Fico punta a Palazzo San Giacomo e palazzo Serra di Cassano gli apre le porte

di Pietro Treccagnoli

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Tra i tre moschettieri di Beppe Grillo è sempre stato quello meno pronto alla pugna, apparentemente il più riservato. Passo (politico) lento e meditato. Di Luigi Di Maio non ha la freddezza (soprattutto quando riesce a rialzarsi dopo aver inciampato in strafalcioni e gaffe), di Alessandro Di Battista non ha la foga scalciante da assemblea liceale. Roberto Fico pensa. E sta in agguato. Da tutti riconosciuto come la punta dell'area movimentista dei Cinque Stelle, l'ala sinistra, l'ortodosso, il veterano, è anche tra i politici grillini più legati al territorio e meno smaniosi di comparsate in video. Piuttosto si è ben posizionato alla presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai e quando vuole può. Fiuta l'aria come pochi e anche se qualcuno (il presidente Vincenzo De Luca, ad esempio) gli dà del «moscio», ha capito l'aria che tira a Napoli e pure quella che soffia nel MoVimento che ha raddoppiato i voti in Sicilia, è il primo partito, ma non governerà. Uno scenario che potrebbe riproporsi alle imminenti elezioni politiche, complice il Rosatellum Bis.


E allora? Meglio Napoli. Meglio la poltrona che Luigi de Magistris non potrà ricoprire per la terza volta e che potrebbe anche decidere di lasciare anzitempo per altri lidi o potrebbe perdere. Certo, il leader arancione è dato per pencolante, ma ha pur sempre dimostrato di avere sette vite. Comunque sia, Fico su quella poltrona ha messo gli occhi e non da poco. Ora che il Pd sembra a pezzi e il centrodestra è senza un vero leader, le chance si moltiplicano. E così si prova a forzare la mano con una mozione di sfiducia al sindaco.

In questi giorni lui stesso è uscito allo scoperto con due semplici parole che sottendono un lungo ragionamento e rimuginamento. «Sarebbe bello» ha detto. E non sarebbe nemmeno la prima volta che ci prova. Nel 2011, non molto tempo fa ma epoca giurassica per i ritmi di crescita dei grillini, quando si presentò alla corsa per Palazzo San Giacomo racimolò un imbarazzante 1,38 per cento. Ma era spuntata la stella di DeMa che, da outsider, spiazzò tutti. L'ex-pm seppe condensare attorno a sé tutta l'area del dissenso, del disagio, della contestazione, del populismo, ma ben verniciato con sfumature di sinistra. Era lui la novità, non c'era partita.

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Martedì 7 Novembre 2017, 09:57 - Ultimo aggiornamento: 07-11-2017 19:41
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