Silurato il presidente Asi, Roberto Battiston: «Davvero non mi aspettavo di andar via», dietro lo strappo il consigliere di Giorgetti

Roberto Battiston
di Mario Ajello

La scena si svolge ieri mattina, alla sede dell’Agenzia spaziale, a Tor Vergata. Battiston ha appena scritto il tweet in cui prende atto che non è più presidente, e poi si rivolge ai dipendenti. Con i suoi collaboratori, a quel mondo di ricercatori, di scienziati, di tecnici che è il suo mondo (qui la politica non c’entra o almeno non dovrebbe entrarci, dicono alcuni di loro ovviamente illudendosi) si lascia andare: «Davvero non mi aspettavo di dover andare via. Mi sembrava che le cose si stessero sistemando, e invece la buriana che pareva passata non è era passata. E che peccato, quanto lavoro fatto, quanti altri progetti in cantiere ... Ma esco a testa alta, con l’Asi che ha recuperato la reputazione che merita, in Italia e nel mondo». 
 


Accuse politiche Battiston non ne fa. Non è il tipo. È la classica figura di studioso che ha le sue convinzioni, di centrosinistra, ma non le mescola al lavoro istituzionale. È un civil servant di quelli che piacciono, per esempio, al presidente Mattarella. Uomo di studi ma pragmatico. Qualificatissimo fisico dei raggi cosmici che dà del tu ai premi Nobel. Ora però il “fulmine a cielo sereno” della rimozione cambia, se non altro, il destino personale di questo scienziato di 62 anni. Che nelle prossime ore potrebbe presentare ricorso d’urgenza al Tar contro la rimozione. 


Ha giocato un ruolo importante, nella defenestrazione di Battiston, Stefano Gualandris. Nominato a settembre consigliere tecnico-giuridico da Giorgetti per le politiche dell’aerospazio, è un imprenditore del ramo (accusato dal Pd di conflitto d’interessi) e fin dall’inizio ha attaccato l’operato del presidente Asi. In un recente incontro europeo sull’aerospazio, il 40enne Gualandris (varesino come Bussetti e Giorgetti) avrebbe anche preannunciato il siluramento di Battiston. Ma la Lega ha sempre smentito. Anche se una sorta di avviso di sfratto si è avuto in realtà il 28 settembre a Frascati, nella sede dell’Agenzia spaziale europea a 50 anni dalla fondazione. Giorgetti e Bussetti parlano dal palco, usano toni freddi, formali, sbrigativi nei confronti delle politiche italiane dello spazio. Che invece dagli scienziati stranieri, raggelati e sorpresi da quei toni, sono molto apprezzate e infatti è appena arrivato il messaggio di solidarietà che il presidente dell’Agenzia europea, il professor Worner, ha espresso in favore di Battiston. Il quale in questi mesi ha lavorato come se nulla fosse. 

L’altro giorno è tornato da Buenos Aires, dove ha firmato un importante accordo con l’Argentina per un sistema di satelliti. La “brutta aria” nei propri confronti, che aveva sentito all’inizio del governo giallo-verde, gli pareva superata anche perché dopo che Giorgetti ha creato il comitato interministeriale non erano arrivati particolari attacchi alla sua persona. In un quadro politico diverso pensava di poter continuare il suo lavoro istituzionale. Gli scienziati però sottovalutano spesso le esigenze della politica e questa storia potrebbe esserne la riprova. Si vociferava addirittura che Battiston, visti gli importanti risultati raggiunti all’Asi e una volta scaduto il suo mandato nel 2022, potesse diventare presidente dell’Agenzia europea. E un incarico all’estero, pur non avendo più quello a cui tanto teneva in Italia, non sarà in prospettiva affatto improbabile.
Mercoledì 7 Novembre 2018, 02:58
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