Fondazione BancoNapoli, Giannola:
«Adesso intervenga il Tesoro»

di Nando Santonastaso

«Conoscere l'esito dell'ispezione del Tesoro, conclusasi ormai da parecchi giorni, sapere cioè se da essa sono emersi rilievi all'attuale gestione, sarebbe determinante per evitare che si vada avanti ancora in una sorta di guerra tra bande». Lo dice Adriano Giannola, presidente Svimez e già presidente della Fondazione Banco di Napoli («Venni acclamato alla mia uscita come presidente onorario ma il Tesoro disse che occorreva una modifica dello Statuto e non se ne fece più nulla»). L'economista si iscrive al «partito» di coloro che vogliono capire come stanno le cose (lui stesso ha mosso non pochi rilievi alla presidenza di Daniele Marrama) «senza cadere in inutili personalismi». Ma al momento dal ministero guidato da Pier Carlo Padoan, che è l'organo di vigilanza sull'attività della Fondazione e come tale anche interlocutore diretto per il nodo Sga-Banco di Napoli, con annessa querelle sul diritto o meno al risarcimento della Fondazione stessa, non trapela nulla.

Intanto si avvicina la data del Consiglio generale (il 26 febbraio) e si completa l'iter procedurale previsto dall'attuale ordine del giorno, in attesa di conoscere se i punti di discussione aggiuntivi chiesti da sei consiglieri verranno accettati (tra essi anche la nomina di una commissione per procedere all'esame delle terne indicate dagli enti per i consiglieri che dovranno sostituire i dimissionari o i defunti). Marrama risponderà, a norma di Statuto, come ha fatto trapelare dal suo entourage, nelle prossime ore. Le terne di sicuro sono arrivate a via Tribunali e dunque, salvo novità ulteriori, è su di esse che il Consiglio dovrà pronunciarsi (oltre a ratificare la nomina del professore Francesco Fimmanò dopo la decisione a lui favorevole del tribunale civile di Napoli). Il meccanismo, come già ricordato, è cambiato rispetto al passato: non più un nome secco ma tre nomi, appunto, da scegliere in base ai curricula. Nell'elenco figurano non solo esperti in materia finanziaria come forse sarebbe lecito attendersi considerato che pur sempre si tratta di una Fondazione emanata da una banca e peraltro impegnata direttamente sul mercato del credito come il salvataggio (anche questo contestato) della Banca regionale di sviluppo dimostra. «In realtà - chiarisce Giannola - se nel Consiglio di amministrazione è auspicabile che entrino personalità dotate di competenza specifica in materia finanziaria, nel Consiglio, anche alla luce delle finalità della Fondazione, sono i territori che esprimono legittimi interessi che possono dunque non essere legati al credito o, appunto, alla finanza». E questa riflessione emerge puntualmente dalla lettura dei curricula provenienti dalle aree più lontane dalla Campania, dalla Calabria alla Puglia fino al più vicino Molise: «Si può dire che una piccola Fondazione ha il territorio più vasto di tutte le altre», chiosa lo stesso Giannola con un pizzico di malcelata ironia.
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Domenica 11 Febbraio 2018, 13:44 - Ultimo aggiornamento: 11-02-2018 13:44
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