X Factor, Maneskin: «Noi, romani alieni del rock»

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di Rita Vecchio

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Maneskin. Un nome di origine danese per una band di 4 romani giovanissimi, vera rivelazione di X Factor. In italiano è “Chiaro di Luna”. Che ha poco a che fare con stravaganza, eccentricità e anticonformismo: i tratti distintivi di una musica che rompe gli schemi. Così, Victoria, Damiano (unico maggiorenne del gruppo), Thomas ed Ethan sono tra i favoriti nella finale di stasera (21.15 su SkyUnoHD e in chiaro sul canale TV8) che dal Forum di Assago si contenderanno il podio con Enrico Nigiotti (probabile vincitore), Lorenzo Licitra e Samuel Storm. Ospiti dell’undicesima edizione: Ed Sheeran, Tiziano Ferro, James Arthur e i Soul System (vincitori nel 2016). Vengono dai quartieri diversi: Monteverde, Balduina e Bravetta. Suonano insieme da due anni e si dichiarano influenzati dai genitori per un mix di reggae, hip hop, indie rock. Risultato è l’inedito Chosen, il cui video è traduzione all’ennesima potenza della loro trasgressione.

Damiano, allora? Ci siete quasi.
«Siamo molto contenti. All’inizio, c’era la foga. Alla fine, l’adrenalina della chiusura. Ci sono state settimane difficili in cui non abbiamo avuto tanto tempo per provare. Come per l’inedito, in cui il movimento si doveva coniugare con il canto, effetti scenografici e i nostri generi più disparati».

Il commento più bello degli altri concorrenti? Il più brutto?
«L’essere degli alieni e dei bambini prodigio, parole di Gabriele Esposito. Quello che ci ha dato fastidio è stata la falsità non appena usciti dal talent. Rita Bellanza, per fare un nome. Forse per la rabbia causa eliminazione».

Litigate tra di voi sulla musica?
«No. Siamo più uniti di prima. Ogni singola scelta l’abbiamo fatta insieme».

E amori tra di voi?
«Nessuno. Non siamo impegnati. Siamo impegnativi (ridono, ndr)».

Usciti da qui, primo posto dove vorreste andare?
«A scuola. A pavoneggiarmi davanti a tutti i professori che dicevano che nella vita non avrei fatto nulla».

Scuola? Anno?
«Linguistico Montale di Roma. Il quarto. Anche se ho perso il conto: sono stato bocciato due volte e visto che sto qua dentro, scatta automaticamente la terza bocciatura».

Perché?
«Uscito da qui non tornerò tra i banchi».

Lo dici con senso di rivincita.
«Di grandissima rivincita. Per anni mi sono sentito dire che non dovevo pensare alla musica, ma impegnarmi in qualcosa di serio ed essere responsabile».

E gli amici?
«Quelli veri fuori dalla classe. Siamo tutti un po’ stupidi a questa età, nel modo di comunicare e nel prenderci in giro. “Non te abituà al palco”, dicono. Ma il rapporto con loro non cambierà. Ne sono sicuro».

E voi altri tre? Tornerete a scuola?
«No. Vogliamo fare musica. Questo è il nostro lavoro».

Un sogno dopo XFactor? E qualche sassolino che volete togliervi?
«Continuare con la musica, in inglese e in italiano, lavorando affinché la nostra carriera duri il più possibile. Magari collaborando con Ghali. Ripensiamo ai nostri inizi difficili. Se non sei famoso, pensano che se fai il cantante sei uno sfigato. Abbiamo fatto concerti dove c’erano tre persone e non sempre venivamo capiti. A trattarci peggio? I proprietari, promettendoci cachet che non ci hanno mai dato. Ecco, sarà una rivincita anche con loro».

Cosa cambierà quindi?
«Che avremo la possibilità di scegliere. Che decideremo noi e che saranno i locali a cercarci».

La Raggi vi accoglierà?
«È un sindaco giovane, speriamo accetti il nostro estremismo e le nostre vedute. In caso contrario, peggio per lei. “Dai Raggi, facce fa’ un concerto”».

Hai mai subito bullismo?
«Di critiche negative, tante. Ma non le ho subite. Anzi, mi facevano sentire superiore, consapevole di essere capace di sperimentare a differenza degli altri. Il consiglio che do a chi subisce è di fregarsene e di porsi sopra i giudizi. Non si può essere accettati per quello che non sei».

Il video dell’inedito è molto trasgressivo.
«Otto sequenze che raccontano la nostra ascesa, dalla gavetta a X Factor, girato tra le stanze di un albergo di cui alla fine prendiamo totalmente il controllo».

Allusione a X Factor?
«Praticamente sì».

E il prete che compare?
«È una metafora. Cerca di esorcizzarci invano. Rappresenta il vecchiume della musica italiana - dal rap all’indie - di oggi che copia il passato, non inventa e non sperimenta».

Ma i vostri idoli?
«Tanti. Mischiamo musica, immagini, stili. Dai Rolling Stones a David Bowie a Rihanna, Lady Gaga, Madonna. Indossiamo pellicce e il nostro look ricercato, colorato, alternativo e dalla forte ispirazione indie».

Quindi, ci siamo.
«Sì. E faremo di tutto per mangiarci il palco».
Giovedì 14 Dicembre 2017, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre, 21:23
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