Silvian Heach, fascino e fantasia
da Napoli alla conquista del mondo

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di Santa Di Salvo

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Donna non si nasce, si diventa. Quella protofemminista di Simone de Beauvoir restò sulle generali e non si avventurò tra le diversità geografiche del tema. Ma da donna del Sud lo sai che devi arrampicarti sugli specchi, figurarsi poi se pretendi di lavorare in un mondo spietato come quello del fashion. Qualche volta però, se hai una mira infallibile, anche una fionda centra il bersaglio. «Infallibile no, però dal primo momento ho guardato con decisione a un modello aziendale altamente adattabile, basato sul mutamento, a un fast fashion capace di inserirsi sul mercato internazionale con grande duttilità. Questa è un’epoca piena di opportunità per chi sa cogliere le trasformazioni. Sono convinta che fare impresa al Sud si può, anche se è più difficile».
 

Minuta, sorriso appena accennato e caschetto rosso, Mena Marano ha i tratti e i gesti di una femminilità dolce. Ma dietro una richiesta cortese intuisci la fermezza del comando, dietro lo sguardo mobilissimo il controllo ferreo del contesto. Qualcuno l’ha paragonata alla potentissima direttrice di Vogue Anna Wintour. A soli 45 anni, con una figlia di 25 che sembra la sorella piccola, Mena Marano è l’amministratore delegato del gruppo Arav, fondato con il marito Giuseppe Ammaturo nel 2002 con quartier generale a San Vitaliano di Nola. Arav è l’acronimo delle iniziali dei due figli, Rossana e Vittorio, ma per il grande pubblico lei è la signora Silvian Heach, il brand di punta del gruppo, un marchio di fantasia che pare il nome di una donna. «Il fine era quello di definire uno stile, nel nostro caso una ricerca attenta di capi cool a un costo accessibile». Poi è nata la linea Kids per bambini. Poi la collezione occhiali Eyewear, poi la linea giovane SH per la fascia delle “teen”, poi ancora un accordo di licenza siglato con la casa automobilistica Aston Martin, quella della mitica auto di James Bond, con un progetto di abbigliamento british per bambini da zero a 16 anni. Infine, recentissimo fiore all’occhiello, l’accordo siglato al Pitti Bimbo con John Richmond. «Una partnership ambiziosa. Richmond è una vera icona internazionale, uno degli stilisti più importanti legati anche al mondo del rock». A Milano a febbraio la presentazione della prima capsule collection nel nuovo showroom del gruppo Arav, seicento metri quadri in via Savona, nel cuore del distretto della moda.

Nella grande “piazza” centrale dell’azienda, il cuore interno della megastruttura ecocompatibile di San Vitaliano, i lunghi stand di esposizione percorrono trasversalmente gli spazi. Al primo piano una balconata corre lungo la struttura ospita gli uffici. Che brulicano di giovani e giovanissimi, vivacissimi e motivati. Sono 230 i dipendenti, oltre il 70% è sotto i 30 anni, tantissime le donne. Arrivano quasi tutti da Napoli e provincia, qualcuno da Isernia, reduce dalle esperienze nella Ittierre dei Perna. «Una delle chiavi del nostro successo è la fidelizzazione – dice Marano - La designer cui ci affidammo fin dall’inizio, Patrizia Galatro, appena uscita dall’Istituto Marangoni, è ancora con noi». E la produzione? «Come molti altri marchi produciamo in Cina, Turchia, Portogallo, Marocco. In sede c’è la divisione ideazione, progettazione e ricerca».

Lavoro di squadra, forte senso di identità e una passione per la moda trasversale, questi i tre capisaldi della filosofia fashion di Mena Marano. Ma che tipologia di prodotto è la moda trasversale? «La moda è un modo di interpretare se stessi. La nostra intenzione è quella di disegnare capi di tendenza anche per chi non può consentirsi il lusso. La donna che vedo io è aggressiva e determinata, mi piace pensare alle più giovani che hanno bisogno di capi adattabili alla vita quotidiana. Ma penso anche a una donna che svolge una professione importante, che sa guardare il mondo in prospettiva». Con queste premesse Supermena (come la chiamano i suoi ragazzi quando lei finge di guardare altrove) ha avviato un’azienda giovane anche nell’approccio comunicativo. «Eravamo giovani anche noi, siamo partiti con l’esperienza che mio marito aveva accumulato da una precedente attività commerciale di famiglia. Prima una distribuzione semplificata nell’ambito del fast fashion, localizzata nel Sud Italia. Siamo cresciuti nel giro di pochissimo tempo, ha sorpreso anche noi questo percorso esponenziale. Eravamo al Cis di Nola, quattro anni fa abbiamo acquisito questa struttura che era già un’azienda che produceva denim. Piano piano ci siamo evoluti ancora mantenendo creatività e parte della produzione in Italia, ma istituendo una collaborazione con partner esterni in grado di garantirci know-how di alto livello. La nostra “italianità” è una garanzia sui mercati internazionali però non deve diventare un limite. Ecco perché noi facciamo sempre ricerca, viaggiamo, intercettiamo tendenze. Mi piace guardare a modelli come Esprit in Germania e Desigual in Spagna. E ci serviamo di retail manager esperti come un ex che ha lavorato con Zara».

L’irresistibile ascesa del gruppo Arav, raccontata in numeri, registra oggi un fatturato di 78 milioni di euro, la presenza del marchio in 40 paesi, con 60 punti vendita tra Italia e estero. Recenti aperture a Doha e Mosca, prossime aperture a Vladivostock e Hangzhou. Poi ci sono i 65 corner tra Rinascente, Coin e El Corte Inglès, i flagshipstore negli aeroporti di Milano e Napoli, 1500 rivenditori e un e-commerce su cui Supermena punta molto. «È un canale importantissimo, perciò monitoriamo tutti i nuovi social e digital, e teniamo sotto controllo fashion addict e influencer. Non a caso il progetto SH, la linea “teen” frizzante e giovanile, è nata proprio per le esigenze di chi segue le tendenze e i social». Alla direzione creativa del progetto Mena Marano ha chiamato due fashion blogger croate individuate seguendo il loro lavoro in rete, Sijana e Maja Dirljevic. «Abbiamo voluto una diversificazione completa. Il marchio SH vive sui social network e coinvolge giovani designer e operatori della rete». Pensa a un futuro delle aziende totalmente on line, signora Marano? «Credo che bisogna saper affrontare il cambiamento. Oggi tutto è diverso, dalla produzione alla distribuzione. Viviamo in un periodo storico per certi versi esaltante per chi sa intercettare i canali giusti. Il successo non è qualcosa di statico, c’è sempre un next step davanti a noi».
Sabato 20 Maggio 2017, 09:53 - Ultimo aggiornamento: 20-05-2017 11:33
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