Manzo: «Anm, 500 autisti, in ufficio gli altri, così si risanano conti e servizi»

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Le condizioni di «quasi default» dell’Anm e il parallelo con l’Atac di Roma che vorrebbe attivare le procedure del concordato preventivo; la situazione non rosea delle aziende partecipate del Comune di Napoli; un fisco più umano, con l’abbassamento degli aggi, attraverso la nascitura «Napoli riscossione», al fine di far pagare i tributi locali ai napoletani, unico modo per avere quella liquidità necessaria perché Palazzo San Giacomo offra servizi all’altezza ai cittadini, visto che il Municipio napoletano è un ente in predissesto. Di questo parla Amedeo Manzo - amministratore unico della Napoli Holding «prestato» alla gestione delle società comunali dal suo incarico di Presidente della Bcc di Napoli - la cassaforte in cui Palazzo San Giacomo ha collocato le quote azionarie delle società partecipate (Anm, Asia, Napoli Servizi e Napoli Sociale) - intervistato dal direttore Alessandro Barbano, dai giornalisti Gianni Molinari e Luigi Roano e dall’economista Oscar Giannino.
 
 

Il Mattino: i conti di Anm e Atac hanno grandezze differenti. Tuttavia, esiste un problema di patrimonializzazione per Anm - e in questo sta l’analogia con l’Atac - che da solo non basterebbe a sanare una situazione di quasi default. Ma ammesso, per ipotesi, che si arrivi all’equilibrio dei conti, il problema finanziario resterebbe. Vale a dire dove e come si troverebbero le risorse per migliorare un servizio che i napoletani subiscono ogni giorno?
 «Giusto rimarcare la differenza con Atac, e questo legittima che servono soluzioni diverse per le due aziende. Innanzitutto il concordato preventivo è una soluzione che ha deliberato il Cda di Atac, dobbiamo vedere che dirà il tribunale di Roma». 

Il Mattino: E Anm?
«Una piccola premessa per quello che riguarda Anm: Napoli holding è la società capogruppo che nel 2012 il Consiglio comunale ha votato per rendere efficienti tutte le partecipate. Ereditiamo situazioni di aziende nate moltissimi anni fa. La debolezza patrimoniale, il mancato efficientamento, la crisi finanziaria, vengono da lontano. È vero, anche, che dal 2012 ad oggi non è stato fatto molto. La Napoli Holding si è vista attribuire solo il pacchetto azionario del 100 per cento dell’Anm, al cui interno sono confluite negli anni scorsi le tre società della mobilità Anm (autobus), Metronapoli (metropolitana e funicolari) e Napoli Park (parcheggi). Questa fusione ha comportato perdite importanti, per questo all’atto del mio insediamento ho ottenuto la svalutazione della partecipazione di Napoli holding in Anm a un euro, così da evitare eventuali riflessi finanziari negativi sulle altre società partecipate. Per arrivare a questo punto decisiva è stata l’assemblea del 4 agosto, dove si è deliberato l’adeguamento alla legge Madia di tutte le aziende e l’inizio del processo di conferimento delle azioni alla Napoli holding». 

Il Mattino: E questo cosa significa?
«Napoli Holding coordinerà la politica degli appalti, quella degli acquisti, le attività legali, la gestione del personale. Tutte le attività di servizio verranno accentrate nella Capogruppo. Basti pensare che le quattro partecipate Anm, Napoli servizi, Asìa e Napoli Sociale hanno circa 200 persone che si occupano di fare le buste paga. Da domani saranno solo 20, con un evidente risparmio economico».
 

Il Mattino: Anm è un’azienda sull’orlo del default, non le pare che il piano di ristrutturazione sia insufficiente a risanarla? 
«Il 2015 si è chiuso con un bilancio pesante, c’era stato un conferimento di beni immobili per aumentare la patrimonializzazione. Ma il vero tema è che il prodotto trasporto viene venduto a un prezzo politico, a 1,10 euro, uno dei ticket più bassi d’Italia».

