D'Anna lascia il Senato: «Deluso da Berlusconi, comanda la Pascale»

di Paolo Mainiero

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«È un mondo di assoluta ipocrisia», dice oggi Enzo D'Anna di quel Parlamento in cui siede dal 2010. Vi entrò per la prima volta in sostituzione di Stefano Caldoro, eletto presidente della Regione Campania. In sette anni, prima da deputato e poi da senatore, la presenza di D'Anna non è passata inosservata. Qualche gestaccio fatto, ricevuto e ricambiato; battutine al limite del politically correct; verve polemica fuori dal comune. In sintesi, uno che non le manda a dire. «Sono un uomo libero», si definisce. E annuncia: «Mi dimetto». Potrebbe aspettare la fine della fine legislatura, e invece no, lascia subito, anzi, a fine mese quando sarà proclamato presidente dell'Ordine nazionale dei biologi. «L'incompatibilità - spiega - non è espressamente prevista ma essendo una carica di rilievo nazionale il problema sorge».

Le elezioni all'Ordine le ha stravinte. La sua lista ha ottenuto il 45,2 e ha eletto nove componenti su nove. «Abbiamo fatto cappotto», sorride. Lui ha preso 1.619 voti su 3.580 votanti. «L'Ordine versa in grave crisi, sono contento che i colleghi mi abbiano dato la loro fiducia. C'è molto da lavorare». Dal 1998, D'Anna era presidente di Federlab, la potentissima associazione dei laboratori di analisi. «Il suo braccio elettorale», era l'accusa dei detrattori. Puntualmente respinta. «I voti - precisa - li ho sempre avuti»; da quando era sindaco di Santa Maria a Vico e poi consigliere e assessore provinciale a Caserta. Fu all'epoca, nel 1985, che il democristiano D'Anna conobbe il socialdemocratico Nicola Cosentino, che sarebbe diventato coordinatore regionale del Pdl prima di finire stritolato in una serie di inchieste e processi conclusi con condanne in primo grado. «Ma con Nicola non ho mai fatto politica. Sono diventato il suo amico per antonomasia perchè l'unico che ha avuto il coraggio di difenderlo mentre tutti lo scaricavano».

 

Nel 2015 fu sospeso per cinque giorni, accusato di gesti sessisti nei confronti della senatrice grillina Barbara Lezzi. Si difese sostenendo che aveva mimato lo stesso gesto che la cinque stelle gli aveva rivolto contro, ma Grasso non gli credette. «Farò lo sciopero della fame», protestò. In Senato era stato eletto nel 2013, con il Pdl, dopo l'esperienza alla Camera dal 2010, sempre con Berlusconi. «Avevo creduto nella rivoluzione liberale che aveva promesso. Ero attirato da gente come Lucio Colletti e Antonio Martino, Marcello Pera, Giuliano Urbani e Gianni Baget Bozzo». Ma la rivoluzione è finita male, malissimo e sono volati anche gli stracci. «Quando fu sciolto il Pdl litigai con Berlusconi per la mancanza assoluta di democrazia in Forza Italia». In realtà, più che con Silvio, D'Anna ce l'aveva con Francesca Pascale e Maria Rosaria Rossi, «invadenti e tracotanti, che incidevano pesantemente sulle nomine in Campania», a partire da quella di Mimmo De Siano coordinatore regionale. «Altro che rivoluzione liberale». Se ne andò con Denis Verdini, sostenne Vincenzo De Luca alle regionali del 2015, con Ala è stato il soccorso rosso dei governi Renzi e Gentiloni. «Siamo stati su posizione di sostegno alle riforme», dice e rivendica con orgoglio il voto a favore di Jobs act, Buona scuola, unioni civili, riforme costituzionali, Rosatellum. «E siamo stati anche determinanti disinnescando i ricatti della sinistra pd», aggiunge.

Un mesetto fa fu accusato di frasi sessiste. «La donna è fonte di desiderio, è un istinto primordiale», disse. Le biologhe invitarono i colleghi a non votarlo. Qualche giorno fa, durante la bagarre sul voto di fiducia al Rosatellum, ebbe uno scambio di gestacci con il grillino Michele Giarrusso, con il quale ha spesso avuto spettacolari e coloriti battibecchi. «Basta, questa politica mi ha deluso», sbotta. Precisa che non si sarebbe candidato comunque, anche se non fosse stato eletto presidente dei biologi, perchè «in Parlamento c'è un'assoluta ipocrisia, l'unico obiettivo è criminalizzare l'avversario». Tradito da Berlusconi, disincantato da Renzi. «È molto furbo per essere molto intelligente. Ma ha commesso un grave errore. Dopo le europee avrebbe dovuto fare il partito della nazione. Ma non ebbe il coraggio». Per il futuro, dice che non voterà nè Salvini nè M5s, ma un «centro liberale se ci sarà». Tanto, aggiunge, «il partito della nazione si farà in Parlamento perchè senza un vincitore l'unica maggioranza auspicabile è quella Pd-Forza Italia».
 
Domenica 5 Novembre 2017, 12:36 - Ultimo aggiornamento: 06-11-2017 16:23
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