Niccolò e il dio Diego, storia di uno sguardo nel Bronx di Napoli

di Maria Pirro

È il ragazzo dallo sguardo sfuggente. Un ragazzo autistico. L'altra faccia dell'enigma dipinta a mano, sul muro, con lo spray, nel Bronx di Napoli. Il volto ritratto accanto a Diego Armando Maradona da Jorit, tra le case lunghe, spogliate della bellezza nel gioco del destino che ha reso il quartiere periferia e la sua stessa esistenza ai margini.

«Quei segni sul viso indicano che anche Niccolò fa parte della grande tribù dell'umanità», dice suo padre Paolo Vassallo, 53 anni, avvocato. È sua la «mano» nascosta dietro l'opera, e accetta di mostrarsi per spiegare che sì: l'essenziale può essere invisibile. Invisibile agli occhi, come dice il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry richiamato da Jorit per descrivere lo straordinario incontro con Niccolò, il soggetto del murales, avvenuto «solo dopo un intenso scambio di messaggi al pc». È l'altra galassia. Un modo diverso di osservare e stare al mondo. L'idea prende forma così: «Digitando una mail per chiedere di rendere protagonisti i bimbi con questa sindrome». Una preghiera indirizzata direttamente all'artista «mai incontrato», ma ammirato per strada, in particolare «per i tratti profondi di San Gennaro all'ingresso di Forcella». È quella che Paolo chiama la «seconda prospettiva»: «Significa che, insieme, è possibile imparare ad affrontare le difficoltà, superare la rabbia e trasformare la propria storia in opportunità per costruire un futuro migliore, fondato sul dialogo tra differenti esperienze».
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Sabato 7 Aprile 2018, 10:02 - Ultimo aggiornamento: 07-04-2018 10:02
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