Casa del popolo addio, il tribunale sfratta il Pd

di Enrico Ferrigno

ACERRA. Cala definitivamente il sipario sulla Casa del Popolo. Tempo una settimana e lo storico palazzotto inaugurato nel 1980 dal segretario del Pci Enrico Berlinguer dovrà essere svuotato dagli attivisti del Pd e riconsegnato ai proprietari. A stabilirlo con apposita sentenza di sfratto è stato il tribunale di Nola. Il giudice Nicoletta Calise della prima sezione civile ha preso atto del fallimento del tentativo di composizione bonaria della lite che vedeva da un lato la Fondazione Chiaromonte, erede dei beni del vecchio Pci, e dall'altro la locale sezione del Pd accusata di occupazione abusiva degli storici locali. La parte superiore del palazzotto che si affaccia su piazza Castello è tra l'altro da agosto scorso sotto sequestro: ufficialmente ci sarebbero ancora indagini in corso su una presunta violenza carnale ai danni di un minore messa in atto da un balordo che si era introdotto all'interno dell'edificio con una scala. E la struttura, completamente abbandonata, in questi mesi sarebbe stata addirittura vandalizzata e spogliata delle sue suppellettili ed infissi. I vertici del partito avrebbero anche avvisato i giudici, ma finora non è stato consentito loro di accedere per verificare gli eventuali danni.

A confermarlo è la segretaria del circolo Pd Paola Montesarchio: «Abbiamo tentato di difendere questo la memoria storica per tre anni, ma siamo stati lasciati soli. Non una parola dal vertice nazionali del mio partito nè da coloro che comunque sarebbero dovuti esserci vicini perché in passato avevano diviso la stessa storia e la stessa casa». I suoi strali sono anche rivolti ai magistrati e alle lungaggini dell'inchiesta. «È inspiegabile che la nostra sede sia ancora sotto sequestro ed è stata proprio questa condizione a renderci impossibile la conclusione di un accordo con la Fondazione Chiaromonte che consentisse una nostra permanenza», spiega la segretaria dem. Insomma a spaventare i Democrat sarebbero stati l'incertezza del dissequestro dell'immobile e le spese ingenti per ripristinare l'agibilità della sede. Ora hanno tempo solo una settimana per consegnare le chiavi ai proprietari. «Ma io comunque mi auguro di poter trovare una soluzione con la Fondazione per continuare a far vivere quel palazzo storico», spera Montesarchio.

Il braccio di ferro cominciò a settembre di tre anni fa quando la Fondazione «Gerardo Chiaromonte» intimò al locale circolo del Pd lo sfratto rivolgendosi alla magistratura al fine di trasformare lo storica sede in appartamenti e negozi. Una situazione che creò non pochi imbarazzi tra gli eredi dell'ex Pci. Anche Bassolino, tra i tanti, tentò di trovare una soluzione al problema. La Casa del Popolo fu acquistata tra gli anni Sessanta e Settanta con copiose sottoscrizioni tra i militanti del vecchio Pci, epicentro di battaglie e rivendicazioni passate alla storia politica campana. Addirittura nel 1979 per la ristrutturazione furono raccolti 28 milioni delle vecchie lire tra militanti e simpatizzanti, a cui si aggiunsero altri 20 milioni equamente donati dall'allora senatore Mario Palermo e dalla segreteria nazionale del Pci.

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Domenica 15 Aprile 2018, 14:41
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COMMENTA LA NOTIZIA
2 di 2 commenti presenti
2018-04-16 08:10:13
Che scandalo quasi 100 milioni di vecchi lire raccolte dal popolo per poi papparseli loro, il PC e PD è morto, perchè il popolo ha capito che il paradiso in terra che promettevano era solo per loro. Quanto bene potevano fare con quel denaro elargito a poveri, disoccupati, al paese... E invece? Tutto in rovina come il loro partito dei ricchi che sfruttano i poveri.
2018-04-15 15:06:18
Da iscritto Pd, trovo estremamente demodè questo attaccamento ai vecchi circoli, anche se rappresentano una gloria del passato, specie se si parla di Casa del Popolo....A mio parere, i Circoli dovrebbero sparire e con essi sparirebbe il vergognoso commercio delle tessere. Mancando le tessere non avrebbero più senso le dannose correnti interne, e si potrebbe ripartire con un Partito senza più le pesanti e vischiose sovrastrutture del passato, più leggero, più economico e più moderno. Ma chi glielo dice alle correnti interne?

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