Tradizione e danze a Capodimonte con il Festival di Musica popolare

di Rossella Grasso

Le tradizioni, i suoni e le danze del Mezzogiorno d'Italia saranno i protagonisti del primo Festival della Musica popolare del Sud Italia organizzato dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, con la direzione artistica di Peppe Barra in collaborazione con Antonio Acocella e Maria Varriale del Centro di Cultura popolare del Mediterraneo, il coordinamento di Aurora Giglio, presidente dell'associazione MusiCapodimonte e il sostegno della Regione Campania nell'ambito delle iniziative Carta Bianca nel Bosco. Una grande festa della musica, quattro giorni nel Real Bosco di Capodimonte da giovedì 21 a domenica 24 giugno 2018, per ascoltare i suoni del Sud eseguiti dal vivo dalle principali compagnie di canto popolare della Campania, della Calabria e della Puglia nell'area concerti allestita di fronte al Cellaio, in mezzo al Bosco. Non mancheranno stage di danza  per imparare a ballare la tarantella calabrese, la pizzica tarantata e le tammurriate campane ma anche seminari  e workshop per approfondire l'ampio mondo delle tradizioni popolari del Sud Italia con le voci più autorevoli del settore. Una vera e propria indagine etnomusicologa per una piena consapevolezza dell'immenso patrimonio immateriale rappresentato dalla musica popolare nel Sud Italia.
 

«La  musica popolare é una musica colta - ha detto il direttore di Capodimonte Sylvain Bellenger -  Creare un festival significa creare una tradizione, nel nostro caso, una tradizione della tradizione musicale. Questo è anche il modo più allegro e vivace di dare visibilità alla cultura popolare, una cultura che non si è interrotta davanti alla legittimità culturale e che è voluta e si trasmette soprattutto a Napoli e nell’Italia del Sud dove la vitalità della lingua napoletana ha conservato il legame storico fondamentale dell'identità culturale». Dal pomeriggio alla sera è possibile partecipare a corsi come quello di Maria Grazia Altieri sabato alle 17, una delle maggiori conoscitrici delle danze popolari a Napoli e ascoltare concerti sotto la luna nel suggestivo scenario del bosco di Capodimonte. «L'elemento che qualifica questo Festival e lo rende unico rispetto agli altri, è il suo alto valore scientifico - ha dettoAurora Giglio presidente di MusiCapodimonte -  non solo solo musica, ma seminari, workshop, dibattiti e incontri tra i maggiori esperti del settore per approfondire il grande patrimonio immateriale che è la musica popolare, bene prezioso da conoscere, custodire e tramandare».

Tra gli artisti anche i Cantori di Carpino che portano avanti una tradizione pugliese molto antica. La prima aggregazione dei Cantori di Carpino si ebbe nel lontano 1924 con Andrea Sacco, Gaetano Basanisi, Rocco di Mauro, Antonio di Cosimo e Angela Gentile, a quali, con il tempo si aggiunsero Antonio Piccininno e Antonio Maccarone. Immagini sbiadite dal tempo, uomini e donne che sembrano usciti da un mondo lontano e accomunati da modi di vivere, costumi, abiti tradizionali; contadini, pastori, cavamonti, pescatori di tonno, tutti tenuti insieme dal filo conduttore di un unico disegno culturale. Quello legato alla tradizione e alla musica popolare, e nella fattispecie la “tarantella garganica”. Piccole enclavi di un patrimonio folkorico di ineguagliabile bellezza. Note raccolte su una cinquantina di taccuini su cui si leggono i messaggi culturali di un mondo che da lì a poco sarebbe stato minacciato e dimenticato dal boom economico. Da allora i Cantori sono divenuti una fonte inesauribile per gli interpreti di musica popolare, con un piccolo neo: nessuno dichiarava, fino a qualche anno fa, che il copyright delle loro canzoni spettava non ad un’indistinta tradizione popolare, ma ai “cantatori e suonatori” di Carpino: i maestri Andrea Sacco, Antonio Piccininno ed Antonio Maccarone. E’ merito delle puntuali ricerche di Salvatore Villani e degli appassionati cultori di musica popolare come Rocco Draicchio che, nel 1996, hanno fondato ed animato l’associazione culturale Carpino Folk festival, se oggi la tradizione musicale del piccolo centro è stata collocata nel suo contesto originale: lo spazio umano, culturale e musicale del promontorio del Gargano.Negli ultimi anni i Cantori di Carpino hanno vissuto il passaggio dalla dimensione provinciale a quella nazionale. Artisti come Eugenio Bennato, Renzo Arbore e Teresa De Sio si sono appassionati alla musica carpinese. Proprio Teresa De Sio e Giovanni Lindo Ferretti sono stati gli artefici del musical folk Craj, che poi è diventato un film. Oggi i Cantori sono diventati un vero e proprio mito per i cultori di musica etnica.

Scomparsi Andrea Sacco e Antonio Maccarone, per lungo tempo è stato Antonio Piccininno (morto il 9 dicembre 2016 a 100 anni) il riconosciuto guardiano della tradizione. Non solo perché l’ha custodita e trasmessa cantando, ma anche perché si è accollato un compito difficile e di straordinario valore: mettere per iscritto questa sapienza orale, prima che fosse troppo tardi. Dopo la morte di Piccininno, i Cantori di Carpino oggi sono composti da: Nicola Gentile (tamorra e voce), Rocco Di Lorenzo (chitarra battente e voce), Gennaro Di Lella (chitarra acustica), Rosa Menonna (castagnole) e Antonio Rignanese (chitarra battente).
Sabato 23 Giugno 2018, 13:38
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