Trianon, l'ira di Nino D'Angelo: ​di nuovo verso le dimissioni

di Federico Vacalebre

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Ventilate, sventate, minacciate, consegnate, ritirate, riventilate, le dimissioni di Nino D'Angelo da direttore artistico del Trianon sarebbero ormai in arrivo. Anzi sarebbero già state messe nero su bianco in una lettera al direttore del cda Gianni Pinto, in attesa di essere ufficializzate ad inizio settimana prossima, forse proprio domani. E magari nuovamente disinnescate da qualche intervento provvidenziale.

In concerto ieri a Torino con lo show dei suoi primi sessant'anni partito dal San Paolo di Napoli, l'ex scugnizzo con il caschetto non ha voluto commentare la voce che sta agitando non poco le acque del mondo del teatro napoletano, ma non ha nascosto la sua delusione per la piega presa dalle cose nel tentativo di rilanciare la sala di piazza Calenda.

Tornato al timone per salvare un teatro in crisi economica e di idee, convinto dal governatore De Luca ad accettare una sfida resa più che complicata dai debiti (anche nei suoi confronti) accumulati negli anni della riapertura, saliti alle stalle con l'acquisto dello stabile da parte di Regione e Comune (un tempo c'era anche la Provincia), D'Angelo ha cercato di ridare smalto ad un'operazione appannata: chiudere la stagione della vendite all'asta e garantire gli stipendi ai dipendenti non è bastato, gli stanziamenti garantiti dalla Regione ancora non sono arrivati (ma si parla di un bonifico in arrivo nelle prossime ore che potrebbe sbloccare il problema), mentre l'artista non riusciva a sentire sua la conduzione quotidiana dello spazio che, per cercare di uscire dalla crisi, ospitava concerti o spettacoli non sempre concordati con il direttore artistico.

Non ci sarebbe semplicemente una divergenza di vedute con Pinto o il cda, o la delusione per la mancata concretizzazione delle promesse incassate in campagna elettorale quando Nino fece passerella in compagnia dell'ex sindaco di Salerno, dietro il passo indietro adombrato per l'ennesima volta. Piuttosto sembrerebbe esaurita la spinta propulsiva del progetto ideale di D'Angelo, quello del «teatro di popolo» che fin dal primo incarico conferitogli da Bassolino aggiunse il nome di Viviani a quello originale.

Defenestrato all'elezione di Caldoro per le regole malsane dello spoil system, D'Angelo era rientrato dalla porta principale, firmando la sua prima stagione del secondo mandato con il ritorno in scena di «'O zappatore» nel decennale della scomparsa di Mario Merola, con il figlio Francesco nel ruolo che fu del re della sceneggiata. Il cartellone 2017-2018, annunciato via Facebook, sfoggia il richiamo di «Forcella strit», uno spettacolo di Abel Ferrara frutto di un laboratorio nel quartiere. Per il resto, dopo l'inaugurazione fissata per il 9 novembre con Carlo Buccirosso e Maria Nazionale in «Il pomo della discordia», due spettacoli di Nino («C'era una volta un jeans e una maglietta» e l'omaggio a Sergio Bruni), ma anche «Toni Servillo legge Napoli», «La paranza dei bambini» di Saviano e tanta comicità popolare. Già fissata e rimandata più volte, anche la conferenza stampa del cartellone rimane nel vago: si farà? E quando? E con chi? Senza D'Angelo? Con D'Angelo direttore uscente? O riuscirà De Luca, o magari il suo consigliere Antonio Bottiglieri che con l'artista ha sempre conservato un buon rapporto personale, a far tornare il cantautore senza giacca e cravatta nella trincea del teatro del popolo?
Domenica 8 Ottobre 2017, 12:22
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