Comunali, tre arresti per brogli:
la Dda in campo a Sant'Antimo

di Leandro Del Gaudio e Marco Di Caterino

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Si parte dalle ammissioni, quelle messe nero su bianco nella caserma dei carabinieri, subito dopo il ritrovamento di schede elettorali. C'è qualcuno che ha ammesso di aver venduto voti, un punto di partenza decisivo per scoperchiare il pentolone - l'ennesimo - che riguarda il voto alle porte di Napoli. È così che i riflettori ritornano ad essere puntati su Sant'Antimo, dove la notte tra sabato e domenica sono state arrestate tre persone alle prese con 321 certificati elettorali. Tessere vere, per cittadini realmente esistenti, con una ipotesi investigativa forte: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione elettorale. 

Uno scenario su cui indaga la Procura di Napoli nord, sotto il coordinamento del procuratore Francesco Greco e del pm Vittoria Petronella, che attendono l'udienza di convalida degli arresti messi a segno all'alba di domenica mattina dai carabinieri per fare il punto della situazione. Una vicenda alla quale guardano con attenzione anche la Dda di Napoli, sotto il coordinamento degli aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli e del pm Mariella Di Mauro. Ma andiamo con ordine. Tre arresti in flagranza di reato, in carcere finiscono Luigi Chiariello (classe 23-3-1963), Giuliano Di Giuseppe (legati da rapporti di parentela, sono difesi dagli avvocati Marco Spena e Antonio Verde), e Angelo D'Andrea, che maneggiavano quei 321 certificati elettorali. Stando alle prime ipotesi, per lo più ricavate da indiscrezioni raccolte sul territorio, quelle schede sarebbero state restituite ai cittadini che, in cambio di soldi, dovevano votare per una lista di batteria: «Vivi Sant'Antimo-Chiariello sindaco», riconducibile al capolista Antimo Alfé (che ovviamente prende le distanze da ipotesi di brogli elettorali).

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Martedì 13 Giugno 2017, 09:39 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2017 09:39
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