Pd Campania, risiko delle correnti
in un partito sempre più in crisi

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di Paolo Mainiero

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Guardarsi intorno, posizionarsi, trovare il migliore equilibrio. Nel Pd è tempo di grandi manovre. Il congresso è alle porte, massimo entro un anno si andrà alle elezioni e farsi trovare al posto giusto al momento giusto rientra tra le abilità del buon politico. È tempo di alleanze, di contatti, di rapporti. Ora o mai più, dopo potrebbe essere troppo tardi. Anche la Campania è in pieno movimento, le truppe si contano e si posizionano. Eppure, non è che il partito goda di tanta salute, anzi. Lo scandalo dei candidati fantasma a Napoli è solo l’ultimo di una serie. Dalle primarie annullate nel 2011 (quelle dei cinesi) a quelle turbolente del 2016 (quelle dei soldi passati fuori i seggi), il filo rosso che unisce il disagio è nella doppia, consecutiva, esclusione dal ballottaggio a Napoli, dove il partito supera di poco il 10 per cento. In verità, in Campania neanche il massimo dell’ondata renziana ha colto nel segno: alle europee del 2014, quelle del famoso 40 e passa per cento, il Pd ottenne «solo» il 36,12. Che scese al 20 alle regionali dell’anno successivo. Insomma, l’idea è quella di un partito senz’anima e con i voti in libera uscita, in cui si è pure persa la voglia di discutere e litigare: all’ultima assemblea provinciale di Napoli si sono presentati appena 58 componenti su 430.

Dopo il fallimento delle ultime comunali, Matteo Renzi promise che sarebbe intervenuto con il lanciafiamme. Non si visto neanche un cerino, e oggi, alla vigilia del congresso, l’unica cosa che conta non è bruciare le cause e le scorie dei disastri ma attrezzarsi per vincere il congresso. In Campania, il candidato favorito alla segreteria ha sempre stravinto. Successe con Walter Veltroni e Pierluigi Bersani, successe con Matteo Renzi nel 2013. Succederà ancora, perchè il segretario uscente (sondaggi dicunt) non sembra avere ostacoli e ne avrà ancora di meno se la scissione a sinistra dovesse consumarsi, come appare ormai inevitabile. Renzi può contare in Campania su una granitica maggioranza, rispettosa delle dinamiche e delle correnti del partito. L’area renziana per definizione, quella che comprende gli «amici» di Luca Lotti, Lorenzo Guerini, Graziano Delrio e Maria Elena Boschi e che si interfaccia direttamente con il leader, vede insieme un bel po’ di pezzi grossi. Si va dal capogruppo in Regione Mario Casillo al presidente della commissione Sanità Lello Topo, dal segretario regionale Assunta Tartaglione a quello provinciale Venanzio Carpentieri, da Gennaro Migliore e Pina Picierno ai consiglieri regionali Stefano Graziano, Loredana Raia e Enza Amato. Tra i parlamentari, Massimiliano Manfredi, Luigi Famiglietti, Giovanna Palma e Salvatore Piccolo; tra i sindaci Mimmo Tuccillo di Afragola (è presidente regionale dell’Anci) e Ciro Buonajuto di Ercolano. Con Renzi si è (ri)collocato Vincenzo De Luca. I rapporti con il segretario si erano un po’ raffreddati dopo il referendum ma la discesa in campo di Michele Emiliano, che si è intestato la battaglia per il Sud, ha costretto il presidente della Campania a riprendere la strada smarrita. 

