Cozzolino: Bassolino e De Magistris
troppo distanti per unirsi a sinistra

di Pietro Treccagnoli

Onorevole Andrea Cozzolino, lei è stato molto vicino a Antonio Bassolino, in certe fasi ne è stato considerato il delfino. Poi le strade si sono divise e ora c'è l'addio al Pd del vecchio leader. Che cosa ne pensa?
«Ho grandissimo rispetto per la scelta di Bassolino, ne comprendo tutta la sofferenza, ma non la condivido. La comprendo perché anche io ho vissuto momenti difficili con il Pd».
Perché non condivide la decisione di Bassolino?
«Per una ragione politica e culturale. È un'illusione pensare che nell'Italia di oggi si possa ricostruire un centrosinistra indebolendo il Partito Democratico. O, addirittura, come alcune forze a cui Bassolino si rivolge con la sua scelta, lavorando per la sconfitta del Pd. Al netto delle responsabilità del Pd, in questo modo si contribuisce solo al successo delle destre e del populismo. Uno scenario nel quale siamo già immersi da mesi e mesi in Europa».
In quell'area a sinistra del Pd c'è comunque chi non considera interrotto definitivamente il dialogo con Matteo Renzi.
«E noi con loro vogliamo dialogare. Ma quell'area oggi è informe, divisa e priva di una prospettiva comune di governo del Paese. Al Pd spetta sempre il compito di confrontarsi con le forze protagoniste della fondazione del partito».
Nella scelta di Bassolino quanto ha pesato la vicenda delle Primarie per le Comunali, con le contestazioni mai chiarite?
«Non ridurrei la sua decisione a una vicenda locale e municipale. Spero che la sua scelta nasca dal bisogno di cercare nuove strade. Ma se si pensa di ricostruire un nuovo centrosinistra sull'indebolimento del Pd non ci sarà nulla di buono per il futuro, né si costruiranno nuove strade per il futuro della sinistra italiana ed europea».
Come giudica le dichiarazioni molto morbide, che qualcuno ha interpretato come prove di dialogo, fatte da Luigi de Magistris come primo commento dell'uscita di Bassolino?
«Bassolino un anno fa voleva essere il candidato alternativo a de Magistris. Dopo sette anni siamo di fronte al fallimento politico, finanziario e sociale dell'esperienza di questo sindaco. E poi de Magistris un giorno vuole dialogare con il governo, un altro fa l'opposizione. Cambia continuamente idea. Aspetterei qualche settimana per capire che cosa ha davvero in mente, politicamente».
De Magistris e Bassolino sembrano, comunque, uniti da un collante anti-Pd.
«E così si pensa di costruire una nuova forza politica? In ogni caso le critiche che Bassolino muove al Pd non possono mai identificarsi, lo spero e me lo auguro, con quelle di de Magistris».
Secondo lei, quanto pesa in percentuale questa sinistra?
«Spesso si fanno grandi annunci, poi smentiti dal risultato elettorale dei cittadini. Ne mi affiderei, per capirlo, al voto siciliano di cui non mi sfugge il valore nazionale, ma che ha caratteristiche troppo peculiari nelle personalità candidate e nell'esperienza di governo di Crocetta in questi anni. Temo che il Pd, come la sinistra che si raccoglie attorno a Fava non governeranno la Regione nei prossimi anni».
Fava, dato al 6 per cento, potrebbe, ottimisticamente, arrivare persino al 10. A Napoli con queste cifre l'Mdp potrebbe giocarsi la leadership con il Pd, ridotto all'11 per cento. Non crede?
«Questa mi pare un'illusione. Il problema è, piuttosto, riconquistare quel popolo che si è allontanato dalla sinistra. Tra noi e Mdp non vedo una sfida alla pari. Del resto, il popolo del centrosinistra non ha mai premiato le divisioni e chi se n'è reso protagonista».
Intanto, nelle realtà locali, non solo a Napoli, ma anche a Napoli, il Pd, lasciato solo dal Nazareno, è sempre più balcanizzato.
«Questa è stata la grande debolezza non solo di Renzi, ma di tutto il gruppo che ha guidato in questi ultimi dieci anni il partito a Roma. Non si è saputo costruire un nuovo modo di stare insieme e di produrre politica sui territori, nei quartieri e sui luoghi di lavoro. Subito dopo le elezioni in Sicilia bisognerà aprire una ampia riflessione su come si riorganizza un grande partito di massa nella crisi democratica che stiamo vivendo. Non solo qui, ma anche in Europa».
Torniamo a Bassolino. Secondo lei, se dovesse aderire a Mdp o quel che si condenserà a sinistra del Pd, sarà ben accetto, gli si cederebbe spazio?
«Non tocca a me dirlo. Posso invece dire che, per quello che si sta muovendo nel Pd oggi, anche con la candidatura di Nicola Oddati alla segreteria, si dimostra che per Antonio nel Pd si poteva e si può creare uno spazio enorme. Una personalità come la sua poteva dare un contributo importante proprio ora che si sono raccolte intorno a Oddati, come mai era accaduto nel passato, tante forze solidali con Bassolino. Una larga parte della generazione cresciuta politicamente e amministrativamente con Antonio ha deciso di restare nel Pd e condurre una battaglia all'interno, come lui ci ha trasmesso».
Allora, perché uscire, proprio lui che è stato sempre refrattario a intrupparsi fuori dal grande partito?
«Avrà considerato conclusa un'esperienza politica. Avrà anche pesato la qualità dei rapporti umani che si è creata negli ultimi mesi nel Pd».
Ha prevalso il sentimento e non la freddezza e la lucidità politica che tutti gli riconoscono?
«Certo e questo mi amareggia. Ma io voglio pensare che sia stata una motivazione politica più alta».
Ovvero?
«Provare a tirar fuori da quel crogiolo di gruppi a sinistra del Pd un pensiero nuovo. Quindi insisto: perché non portare avanti questa operazione restando nel partito, senza indebolire la principale forza della sinistra europea?».
Da quanto tempo non vi sentite?
«Da prima della vicenda delle Primarie. Ma la sinistra è una grande piazza, alla fine, nonostante tutto ci si ritrova sempre».
Domenica 5 Novembre 2017, 16:39 - Ultimo aggiornamento: 05-11-2017 16:39

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