«Je so’ Pazzo», doc sull'ospedale
psichiatrico giudiziario di Materdei

Debutta in anteprima nazionale a Napoli venerdi 8 settembre alle ore 20.30, all'Ex O.P.G. Je so’ Pazzo Sant'Eframo, (Via Matteo Renato Imbriani 218, Napoli) il docufilm “Je so’ Pazzo”, nell’ambito della seconda edizione di “Je so' Pazzo Festival 2017. Potere al Popolo!” (http://jesopazzo.org/index.php/iniziative/470-je-so-pazzo-festival-2017-potere-al-popolo), la quattro giorni di dibattiti, workshop, cene sociali, mostre, stand, teatro e concerti, dal 7 al 10 settembre, che apre le porte dell’esperienza di Ex O.P.G. occupato Je So’ Pazzo Sant'Eframo, per far conoscere le buone pratiche, gli interventi di partecipazione dal basso e le esperienze di autorganizzazione della maggioranza che stanno migliorando le condizioni di vita dei cittadini di Materdei, dando loro voce per imporre i loro bisogni alle amministrazioni e costituendo un nuovo paradigma dell’abitare la città.
 
Il documentario “Je so’ Pazzo”, firmato da Andrea Canova e prodotto da Inbilico Teatro e Film, racconta un luogo, l'ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Sant'Eframo Nuovo, intrecciando passato e presente, memoria e trasformazione di uno degli edifici storici più grandi di Napoli. Chiuso nel 2008 perché ritenuto inagibile, questo immenso carcere ricavato dentro le mura di un monastero del Seicento è stato riaperto a marzo 2015, dopo sette anni di abbandono istituzionale.

Il film ne indaga la storia e le tracce di memoria rimaste, attraversandone i lunghi corridoi, le stanze abbandonate, le celle con ancora fissate a terra le giunture dei letti di contenzione. A riempire di umanità e di verità il corpo svuotato e la geografia senza tempo di un luogo che sembrava essere dimenticato, c'è la testimonianza di un ex detenuto di Sant'Eframo, Michele Fragna, e dei ricordi conservati nei suoi diari, la cronistoria dei suoi cinque anni di detenzione, narrata in versi come quelli di "Io sogno che gli O.P.G. scompaiano". Ricordi amari, spesso atroci, ma anche poetici ed esistenziali, che formano un resoconto umano inedito e controverso di ciò che succedeva dentro quelle mura inaccessibili, nel buio umido e fetido delle celle, in mezzo alla polvere e alla sporcizia di una struttura carceraria repressiva e sovraffollata, considerata obsoleta già ai tempi della rivoluzione culturale generata dall’iniziativa di Franco Basaglia.

I ricordi e le suggestioni del passato svaniscono nelle ore d'aria, dietro i chiostri barocchi e i cancelli che oggi sono stati riaperti, lasciando spazio alle immagini di un presente fatto di colori e di bambini che giocano a pallone, di giovani che recuperano spazi angusti e degradati ripulendoli da cima a fondo, per farne un uso civico e condiviso, partendo dai bisogni comuni: c'è una palestra, un teatro, un ambulatorio, un campo da calcetto e molte altre stanze sono state adibite a doposcuola, a laboratori didattici e creativi, a sportelli di mutuo soccorso. A due anni dall’inizio dell’occupazione, l’Ex O.P.G. Je so’ Pazzo Sant’Eframo non è mai stato così aperto, vivo e frequentato.

«A trentanove anni dall’approvazione della legge Basaglia, che sancì la chiusura dei manicomi civili, e a pochi mesi dalla definitiva applicazione della legge n.81 del 2014, che decretava la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari e la loro sostituzione con le Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza Detentive (REMS), ci è sembrato particolarmente significativo mettere insieme la nostra testimonianza del caso dell’ Ex O.P.G. Je so’ Pazzo Sant’Eframo, certamente un’avanguardia nel novero delle nuove esperienze di cittadinanza e recupero degli spazi urbani che anima Napoli da qualche anno». Lo dice Andrea Canova, vicentino classe 1979, napoletano d’adozione, regista e documentarista formatosi allo IED di Venezia e con all’attivo direzioni indipendenti e pluripremiate come “Napoli24”, “Rimbò” e il recente “Il Vicino”.