Nell’area strettamente renziana è recentemente approdato l’europarlamentare Andrea Cozzolino, fino a poco fa vicino a Matteo Orfini, il presidente del Pd che condivide con Andrea Orlando la leadership dei Giovani Turchi. In questa componente (ma più vicini al ministro della Giustizia che a Orfini) ci sono Valeria Valente e i parlamentari Rosaria Capacchione e Valentina Paris. Più a sinistra, ma sempre in maggioranza, troviamo Sinistra è cambiamento, la componente che fa capo a Maurizio Martina e Cesare Damiano. È prevalentemente composta da ex Ds, tra i quali i sottosegretari Enzo Amendola e Umberto Del Basso De Caro, i consiglieri regionali Antonio Marciano e Erasmo Mortaruolo, i parlamentari Annamaria Carloni, Michela Rostan e Sabrina Capozzolo. Areadem di Dario Franceschini e Piero Fassino conta su Teresa Armato, Tino Iannuzzi, i consiglieri regionali Tommaso Amabile e Nicola Marrazzo. Nel perimetro della maggioranza si collocano Marco Di Lello (Socialdem), Leonardo Impegno, Emilio Di Marzio e Antonella Ciaramella (area Pittella).

Al di fuori della variegata e composita maggioranza, la Sinistra riformista di Piergluigi Bersani e Roberto Speranza può contare sulla base sindacale della Cgil, rappresentata da Guglielmo Epifani e da Gianluca Daniele. In quest’area si ritrovano la presidente provinciale del partito Elisabetta Gambardella, il filosofo Eugenio Mazzarella, il salernitano Federico Conte. Ci sarebbe anche Massimo Paolucci, che però nei sottili equilibri interni è da considerasi più dalemiano che bersaniano. E ci sarebbe il senatore Enzo Cuomo, che si ricandida a sindaco di Portici e che nelle ultime settimane ha assunto un atteggiamento più distaccato. Si muove in Campania Michele Emiliano. Il presidente della Puglia, candidato alla segreteria, la scorsa settimana è stato a Nocera Inferiore con il deputato Simone Valiante e l’ex sindaco Antonio Romano. 
Venerdì 17 Febbraio 2017, 08:26 - Ultimo aggiornamento: 17-02-2017 08:26
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2 di 2 commenti presenti
2017-02-17 13:36:15
consiglierei, in spercie agli autorevoli commentatori del "mattino", di leggersi o rileggesrsi gli scritti di salvemini sulla deriva oligarchica del socialismo meridionale. in connessione con la sua analisi della piccola borgesia "intellettuale" sempre del meridione (soprattutto il magnifico "cocò all'università di napoli"). hanno cent'anni ma sembrano scritti oggi, tanto sono attuali. cambiano solo i nomi. esattamente come cent'anni fa, qui non si tratta di politica: è semplicemente ceto medio e picccolo parassitario, per il quale la politica è nient'altro che un modo come un altro per campare. con doti di recitazione più o meno elevate a seconda dei personaggi. si impara la fraseologia più o meno sinistrese esattamente come un copione da recitare. poi si mette in scena la "difesa dei lavoratori", "degli sfruttati", dell "io li difendo meglio di te", ecc. ecc. purchè si arrivi all' agognato posto (retribuito). non "ideali" insomma (di cui, come dimistrova salvemini, molti di loro non avrebbero nemmeno le conoscenze minime per supportarli, ma diventare "caporali" nell'accezione del principe De Curtis del termine. la cosa divertente è che se oggi esistesse un salvemini che scrivesse quelle stesse cose, si prendwerebbe una tonnellata di querele da parte di questi "caporali", tanto il suo stile era duro, sprezzante, sarcastico. ma non perchè era lui che voleva esagerare. perchè erano loro, i "caporali" a meritarselo. A meritarselo ieri come oggi.
2017-02-17 13:18:23
consiglierei, soprattutto agli autorevoli commentari del "mattino" di leggersi o rileggersi gli scritti di gaetano salvemini sulla deriva oligarchica dei socialisti meridionali. ma in connessione con gl iscritti, sempre di salvemini, con l'analisi delal piccola borghesia "intellettuale" del meridione. soprattutto il magnifico ed esilaratente (cocò all'università di napoli" ). sembrano scritti non oggi, ma proprio un'ora fa. salvemini dava l'unica e sola chiave di lettura possibile, ieri come oggi, di q

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