Ischia, è il giorno di Mattarella «Ci aiuti a ricostruire in fretta»

di Massimo Zivelli

«Presidente, Casamicciola ha bisogno di una ricostruzione rapida, perché l'isola d'Ischia non può fermare la sua macchina del turismo e danneggiare così l'economia dell'intera Campania». Poche e semplici parole quelle che il sindaco Giovan Giuseppe Castagna rivolgerà a Sergio Mattarella che alle 16.30 di oggi sarà sull'isola in visita privata sui luoghi devastati dal terremoto. Poche e semplici parole, perché gli amministratori locali danno per scontato che il Capo dello Stato e il suo staff, nel compiere il loro rapido giro nelle zone di Casamicciola e Lacco Ameno colpite dal sisma (sono previste in tutto un paio d'ore, il presidente arriverà e tornerà a Roma con l'elicottero) si troveranno davanti immagini abbastanza diverse rispetto agli scenari tipici del disastro ambientale. Scene che ben poco hanno a che vedere con i tragici eventi che negli ultimi anni hanno devastato l'Emilia Romagna e poi ancora il centro Italia. Davanti a Mattarella scorreranno in rapida successione immagini di macerie e di crolli che hanno interessato chiese, case e palazzi di inizio 900 sulla parte alta dei comuni di Casamicciola e Lacco Ameno. Come tutti quelli che hanno potuto vedere con i propri occhi ciò che è successo all'interno della zona rossa, Mattarella potrà rendersi conto non solo che l'abusivismo edilizio non c'entra in questa drammatica vicenda. Ma soprattutto, fatto ancora più singolare, il Presidente noterà che a poche centinaia di metri di distanza dai crolli ci sono strade ordinate, servizi che funzionano, e tanti turisti che fanno shopping o se ne stanno beatamente al mare. Perchè questa è la contraddizione per la quale occorre far presto.


«A Roma devono comprendere bene - dice ancora Castagna - che non vogliamo creare cittadini e terremotati di serie A e di serie B, perché noi siamo un'altra cosa rispetto ad aree che vivono di allevamento, agricoltura e industria. Ischia vive di turismo, quindi di buona accoglienza ma al tempo stesso anche di buona immagine. Altrove una fabbrica può essere riaperta anche se la ricostruzione non marcia al passo. Qui da noi la ricostruzione fatta in tempi rapidi è l'unica garanzia per mantenere attiva l'industria turistica sui mercati nazionali e internazionali». Al Presidente della Repubblica, e nei prossimi giorni ai parlamentari, la richiesta non sarà dunque quella di ottenere fondi da utilizzare per una ricostruzione che non si sa quando arriverà nel tempo, quanto piuttosto fondi collegati a strumenti nuovi per operare. Così come nei giorni scorsi ha avuto modo di suggerire più volte il presidente dell'Ordine degli ingegneri di Napoli Luigi Vinci, che ha fatto appello a tutti affinchè questa volta i soldi non vengano sprecati inutilmente dallo Stato centrale. Le regole vigenti impediscono di adeguare alle norme antisismiche case, palazzi e strutture antecedenti al 1945. Un paradosso che è balzato fuori anche dalle relazioni dei tecnici dell'Ingv, l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che avendo verificato in loco relazionano di «strutture di buona fattura, ma realizzate con mattoni e pietre di tufo locale, senza protezione antisismica». Quello appena citato è solo uno dei problemi da superare. Problemi di fronte ai quali anche l'aspetto finanziario e di sussidio si colloca in secondo piano. Resta infatti l'interrogativo di come ricostruire sui luoghi devastati, perchè in quelle zone gli insediamenti erano preesistenti a qualsiasi strumento urbanistico.



«Inutile che la Soprintendenza dica a chi ha avuto la casa distrutta che deve ricostruire con le pietre. Così facendo, in futuro potrebbero accadere guai ancora peggiori», incalza il sindaco di Lacco Ameno Giacomo Pascale. Tempi rapidi, regole certe ma anche una nuova visione del modo di ricostruire che non sia vincolata ad ingessature che non permettono di farlo in sicurezza. Col passare del tempo, avvertono i sindaci, ci saranno le stesse amare sorprese di questi giorni. Un esempio è quello della stima dei danni, che sono superiori al previsto, proprio perchè non sono stati realizzati, perché vietati, interventi di natura strutturale sul patrimonio abitativo, che non include di certo gli abusi edilizi. Si espande infatti di ora in ora la fascia rossa ed aumenta ovviamente anche il numero degli sfollati. Ieri sono state chiuse altre quattro strade sulle quali insistono facciate di case e palazzi dalle quali potrebbero staccarsi cornicioni e pesanti elementi di bozza ed intonaco. Strade quindi ancora pericolose e da tenere off limits al transito sia pedonale che veicolare. E fin quando non saranno state messe in sicurezza queste facciate esterne, la percorribilità non potrà essere assicurata. Sempre ieri, i vigili del fuoco hanno iniziato a sgomberare alcuni vicoletti dalle macerie. Si è provveduto a portare via autovetture che erano rimaste sepolte sotto i detriti ed altri ostacoli che per giorni hanno impedito ai tecnici di lavorare in sicurezza ed alle forze dell'ordine di presidiare in maniera efficace le aree interdette all'accesso. «Ci saranno almeno altre 48 ore fatte di segnalazioni e richieste di sopralluoghi statici. Solo allora dicono alla unità di crisi della protezione civile in piazza Marina avremo la cifra esatta degli interventi richiesti dai cittadini. Al momento abbiamo verificato la quasi totalità degli edifici pubblici, ed ancora alberghi ed attività commerciali. Alcune di queste strutture non sono agibili». A ieri la richiesta di sopralluoghi per la verifica statica degli immobili ha sfiorato il tetto delle 1500 pratiche. Ne sono state sbrigate fino ad oggi meno un di un quarto del totale, nonostante la Protezione civile stia da diversi giorni impegnando anche diversi ingegneri specializzati in perizie statiche a seguito di eventi sismici, che prestano in maniera volontaria la propria consulenza.
Martedì 29 Agosto 2017, 09:18 - Ultimo aggiornamento: 29-08-2017 09:23
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