«Io, denunciata per stalking
voglio giustizia per mia figlia»

di Ferdinando Bocchetti

MELITO. Ha deciso di esternare il suo dolore, tutta la sua rabbia con una lettera aperta. Una lettera dura, quella scritta dalla mamma di Alessandra Madonna, che vuole essere un j'accuse rivolto ai genitori di Giuseppe Varriale, il ragazzo di Mugnano accusato di averla uccisa nella notte tra l'8 e il 9 settembre scorso al culmine di un litigio.

Signora Olimpia, perché ha scelto di scrivere ai genitori di Giuseppe?
«Perché voglio raccontare al mondo intero che da parte loro non è mai arrivato nessun gesto nei miei confronti, ma solo tanta indifferenza. Sono arrivati al punto di denunciare me e il papà di Alessandra. Per loro siamo solo due stalker, che li avrebbero infastiditi con la loro presenza all'esterno del parco in cui è morta mia figlia Alessandra. Il mondo deve sapere, però, che la mia presenza era dettata da un semplice motivo: non mi reco al cimitero, non ho la forza di fissare la lapide di mia figlia, trovo rifugio solo in quella strada, dove immagino Alessandra viva e dove trovo la forza di lasciare qualche fiore. Di fronte a questa esigenza, necessità di restare in connessione con mia figlia, l'unica risposta è stata quella di aver fatto scomparire i fiori e di aver fatto rimuovere uno striscione che i ragazzi dello stadio San Paolo avevano affisso».

Che cosa si sarebbe aspettata dalla famiglia Varriale?
«Quanto meno una parola di solidarietà, di partecipazione umana. In loro, invece, ho trovato soltanto buio e freddezza, la stessa che hanno insegnato al loro figlio. Una freddezza omicida che si è scatenata su Alessandra. Molte persone, all'esterno di quel parco di Mugnano, si sono avvicinate per darmi una parola di conforto. I più coraggiosi mi hanno anche informato che nessuno avrebbe mai firmato la richiesta di allontanamento da quel luogo. I genitori di Giuseppe hanno addirittura puntato una telecamera sulla strada per controllare i miei movimenti e quelli del mio ex marito, per poi rimuovere l'inquadratura ogni qual volta avvertivamo le forze dell'ordine».
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Giovedì 25 Gennaio 2018, 08:45 - Ultimo aggiornamento: 25-01-2018 09:41
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