Il Mattino: Più che un prezzo politico corrisponde alla qualità di un servizio tra più scarsi in Italia, chi vuole che paghi di più un biglietto per aspettare un’ora e venti un bus?
«Chi aspetta un’ora e venti dovrebbe avere un risarcimento, non pagare. Ma se si vuole ripartire per avere un servizio che funzioni, bisogna pensare che il prodotto va comprato: oggi abbiamo una evasione ufficiale del 50-60%, ma io credo che le percentuali siano molto superiori. In alcuni quartieri del 100 per cento. I cittadini si sono convinti che un servizio pessimo non vada pagato. Come si può risanare? Partiamo da un principio: i trasporti minimi comunali sono a carico della Regione, che eroga per questo servizio tra i 50 e i 60 milioni all’anno. I trasporti integrativi li eroga il Comune e li deve pagare dal suo bilancio. È evidente, poi, che non ci giova una politica regolata da un federalismo che vuole che i più ricchi e virtuosi vadano premiati a danno dei più deboli».

Il Mattino: E per uscire da questa situazione? 
«Bisogna rendere più efficiente il personale e recuperare l’evasione».

Il Mattino: In Anm ci sono 2500 dipendenti e solo in 500 fanno gli autisti. Come si fa in Italia con il regime sindacale attuale a ottenere l’efficientamento del personale?
«Serve la collaborazione dei dipendenti e del sindacato: non è pensabile che un’azienda di trasporto abbia solo il 20% di conducenti. In molti, appena assunti hanno portato un dossier sanitario che ha permesso lo spostamento dalla guida dei mezzi ad altre attività. Ce ne sono solo 500 che guidano. Gran parte del personale si occupa di controlleria e dei parcheggi. Abbiamo fatto un investimento di 120 milioni con fondi europei per acquistare bus e treni. Ora va “capitalizzata” la manodopera, che è il primo codice di costo di un’azienda. Un terzo dei ricavi deriva dagli introiti della vendita dei biglietti e dalla vendita della pubblicità: bisogna far crescere queste entrate». 

Il Mattino: Anm ha ereditato un piano industriale, dall’ex amministratore unico Anm Alberto Ramaglia, che sembra lontano dal modello più moderno che propone lei. Piano approvato dal Consiglio comunale. Ci sono spazi per cambiarlo?
«Ci sono i piani annuali per migliorarlo, il piano definito da Ramaglia conteneva elementi e condizioni oggi completamente mutate. Come la rimessa che il Comune dovrebbe erogare per il tramite di Napoli holding ad Anm. Fino a oggi abbiamo rispettato il piano. Le casse del Comune però sono quelle che sono. Il Comune dovrebbe dare 120-130 milioni l’anno. Ora bisogna recuperare questi soldi dall’evasione: far diminuire il numero di “portoghesi” significa, indirettamente, dipendere di meno dai trasferimenti dal Comune». 

Il Mattino: Ma la storia non aiuta. De Magistris sulla riscossione dei tributi, le multe, la dismissione patrimoniale e la raccolta differenziata dei rifiuti in sei anni ha promesso di invertire la clessidra: ha detto che si sarebbe passato dal 10 all’80% e invece spesso si è andati indietro. Non sarà lei è troppo ottimista?
«Sul recupero dell’evasione dei biglietti abbiamo verificato che si può fare. Nella stazione della Metropolitana di Piscinola con l’attivazione dei tornelli e la presenza di controllori si è passati da una evasione massiccia a un pagamento altrettanto massiccio. Serve una cura da cavallo, recuperare efficienza nel personale, vanno recuperati gli autisti, aumentati i controllori dei biglietti e anche quelli dei parcheggi. Bisogna pure dire che nei confronti dell’Anm e delle sue prospettive economiche e finanziarie c’è la fiducia del mondo bancario: c’è stato forte consenso sulla mia nomina e le linee di credito che consentono l’operatività all’azienda sono aperte e alimentate. Poi fatemi dire che servirebbe anche un po’ di aiuto da parte dei cittadini e, perché no, anche dai media. Sono il primo a dolermi delle cose che non funzionano, ma c’è anche un’alba che tutti assieme possiamo far nascere, non guardiamo sempre alla notte».

