Stop alla legge contro le ruspe,
l'ira della Regione sul governo

di Fulvio Scarlata

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«È sorprendente la decisione del governo di impugnare una legge che formula semplici linee guida ai Comuni. Non c'è nessuna sanatoria. Noi andremo avanti con il nostro lavoro». Fulvio Bonavitacola non recede di un passo dopo la decisione del Consiglio dei ministri di impugnare la legge campana sulla gestione degli abusi edilizi. «Difenderemo le nostre ragioni - dice il vicepresidente della Regione - davanti alla Corte Costituzionale convinti di avere ragione».

E meno male che doveva essere un governo amico, quello a guida Pd. Dalla legge sui rifiuti al piano ospedaliero, dal piano di rientro economico alla questione della nomina di De Luca a commissario per la Sanità (osteggiata fino all'ultimo minuto), non c'è questione su cui il governo Gentiloni non si contrapponga a quello regionale. Anche lunedì non si è smentito: su 42 leggi regionali alla sua attenzione ha impugnato solo quella campana. Anche se nelle ultime settimane proprio Bonavitacola con il capo di Gabinetto di De Luca, Sergio De Felice, erano andati più volte a Palazzo Chigi a spiegare la scelta della Regione proprio per evitare l'impugnazione delle norme sull'abusivismo.

Chi esulta, invece, è Angelo Bonelli: «Quella della Campania è una legge vergognosa. E criminogena - spiega il coordinatore nazionale dei Verdi - Si delega ai Comuni il dovere di spiegare quando le abitazioni abusive sono di pubblica utilità sapendo che i Comuni sono i più indifesi davanti alle reazioni di chi commette gli abusi. Si introduce il criterio dell'abuso di necessità, che grida vendetta. E con il solo effetto annuncio si produce nuovo abusivismo in una regione in cui il cemento selvaggio è in mano alla camorra. Da De Luca e Bonavitacola mi aspettavo normative più rigorose e nette».

Da Palazzo Santa Lucia, invece, la questione è vista in modo totalmente differente. Si sottolinea che quelle emanate dalla Giunta De Luca sono solo linee guida, espressamente non vincolanti, per dare indicazioni di uniformità di interventi da parte dei Comuni su territorio spesso limitrofi. Nel caso di costruzioni illegali, quando non si arriva alla demolizione, i Comuni possono acquisire i beni se ci sono due presupposti: l'interesse pubblico e il fatto che le case abusive non ricadano su territori vincolati per interessi ambientali, culturali o idrogeologici. «La Regione - si sottolinea - è intervenuta solo per definire cosa è l'interesse pubblico. E l'acquisizione dei beni da parte dei Comuni avviene sempre in attesa dell'eventuale decisione di demolire le costruzioni». Insomma, invece di assistere a Comuni che non intervengono anche perché le norme sono contraddittorie, l'idea era di fornire un punto di riferimento che potesse valere per tutti.

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Mercoledì 9 Agosto 2017, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 09-08-2017 12:30
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