Teatro San Carlo, su il sipario sulla stagione dei concerti col rinnovo di ​Valčuha

Si solleva il sipario sulla Stagione di Concerti 2018/2019 del Teatro di San Carlo con una notizia in più: il Maestro Valčuha, Direttore Musicale del Massimo di Napoli dal 2016, conferma il suo impegno sino a dicembre 2021.

«Siamo davvero soddisfatti che il Maestro Valčuha abbia accettato il nostro invito», afferma la Sovrintendente Rosanna Purchia. «Il percorso intrapreso dal Maestro al Teatro di San Carlo, al fianco delle masse artistiche, sta generando risultati positivi e riconoscimenti che sono sotto gli occhi di tutti, portando Orchestra e Coro a livelli di altissima qualità attestata dalle platee e dalla critica nazionali e internazionali. Il prolifico rapporto di reciproco rispetto ha inoltre solcato un percorso programmatico unitario che rafforza maggiormente la preziosità delle scelte artistiche delle Stagioni del San Carlo. Per questo motivo abbiamo voluto suggellare questo rapporto chiedendo al Maestro, che ha accettato, di assicurare la sua Direzione musicale sino aldicembre 2021. Anche il Consiglio di Indirizzo ha confermato all’unanimità la ferma intenzione di assicurarsi la presenza del Maestro almeno per gli altri 3 anni», conclude la Sovrintendente.
 
Protagonista dell’inaugurazione sarà un capolavoro sinfonico-corale: in scena, venerdì 19 e sabato 20 ottobre, la Messa da Requiem di Giuseppe Verdi. All’eccellenza dell’Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo, si accompagnerà il prestigio degli interpreti solisti: il soprano Eleonora Buratto e il mezzosoprano Veronica Simeoni, il tenore Antonio Poli e il basso Riccardo Zanellato. Sul podio, Juraj Valčuha: al suo terzo anno nel ruolo di Direttore Musicale del Teatro lirico partenopeo, ha reso l’ensemble sancarliano oggetto di una progressiva e profonda maturazione. Notevoli gli appuntamenti che lo vedranno dirigere nel corso della nuova Stagione, la cui ratio è equilibrare, nel suo insieme, tradizione e innovazione. Al grande repertorio, si accosta la riscoperta di nuove proposte con titoli assenti, da anni, al Teatro di San Carlo o poco frequentati dai palcoscenici internazionali.
È con un’opera dalla straordinaria intensità che riprende il Massimo napoletano. Composta nel 1824, la ispira un particolare avvenimento: la morte di Alessandro Manzoni. «È un impulso, o dirò meglio – scrive Verdi al Comune di Milano – un bisogno del cuore che mi spinge ad onorare, per quanto posso, questo Grande che ho tanto stimato come scrittore e venerato come uomo». Nell’opera, ad opporsi alla morte sono il senso d’angoscia e lo slancio della ribellione, manca l’elemento di speranza e rassegnazione. Si incontrano e scontrano, in essa, due opposte anime: Manzoni intriso di fervente fede cattolica, Verdi di un ambiguo sentimento nei confronti della religione. È Giuseppina Strepponi, moglie del compositore, a tracciare un vivo ritratto delle diverse spiritualità in una lettera a Clarina Maffei: «Vi sono delle nature virtuosissime che hanno bisogno di credere in Dio: altre, ugualmente perfette, che sono felici non credendo a niente ed osservando solo rigorosamente ogni precetto di severa moralità. Manzoni e Verdi!».
Giovedì 11 Ottobre 2018, 19:09
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