Il Mattino: Cosa possono mai fare i cittadini?
«Facciamo finta che siamo all’anno zero: stiamo partendo con controlli analitici della gestione di tutte le aziende, faremo nuovi piani industriali. Ora ci vorrebbe che coloro che sono a ragione molto critici collaborassero, affinché certe cose che non funzionano poi vadano bene. Una su tutte, pagare il biglietto e poi pagare le tasse, problema serissimo».

Il Mattino: Il Comune ha fatto tramontare il progetto di Napoli riscossione, che dovrebbe subentrare a Equitalia...
«Sarò molto impopolare, ma abbiamo una percentuale di evasione dei tributi locali ai massimi livelli. Certo i napoletani si lamentano perché le cose non funzionano, ma in quale mondo imprenditoriale esiste un servizio e non si pagano le tasse? Il Comune non riesce a incassare le multe? Bisogna capire perché. Il Comune le contravvenzioni le eleva ma non riesce a incassarle, forse bisognerebbe cambiare il sistema. Dovremmo anche parlare dei primi cento grandi evasori, come le Università e le Asl, che utilizzando formule di carattere elusivo non pagano. Evidentemente il ricalcolo andrà rifatto. Forse non dovranno pagare dieci, ma nemmeno zero, perché allora non iniziano a pagare?».

Il Mattino: I cittadini evadono perché si dà una impressione di impunità?
«Dobbiamo cambiare tante cose e far seguire alle contestazioni azioni che diano a chi paga un senso di giustizia. È evidente che in tutto questo incidono anche le ragioni storiche. Tornando all’Anm, non si può pensare che l’azienda paghi l’integrazione dei treni della linea metropolitana delle Ferrovie dello Stato per le partite del Napoli!».

Il Mattino: Tutto il lavoro che sta facendo sul recupero dell’efficientamento ha necessità di tempo. L’Anm e le altre partecipate ce l’hanno?
«Non serve tanto tempo, basta pensare all’appalto per i servizi assicurativi dei mezzi dell’Anm: siamo intervenuti subito e c’è ora un risparmio di diversi milioni. Io insisto sul recupero della riscossione e dell’efficientamento».

Il Mattino: E come si fanno pagare le tasse ai napoletani?
«Facendo innanzitutto capire loro che, pagandole, fanno il bene della loro città. Come si fa a pagare lo spazzino se non si pagano le tasse? Per quanto tempo il Governo, la Regione, il Comune possono sostenere una gestione a perdere? Nel mio ufficio in banca c’è un grande quadro su cui è scritto “game over”, il gioco è finito. Allo stesso modo gli amministratori devono fare gli amministratori. Si vince assieme e tutti devono partecipare, anche Governo e Regione, perché Napoli è la terza città d’Italia».

Il Mattino: Ma in concreto su Napoli riscossione cosa si intende fare?
«C’è un piano industriale pronto, c’è stata la proroga di un anno a Equitalia che verrà sostituita con una attività in house nel Comune. Abbiamo programmato già l’acquisto di un software specifico. Dopodiché serve un fisco più umano con un aggio più leggero: la gente deve esser emessa in grado di pagare. E poi rimodulare i pagamenti per i redditi più bassi».

Il Mattino: Sa come è finita la gestione del patrimonio una volta tolta a Romeo e tornata in Comune? Le dismissioni sono crollate.
«Sul concetto della dismissione andrei cauto, perché dipende dall’appetibilità degli immobili. Va fatta una analisi imprenditoriale, non solo politica. Sulla riscossione sono in campo in prima persona e ricordo che ogni punto percentuale recuperato vale decine di milioni».

I 69 esuberi di Anm andranno alla Napoli servizi?
«Sì, in parte, e voglio sgombrare il campo da altre dicerie: quando sono arrivato in Napoli holding ho trovato grandi professionalità che aspettavano solo di essere utilizzate. Forse bisogna dare loro motivazioni e una missione, devono avere al centro il progetto di rendere la loro città una capitale e sono sicuro che in questo modo renderanno ancora di più».

 
Domenica 3 Settembre 2017, 09:39 - Ultimo aggiornamento: 03-09-2017 11:10
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