sicurezza convocato dopo l'uccisione dell'innocente Anna Rosa Tarantino. Dall'altro, monsignor Alberto D'Urso che ha celebrato i funerali della sarta 84enne. Per un messaggio unanime: «Lo Stato non farà passi indietro», ha detto il ministro. «I killer si pentano, noi non ci arrenderemo», ha tuonato il prelato che presiede anche la Consulta Antiusura Nazionale.

La Puglia costretta a guardarsi allo specchio dopo la terza vittima innocente dell'anno e Roma a Bari con le massime istituzioni per assicurare «uno straordinario controllo del territorio» e promettere una «risposta dura», le parole del ministro. Ma la regione vive anni di pericolosa effervescenza criminale. Pulviscoli di criminalità che si sono staccati dalla Sacra Corona Unita e dalla Nco e hanno dato vita a una mafia frastagliata e ciclicamente in lotta. Pericolosissima. E variegata come il paesaggio che, oltrepassata Lacedonia, ultimo comune campano al confine con la Puglia, si stende sotto gli occhi di chi arriva dal nord. Polverizzata, ma forte come la roccia, la mafia dal Tavoliere assume forme e nomi diversi. Fino a Bari, dove la striscia di mare che separa l'Albania dalla Puglia è da sempre luogo di scambio criminale, regno degli scafisti che traghettano la droga dall'Est Europa all'Italia. Cerignola è la prima vera frontiera dalla mala pugliese.

È arcinota per le bande di rapinatori specializzate nell'assalto a tir e portavalori. È la strada per Foggia, dove nel corso dell'anno che si è appena concluso venti persone, tra le quali due innocenti, hanno perso la vita sotto i colpi di lupara di una faida che da decenni non conosce battute d'arresto.
Qui, dal latifondo sono nati gruppi di malavita che in parte somigliano alle stidde, in parte sono organizzate come la camorra. Famiglie criminali che si contendono il territorio per la droga e le estorsioni. Ma non solo. Inchieste remote e recenti dicono che sotto i terreni verdeggianti del Foggiano, i Casalesi hanno sepolto la spazzatura di Napoli e Caserta. Con l'appoggio di certa politica e a favore di certa imprenditoria che non si fa scrupoli a stringere la mano sporca di sangue dei boss locali, come quel Giosuè Rizzi che fu tra i fondatori della Sacra Corona Unita e pezzo da novanta della Società Foggiana. E l'asse Campania-Gargano è storia tutt'altro che passata. Le tombe dei rifiuti aperte dai Casalesi quando in Puglia viveva quel Carmine Schiavone poi pentito e che delle ecomafie ha raccontato fatti e misfatti, sono oggi più attive che mai. Nel giugno scorso si scoprì che la spazzatura raccolta nel Vesuviano e nel Casertano, formalmente destinata alla differenziazione e al riciclo, finiva sotto terra dalle parti di Manfredonia. Tra i nomi delle persone coinvolte spuntò quello di Luigi Ferraro, fratello del più noto Nicola, ex consigliere regionale dell'Udeur in carcere da tempo.

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Mercoledì 3 Gennaio 2018, 12:02 - Ultimo aggiornamento: 03-01-2018 19:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
1 di 1 commenti presenti
2018-01-03 14:44:47
Con l'appoggio di certa politica e a favore di certa imprenditoria che non si fa scrupoli a stringere la mano sporca di sangue dei boss locali, pur di essere presidenti e governatori che mostrano il dito medio ai nemici politici.

QUICKMAP