Kocca, brand ad alto tasso fashion
tra glamour e innovazione

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di Santa Di Salvo

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Una piccola cittadina americana, poco distante da Los Angeles e dal deserto del Mojave. Un motel, luci fluo e due protagonisti bellissimi: il modello Andrès Velencoso e la top Emiko Mihalik. Contesto da brivido, immagini allusive ad alto tasso erotico e citazioni sofisticate, da Hitchcock a Orson Welles. Con uno short film di pochi minuti intitolato K Woman strike again Kocca, il brand napoletano di abbigliamento femminile fondato dai fratelli Miranda da San Giuseppe Vesuviano, ha ottenuto nel 2014 il primo premio per la migliore art direction all'International Fashion Film Awards di La Jolla. Poi sono arrivati altri riconoscimenti: a Miami, a Berlino, in Australia. Insomma, per misurare la strada percorsa, a volte basta un corto d'autore. Ideato in casa, con il contributo creativo del bravo Arturo De Luca (marketing e communication) e con lo stesso mix di gusto e attenzione ai costi che è un po' la firma aziendale. Non a caso Kocca è nata come Kocca Jeans, era il 1996, ci inventammo un nome di fantasia per una ragazza giovane che allora amava il denim e oggi è cresciuta con noi cambiando il suo stile di vita e i suoi abiti dice Andrea Miranda, presidente del gruppo e portavoce anche per conto degli altri due fratelli (Francesco, direttore creativo e Claudio, direttore commerciale). Nel vasto padiglione aziendale dell'Interporto, nato nel 2001 su 14mila metri quadri, il lavoro si svolge in assoluta autonomia. Da qui parte tutto, la filiera completa fa di Kocca una delle poche industrie della moda che dal Sud arrivano direttamente in tutto il mondo. Ideazione, produzione, distribuzione, logistica. Siamo i server di noi stessi dice Miranda con orgoglio. È un format, un progetto che parte da lontano.
 

Nonostante la collocazione geografica nel polo vesuviano dell'abbigliamento, la famiglia Miranda era interessata ad altro. Mio padre lavorava con la Pasta Chirico, noi tre fratelli siamo la prima generazione fashion scherza Andrea. Se così è, se la sono cavata molto bene. Oggi Kocca ha duecento dipendenti diretti, tra l'azienda di Nola e i cento negozi, un indotto di due/tre mila persone nei laboratori sparsi, un fatturato di 50 milioni di euro (metà in Italia, metà tra Europa, Russia, Messico e Arabia Saudita, dove il piano di sviluppo commerciale è più mirato, con un monomarca a Dubai e due Kocca Store a Doha). Il marchio partenopeo sta continuando poi a rafforzare la sua presenza nel canale multibrand (sono 1600 i punti vendita multimarca nel mondo) e nei principali outlet village italiani. Recentissima l'inaugurazione nel Torino Outlet Village e prossima l'apertura presso il Franciacorta Outlet Village. 

Tutto è nato dal lavoro sulla moda low cost, una vera vocazione dell'area vesuviana, il polo tessile più importante d'Italia assieme a Prato. Con il jeans prodotto di punta quando il denim era una produzione importante che si faceva solo in Italia. Siamo alla fine degli anni Novanta, i marchi di tendenza si chiamano Diesel, Pop 84, Zip Jeans. Kocca nasce e cresce all'ombra del Vesuvio, lavora bene e sa assecondare il mood del momento grazie anche a un giovane gruppo di creativi assunti in azienda. Poi il mercato cambia e la produzione dei jeans emigra. Nel frattempo i fratelli Miranda si sono accorti del successo anche dal crescente numero di contraffazioni del marchio. Ne abbiamo avute tante che abbiamo fondato assieme ad altri imprenditori campani il Museo del Vero e del Falso, una sfida per diffondere la legalità contro la concorrenza sleale. Cerchiamo di preservare le produzioni nei settori più colpiti dal fenomeno, quelli della moda e dell'agroalimentare. Siamo partiti con successo con una mostra a San Domenico Maggiore sui giocattoli contraffatti sequestrati dalle forze dell'ordine.

Quando la ragazza Kocca diventa donna, l'azienda segue le sue clienti e quindi non può più vestire solo jeans. Il mondo femminile è profondamente cambiato dice Andrea Miranda E noi abbiamo assecondato il mutamento. Oggi tutte le donne vogliono sentirsi giovani, i nuovi stili di vita sono indipendenti dall'età e gli abiti ne sono la prova. Nascono le collezioni Kocca ispirate a un lady-vintage, si organizzano le sfilate milanesi in stile aristo-grunge, viene aperto un secondo negozio a Milano, il flagship store in via Dante, punto di ritrovo dei vecchi clienti. L'ultima collezione incarna da un lato lo spirito libero e gipsy della nuova donna, dall'altro una visione corale della femminilità intesa come una social community. Vero tocco di classe che fa la differenza, Kocca prepara nelle ultime stagioni splendide campagne pubblicitarie ispirate all'arte contemporanea. I cataloghi collocano gli abiti in contesti ispirati a Edward Hopper e David Hockney, la bellissima Jessica Stam posa a Miami davanti ad opere di Sol Lewitt.

Insomma, come si usa dire, Kocca è diventata un global lifestyle, e sa farsi apprezzare in jeans e sneakers ma anche quando partecipa a un vernissage molto esclusivo. E adesso i Miranda puntano alla nuova generazione femminile con la linea Kocca bambina, coloratissima e grintosa come le ragazzine di oggi. Già Vogue Bambini le ha dedicato un'attenzione speciale, come quella ottenuta dal brand napoletano in occasione dei cinquant'anni della prestigiosa rivista di moda, 14 pagine dedicate alla griffe nel volume pubblicato per celebrare l'evento.

Quattro anni fa, l'ingresso del gruppo vesuviano del women fashion in Elite, il programma di Borsa Italiana che si propone di accelerare la crescita delle aziende eccellenti, con l'obiettivo di aprire anche a uno sviluppo nell'ambito finanziario. Ma il progetto di espansione sui mercati internazionali guarda con attenzione alle condizioni del mercato. Procediamo con più lentezza perché siamo convinti che la crisi non sia ancora passata dice Miranda La cautela è d'obbligo in questa congiuntura, anche se siamo sicuri di poter accelerare con nuove aperture appena il mercato ce lo consentirà.
Venerdì 9 Giugno 2017, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 09-06-2017 11:57
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