Napoli, la Lega scende in piazza: «No al protocollo Minniti-de Magistris»

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«Il protocollo che sarà firmato oggi tra Minniti e De Magistris deve essere immediatamente bloccato. È inaccettabile che si destinino 30 milioni di euro all'accoglienza di duemila immigrati per la sola città di Napoli e di altri cinquemila in tutta la regione Campania, suddivisi tra almeno 230 comuni». Così Massimiliano Fedriga e Nicola Molteni, capogruppo e vicecapogruppo della Lega alla Camera.

«Stando alle informazioni riportate dalla stampa in base a questo protocollo si aprirebbe anche alla possibilità di assunzioni in deroga al tetto di spesa per i Comuni che aderiranno trasformando tra l'altro gli immigrati in lavoratori socialmente utili. Vogliamo chiarimenti immediati dal Ministro e tutti i dettagli di questo protocollo. È ora di piantarla di tentare di far fessi gli italiani. Ricordiamo a De Magistris e Minniti che sono pagati per fare gli interessi degli italiani non degli immigrati», concludono i leghisti.
 

«Mi sembra una follia che, oltre ai migranti previsti dall'accordo per gli Sprar, arrivino in deroga altre 10mila persone di cui non si sa nulla e che vengano avviate al lavoro». Lo afferma Gianluca Cantalamessa, rappresentante campano di Noi con Salvini, all'esterno del Maschio Angioino dove il ministro Minniti firmerà un protocollo per l'accoglienza dei migranti. «Il ministro - ha aggiunto - è qui oggi per firmare un accordo con 230 Comuni della Campania che prevederebbe l'arrivo di 10mila immigrati dei quali 2mila solo nella città metropolitana di Napoli. Il protocollo - ha proseguito - prevede la creazione di un percorso formativo e di avvio al lavoro».

Dall'esponente di Noi con Salvini la richiesta «di conoscere prima il contenuto dell'accordo perché nessuno dei cittadini di questi 230 Comuni ha dato delega al proprio sindaco». Nel patto - a quanto riferito - sarebbe prevista una deroga per lo sforamento del Patto di stabilità. «È allucinante - ha sottolineato Cantalamessa - che la deroga non ci sia per ragazzi indigenti, famiglie che non ce la fanno più, italiani sotto ai ponti, ragazzi che non possono fare un mutuo e poi si deroga ai principi di stabilità per chi viene da fuori. Non è una questione di razzismo. Anzi qui sembra che ci sia il razzismo al contrario. Non è pensabile - ha concluso - che immigrati vadano a lavorare nei musei, agli Scavi di Pompei e che vengano inseriti al lavoro in una regione che ha raggiunto il 50 per cento di disoccupazione. Così si dà l'avvio a una guerra tra popoli che credo sia voluta».
Lunedì 18 Dicembre 2017, 11:10 - Ultimo aggiornamento: 18-12-2017 18:11
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