Conti in rosso al Comune di Napoli, la Corte dei Conti «convoca» la giunta

di Pierluigi Frattasi

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Fari puntati della Corte dei Conti sull'entità del disavanzo del Comune di Napoli e sul piano di risanamento. La Sezione Regionale di Controllo della Campania ha deferito Palazzo San Giacomo in pubblica udienza per il 21 luglio prossimo. Sotto osservazione c'è la legittimità della delibera di rimodulazione del piano originario del 2013, approvata dal Consiglio comunale lo scorso settembre. Uno strumento fornito dal governo ai Comuni dopo la riforma della contabilità pubblica nel 2015 per poter spalmare eventuali nuovi disavanzi in 30 anni, anziché in 10, come previsto dalla legge sul pre-dissesto del 2012.

Secondo i giudici napoletani, che nelle scorse settimane hanno passato al setaccio le carte, il Comune di Napoli a settembre, nella delibera di rimodulazione, non sarebbe andato a rivedere solo il nuovo disavanzo, ma avrebbe spalmato anche quello che non era riuscito a recuperare nel 2015, pari a 54 milioni di euro, «avendo ridotto il disavanzo complessivo di soli 19,5 milioni - anziché degli 80 previsti dal piano - ha poi previsto di riassorbire la quota non ripianata nel 2015 ripartendola sui residui 7 anni» scrivono i giudici. Una differenza non da poco in quanto afferisce a due articoli diversi della legge, il 714 e il 714 bis. Senza contare, sottolineano i magistrati, che «una simile possibilità non è accompagnata dalla connessa sospensione delle procedure esecutive a danno delle aspettative legittime dei creditori già ampiamente danneggiati dallo stato di crisi del Comune». In pratica, se fosse verificata la tesi del Comune, verrebbero a cadere anche i presupposti dello stop ai pignoramenti da parte dei creditori legati alla rimodulazione.

L'udienza - che si doveva tenere il 21 giugno, ma è stata rinviata a fine luglio - deciderà, dunque, se la procedura adottata dal Comune a settembre è legittima o meno. Non solo. A seconda della decisione dei giudici, infatti, il piano rimodulato potrebbe proseguire, sempre sottoposto a monitoraggio continuo, o dover essere rinviato alla Commissione del ministero dell'Interno che l'approvò nel 2012 per ricominciare l'iter d'accapo.

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Mercoledì 12 Luglio 2017, 08:56
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