Elezioni, la fuga dei presidenti da Acerra
Seggi blindati a Torre Annunziata

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di Paola Perez

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Partita con raffiche ad alzo zero soprattutto all’interno degli schieramenti - con denunce, accuse, strappi di relazioni o di manifesti - la campagna per le amministrative in provincia di Napoli si conclude in un silenzio elettorale quasi irreale. Sottotraccia i dissidi politici continuano a bruciare. Ma in superficie pesano i riflettori accesi dalla commissione parlamentare antimafia. Due Comuni al voto, Arzano e Torre Annunziata (il primo è anche l’unico sciolto per sospetti di camorra), restano sotto osservazione per rischio brogli; per Acerra e Somma Vesuviana è stata attivata la procedura di controllo del ministero dell’Interno. La posizione di una quindicina di aspiranti consiglieri tra Arzano e Torre Annunziata, pure non incandidabili e nemmeno «impresentabili», è al vaglio della prefettura: l’elenco è stato trasmesso dalle forze dell’ordine. Mentre ad Acerra circolano filmati e registrazioni che lanciano ombre sulla «pulizia» del voto: dalla strada asfaltata di fresco per la quale occorre sdebitarsi, fino al mercato delle assunzioni. Sull’ipotesi voto di scambio sono partite già due denunce, una alle forze dell’ordine e l’altra alla Procura, corredate dei documenti audio-video. Un candidato citato nei discorsi, secondo voce di popolo, sarebbe andato in giro a chiedere di non essere votato, per dissipare così ogni dubbio sulla sua integrità morale. Sia andata davvero così oppure no, oggi la tensione si taglierà con il coltello. 

In attesa dell’apertura dei giochi, qualcosa si muove. Anzi, qualcuno: i presidenti di seggio che rifiutano l’incarico, mettendo in modo la giostra delle sostituzioni che in molti casi ritarda l’apertura dei seggi, con l’ufficio elettorale della Prefettura costretto a rincorrere le informazioni che arrivano (ma più spesso non arrivano) dagli enti locali, mentre questi ultimi rincorrono i volontari disponibili a subentrare in corsa nelle sezioni. Alle 16 la macchina si mette in moto, alle 20 il palazzo di governo annuncia che i 483 presidenti sono validamente insediati, i collegi formati, il materiale consegnato, le forze dell’ordine messe a guardia di urne e schede. 
 

I numeri lasciano pensare che la grande fuga dei presidenti non sia dovuta alla scarsa appetibilità del compenso (150 euro) quanto al clima pesante che accompagna queste elezioni. Ad Acerra, dove i toni sono stati nelle ultime ore più aspri, il fenomeno è più visibile. Oltre 20 presidenti su 56 hanno dato forfait, sopportando la cancellazione dagli elenchi pur di tirarsi fuori dalla mischia. Ed è stato il sindaco uscente, come vuole il regolamento, a rimpiazzarli pescando nell’albo. Ma poiché l’uscente si è anche ricandidato, ecco che gli altri aspiranti primi cittadini sollevano dubbi sui criteri di scelta. Contestata, in particolare, la nomina di due sostituti: una stagista del municipio e il padre di una candidata. Tutto questo ha portato ritardi nell’allestimento delle postazioni di voto: un seggio è rimasto chiuso fino alle 19, quando finalmente è arrivato il sostituito del rinunciatario. Resta la preoccupazione per un avvio di consultazioni elettorali che comunque vada lascerà la porta aperta a ricorsi e battaglie legali.

Ad Arzano quattro sezioni con il fiato sospeso perché nel pacco con la dotazione dei materiali non si trovava traccia dei verbali. Il problema, in tempi ragionevoli, è stato risolto. Fisiologica la percentuale dei presidenti rinunciatari, che si contavano sulle dita di una mano, e in qualche caso per motivi di opportunità (uno era il marito di una candidata e per ovvi motivi ha dovuto cedere il passo). Polizia, carabinieri e finanza a guardia delle postazioni di voto.
Anche a Pozzuoli si registra un esodo dei presidenti, 16 su 69 previsti. A tarda sera si andava ancora a caccia degli ultimi due «volontari» necessari per chiudere la partita. E si avvertiva pure la «vigilanza» dei rappresentanti 5Stelle, inamovibili dai seggi fino alla chiusura delle porte con i sigilli. 

Placida, almeno all’apparenza, Somma Vesuviana. Le procedure partono pigramente e almeno in questa fase nessuno sembra avere da ridire. Sarà la voglia di lasciarsi alle spalle un caso spinoso assai, quello del candidato dem Giuseppe Bianco che ha dato forfait denunciando pressioni (attribuibili, secondo una ricostruzione ufficiosa, a un maresciallo dei carabinieri): preso atto del gran rifiuto il partito si è trovato in difficoltà , diviso tra voglia di insistere e voglia di lasciar perdere, e alla fine ha prevalso la seconda linea di pensiero. Ma la storia potrebbe non essere finita qui e minaccia di riservare sorprese, dopo il voto, in ambito giudiziario.

Polizia e carabinieri pattugliano Torre Annunziata, una presenza discreta ma assidua, agli uomini in divisa se ne aggiungono probabilmente altri in borghese che tengono d’occhio le operazioni preparatorie del voto, pronti a segnalare la presenza di personaggi «dubbi» nei pressi dei seggi. I presidenti rinunciatari sono stati 15 su 52. A uno di loro, che invece aveva tutte le intenzioni di svolgere con puntualità il suo compito, è stato però notificato in ritardo il decreto di nomina: il tempo di sistemare le faccende burocratiche e anche lui, pure se dopo l’orario previsto, ha cominciato il suo lavoro.

A Melito 18 su 38 presidenti sono mancati all’appello. Ma in questo caso - fatto assai singolare - i sostituti hanno fatto addirittura a gara per assicurarsi l’incarico. Altro dettaglio curioso: nella scuola De Curtis il responsabile del seggio ha dovuto fare la guardia fino a tardi perché c’era una finestra rotta, che bisognava rimettere a posto onde evitare pericolose intrusioni notturne.
Domenica 11 Giugno 2017, 07:00 - Ultimo aggiornamento: 10 Giugno, 23:31
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