«No alleanze con sinistra tradizionale»
De Magistris commenta le elezioni

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di Francesca Cicatelli

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Gioca sulla scaramanzia il sindaco di Napoli prima dell'incontro con la stampa all'indomani delle amministrative. «Non fatemi cadere Troisi e Pino Daniele - esordisce - altrimenti la giornata inizia male». Le statuette dei due simboli di Napoli sono in bella mostra su un altare a cui dà le spalle, quasi per averne protezione, dedicato a ricordi e simboli della città e del calcio Napoli.
 

«Se ci fossimo impegnati di più i risultati sarebbero stati diversi - commenta -  sono comunque molto soddisfatto: anche in Comuni dov'era impossibile candidarsi superiamo movimenti politici che sono da anni sui territorio. Per noi era importante esserci e basta per ora ma poi verrà il momento in cui mi candiderò personalmente insieme alla mia squadra». Rivendica di aver candidato «persone pulite che senza risorse economiche hanno fatto un'ottima campagna elettorale anche perché a noi - spiega -  non interessa vincere ma convincere».

Procede per step graduali de Magistris e intanto si guarda intorno senza aver ancora individuato uno movimento «simile a ciò che sta avvenendo a Napoli, con cui fare alleanze». Vede un vento del cambiamento ed è pronto ad andare avanti garantendo rivoluzione e affidabilità di Governo «altrimenti non vinci contro gli apparati, che vanno battuti solo mettendo insieme rottura del sistema e affidabilità di governo e personale».

Non ha ancora valutato la convention di Pisapia come un momento per tessere nuove alleanze e non vede«allo stato alcun accordo con il centrosinistra tradizionale così com'è», neppure con Falcone e Montanari (Articolo1-Mdp) il cui appello per una sinistra unita «è interessante ma ancora non è ancora un'alleanza politica: dipende da se è solo un modo per spostare algebricamente le forze all'interno del partito tradizionale. Anche se allo stato Articolo1-Mdp non ha l'aria di rappresentare alcuna novità, non c'è prospettiva e programmazione. Quello che si agita nei cieli romani è particolarmente contraddittorio e confuso, basta vedere la fotografica politica che è venuta fuori dal mancato accordi sulla legge elettorale. Io sono concentrato a fare il sindaco, sempre più entusiasta di questo ruolo a tempo pieno».

«Certo poi - aggiunge - quando vediamo forze politiche che ci possono interessare, laddove possiamo, le sosteniamo, come abbiamo fatto per le amministrative ma allo stato vedo una sinistra che anche dalle amministrative non esce rafforzata e che quando propone il solito schema va in affanno politico. Se nel centro sinistra continua ad esserci qualcosa di tradizionale, è un'esperienza politica che a noi non interessa». Quindi rivendica l'autenticità del suo movimento Dema: «Noi siamo l'unica esperienza forte rimasta in Italia, che mette insieme alternativa politica, culturale, sociale ed economica, protagonismo dei cittadini, rottura del sistema e questione morale come primi punti dell'azione politico-amministrativa. Dove c'è rivoluzione, coerenza e affidabilità di governo noi andremo interessati incontro a queste nuove identità politiche, quindi si ad alleanze con chi ha un progetto simile a quello che stiamo portando avanti a Napoli, unica realtà senza apparati, che rimane la prima anomalia italiana perché qui le persone hanno fatto la differenza. Non lo dico  per rivendicare egemonia ma perché ci piace accompagnarci con chi può fare il viaggio con noi senza farci inciampare politicamente».

Rileva come la sconfitta dei 5stelle sia il segnale di fallimento del movimento che «ha smarrito il rapporto con il territorio e quando ha governato non ha convinto». Si dice preoccupato per Genova: «che sta per passare al centrodestra con la Lega ma vedremo al ballottaggio» e vede segnali interessanti come a Taranto. La lista Dema era presente in 6 comuni della provincia di Napoli di cui in due casi (Arzano e Bacoli) i candidati da lui appoggiati sono andati al ballottaggio.
Lunedì 12 Giugno 2017, 16:33 - Ultimo aggiornamento: 12-06-2017 16:33
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