Il film osserva l'attuale processo di trasformazione, intrecciandolo con il racconto del passato, di quello che per secoli è stato un luogo di pena e di sofferenza in ciò che è possibile definire oggi un Bene Comune, interrogandosi sui significati più profondi e le tematiche più attuali che emergono dal forte contrasto tra reclusione e libertà, oblio e memoria, normalità e pazzia; e da un crescente bisogno di cambiamento sociale che si esprime e si concretizza proprio a partire dal recupero collettivo di un luogo e della sua memoria.

«Il documentario “Je so' Pazzo” debutta nella sua casa naturale, il luogo che l’ha ispirato e che ne è la ragion d’esistere. – spiega la produttrice di “Je so’ Pazzo”, Ramona Tripodi – Il film è la piccola pazzia produttiva di Inbilico Teatro & Film, la nostra giovane etichetta di produzione artistica indipendente, con sede a Napoli. Abbiamo lanciato un crowdfunding, da maggio a luglio2017, per sostenere le ultime spese di post-produzione audio e video, che si è conclusa con un evento finale lo scorso 13 luglio all'interno della rassegna “Estate a Napoli”, alla presenza dell'Assessore alla Cultura Nino Daniele. Abbiamo percepito, da parte dei nostri sostenitori, la reale partecipazione al racconto degli eventi, l’occupazione, la riqualificazione dal basso, che hanno donato nuova vita all’ex Opg e ne hanno fatto uno spazio civico, condiviso e coloratissimo. Quello che prima era un luogo di sofferenza e di reclusione oggi è divenuto un luogo vivo e partecipato senza chiavi ne cancelli. Una casa del popolo. Un luogo di cui c'era necessità. “Chi lo avrebbe mai detto che qui dentro un giorno ci avrebbero giocato dei bambini” ci ha detto una volta Michele. Ecco, noi volevamo raccontare questo, la storia di un cambiamento».  

«Abbiamo seguito logiche di produzione dal basso – prosegue Tripodi – e abbiamo avuto dalla nostra parte la disponibilità di tutte le maestranze e dei professionisti del settore audio-visivo e musicale, coinvolti per la lavorazione e per la post produzione del documentario, che hanno prestato il loro lavoro come Patrizia Laquidara, Ciro Riccardi, Andrea Santini e Ivan d'Alessandro  che hanno composto le musiche originali della colonna sonora, e Simona Infante che ha curato la post-produzione video».

«Quando siamo entrati all’ Ex O.P.G. Je so’ Pazzo Sant’Eframo, ad un anno dall'inizio dell'occupazione, ci siamo resi conto fin da subito del valore storico e del significato simbolico che quelle mura e quei cancelli riaperti rappresentavano. – aggiunge il regista Andrea Canova - Abbiamo sentito l'urgenza di fotografare un cambiamento, di coglierne l'essenza ed i significati attraverso il racconto di un luogo emblematico, in cui quel vento di cambiamento ha cominciato a soffiare. Poi abbiamo conosciuto Michele Fragna e la sua storia, con lui è iniziato il nostro viaggio nella memoria dell'ospedale psichiatrico giudiziario, negli anni in cui Michele era lì dentro come internato e annotava i suoi pensieri, le poesie, gli sfoghi e le lettere, nelle pagine del suo diario. Il suo racconto ci ha coinvolti ed emozionati fin da subito, le tracce del suo diario ci hanno regalato una testimonianza umana diretta, e poetica, a volte straziante, di quello che succedeva dietro quelle mura, dentro quelle celle».
 
Martedì 5 Settembre 2017, 20:54 - Ultimo aggiornamento: 05-09-2017 20:54
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