Listopoli, Mola e il suo staff
verso il processo a Napoli

di Leandro Del Gaudio

Gli ultimi nomi da inserire uscirono dal computer di Gennaro Mola, da un archivio riservato di notizie sensibili, per finire su un pezzo di carta. Un «foglietto volante» che è stato frettolosamente messo sulla scrivania di un consigliere comunale, chiamato dallo staff elettorale ad autenticare le liste decisive per la campagna elettorale di Valeria Valente. Sono queste le immagini cristallizzate agli atti dell'inchiesta listopoli, l'atto d'accusa rivolto dalla Procura di Napoli nei confronti della gestione dello staff elettorale di Valeria Valente. Chiariamo subito: a leggere le carte notificate dopo mesi di indagine, Valeria Valente non è indagata e va considerata parte offesa, nel corso del processo che probabilmente verrà aperto nei prossimi mesi. Ipotesi di brogli elettorali, il pm chiude l'inchiesta a carico di Gennaro Mola, ex capo dello staff elettorale della Valente; del suo braccio destro Renato Vardaro, Salvatore Madonna (consigliere comunale, intervenuto come autenticatore delle liste), Antonio Borriello, ex leader del Pd in quel di San Giovanni a Teduccio; e Aniello Esposito consigliere comunale certificatore delle liste. Inchiesta chiusa, si attendono interrogatori o memorie difensive, in vista di una probabile richiesta di rinvio a giudizio. Decisivo il lavoro svolto dai finanzieri del nucleo di polizia giudiziaria della Procura, agli ordini del colonnello Luigi Del Vecchio, sotto il coordinamento del pm Stefania Buda e dell'aggiunto Alfonso D'Avino.

Un caso che venne svelato dal Mattino lo scorso gennaio, che ruota attorno alla lista «Napoli Vale Valeria Valente sindaco», vale a dire la principale lista civica che sosteneva la corsa della leader Pd a Palazzo San Giacomo alle ultime comunali. Stando alla ricostruzione giornalistica, poi confermata dalle indagini di questi giorni, quasi un quarto dei nomi dei candidati venne inserito ad insaputa dei candidati stessi. È in quest'ottica, che gli inquirenti riportano i nomi dei nove candidati posticci, presi a caso da una sorta di archivio a disposizione dello staff elettorale. Altre anomalie sarebbero rinvenute nel corso delle indagini anche per quanto riguarda le sottoscrizioni alle liste per la municipalità. Ma restiamo alla lista «Napoli Vale».

Scrive il pm Buda a proposito di Mola e del suo principale collaboratore: «Vardaro compilava materialmente i Modelli, su specifica indicazione di Mola che gli forniva i nominativi dei candidati, scritti a mano su foglietti volanti, formavano così nove Modelli di dichiarazione di accettazione di candidatura alla carica di consigliere comunale per il comune di Napoli alle elezioni del cinque giugno del 2016». E ancora: «Dopo la redazione, Mola sottoponeva i modelli sopra indicati al consigliere comunale autenticatore Salvatore Madonna che, in calce, ed in assenza dei candidati, senza che queste persone siano mai state interpellate, né messe a conoscenza della propria candidatura». Difeso dal penalista Carlo Di Casola, Madonna ha respinto nel corso di un interrogatorio alcun interesse a falsificare i modelli, dicendo di aver agito sull'onda della fretta dettata dall'esigenza di chiudere le liste al fotofinish. Difeso dal penalista Bruno Von Arx, Mola ha sostenuto in questi mesi un lungo interrogatorio dinanzi al pm, rivendicando la correttezza della propria condotta, dicendosi convinto di poter dimostrare la propria innocenza nel corso del seguito del procedimento. Anche gli altri indagati, difesi tra gli altri dal penalista Ugo Raja, confidano nella possibilità di sostenere la correttezza del proprio lavoro. Restano agli atti le indagini della Finanza, che puntano dritto sull'archivio Mola: «Quattro nomi sono stati estrapolati all'ultimo momento dal Mola dal proprio computer e scritti su un foglietto volante», in un passaggio di informazioni e notizie «sensibili» destinato a finire al centro del processo listopoli.
Sabato 9 Settembre 2017, 10:45 - Ultimo aggiornamento: 09-09-2017 10:45


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