Premio Napoli sociale: Orecchio, Falco e Mari in gara per la narrativa

di Ida Palisi

L'attenzione ai grandi temi della contemporaneità, come le migrazioni, le mistificazioni della politica, i conflitti e le contraddizioni della realtà è lo sguardo trasversale che caratterizza il sessantaquattresimo Premio Napoli guidato da Domenico Ciruzzi e le scelte della giuria tecnica che ieri ha annunciato le terne dei finalisti per narrativa, poesia e saggistica.

«Non vogliamo essere un circolo letterario per pochi eletti ma una fondazione aperta alle grandi questioni di oggi» ha detto Ciruzzi nella sede della fondazione a Palazzo Reale, affiancato dal vicepresidente Alfredo Contieri e da tre dei quindici membri della giuria: i docenti Paola Villani e Bruno Moroncini e il poeta Eugenio Lucrezi. Tra oltre 150 libri pervenuti da cui sono stati esclusi nomi eccellenti come quello di Adriano Sofri sono stati selezionati per la narrativa la raccolta di racconti e biografie impossibili di Davide Orecchio Mio padre la rivoluzione (Minimum Fax) dedicati al mito della rivoluzione russa, il romanzo autobiografico ed epopea del lavoro come elevazione sociale di Giorgio Falco Ipotesi di una sconfitta (Einaudi), e quello di formazione di Michele Mari Leggenda privata (Einaudi).

Per la poesia in concorso il napoletano Mariano Baino con le sue folgorazioni creative in Prova d'inchiostro e altri sonetti (Aragno), insieme con Guido Mazzoni per La pura superficie (Donzelli) dove intreccia destini personali e collettivi nel ventunesimo secolo ed Elio Pecora che osserva con occhio critico la nostra epoca con Rifrazioni (Mondadori): titoli scelti «concordemente dalla giuria, seguendo il criterio di privilegiare testi che usassero consapevolmente i linguaggi della tradizione per raccontare la contemporaneità», ha detto Lucrezi.

«L'apertura al sociale», ha sottolineato Moroncini, professore di Filosofia morale aell'università di Salerno, «non indica un abbassamento di livello alle tendenze commerciali che si presume incrocino i gusti del pubblico. Abbiamo mantenuto una scelta alta in tutte e tre le sezioni e nella saggistica una forte attenzione alle questioni che riguardano la società odierna». Così nella terna ci sono L'invenzione del globo (Einaudi) di Matteo Vegetti, sugli effetti dati dalla metamorfosi dello spazio, assieme a Stranieri residenti (Bollati Boringhieri) di Donatella Di Cesare che riflette sul significato ultimo del migrare e dell'abitare e Sillabario dei malintesi (Marsilio) di Francesco Merlo che analizza la situazione italiana attraverso le parole della politica e non solo.

I finalisti saranno votati ora da 1.324 giudici-lettori, per la prima volta con la possibilità di poter esprimere la propria preferenza solo per una delle tre sezioni. In questa giuria popolare rientrano anche 80 comitati formatisi nelle scuole di Napoli e provincia, negli istituti penitenziari di Poggioreale e Secondigliano (qui il 10 luglio la fondazione presenterà un'antologia di poeti nata da un progetto sociale nel carcere) e con alcune realtà territoriali come l'associazione dei Maestri di Strada, il Centro MaMu di Ponticelli, la libreria La Scugnizzeria nell'area tra Scampia e Miano.

«La promozione della cultura e la sua funzione sociale», ha concluso Domenico Ciruzzi, «è una caratura specifica che abbiamo voluto dare alla fondazione, con l'obiettivo di pensare alle generazioni future e non solo a un presente che si consuma velocemente. Investire nella cultura significa anche creare un ponte tra centro e periferia, creare le condizioni per un'armonia più forte. La cultura non è un dessert, non è un optional che si può cancellare nei momenti di crisi». Per l'edizione 2018 che vedrà la proclamazione dei vincitori il 18 dicembre al Mercadante, saranno assegnati anche tre premi speciali scelti direttamente dal presidente e dalla giuria tecnica, per una personalità internazionale, per la cultura e per la drammaturgia contemporanea.
Sabato 30 Giugno 2018, 10:41 - Ultimo aggiornamento: 30-06-2018 10:41
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