Napoli, università in lutto: addio al prof Matteo Pizzigallo, fu allievo di Aldo Moro

Matteo Pizzigallo
di Diego Scarpitti

  • 1388
«110 e lode…con plauso accademico!». Hanno voluto ricordarlo così, al termine del rito esequiale celebrato da Sua Eccellenza Gianrico Ruzza, insieme a don Vito Cesaria, gli affettuosi e commossi studenti napoletani srotolando lo striscione sul sagrato della Chiesa San Roberto Bellarmino, in piazza Ungheria, nel quartiere Parioli.

Si è spento Matteo Pizzigallo, professore dell’Ateneo federiciano da più di 25 anni, titolare della cattedra di Storia delle Relazioni internazionali presso la Facoltà poi Dipartimento di Scienze politiche.

Nei suoi corsi, particolarmente frequentati, - si occupava anche di Storia dei partiti e dei movimenti politici e in seguito di Storia delle Relazioni euromediterranee -, il benvoluto e compianto ordinario ha contribuito ad illustrare lo svolgimento e l’evoluzione del sistema politico ed economico internazionale, con particolare riferimento agli aspetti geopolitici e della diplomazia economica dell’ultimo quarto di secolo.
 
 

Originario di Martina Franca, in provincia di Taranto, Pizzigallo aveva studiato all’Università «La Sapienza» di Roma, dove era stato allievo del grande storico della guerra d’Etiopia Renato Mori. Assistente ordinario di Storia contemporanea subito dopo la laurea in Scienze politiche, Pizzigallo era entrato nel gruppo di giovani che ruotava intorno ad Aldo Moro, ragazzi che avevano cercato di sposare le istanze di rinnovamento del ’68 con i valori della religione, della morale e della fede cattolica. Ricordato da Moro («Lettere dalla prigionia») come il giovane Matteo che lo accompagnava la mattina a messa nella Chiesa di Santa Chiara, recapitò alcune lettere dello statista democristiano (suo testimone di nozze nel 1974), che i brigatisti posero a disposizione della famiglia nei drammatici giorni del sequestro del 1978.

Dopo la morte del più volte presidente del Consiglio dei Ministri, particolarmente turbato per quanto successe, Pizzigallo si trasferì a Bari, dove nel 1981 divenne professore associato, ricoprendo anche l’incarico di Storia diplomatica dei trattati. In Puglia fino all’anno accademico 1991-1992, venne poi chiamato dalla Facoltà di Scienze politiche della Federico II, dove la cattedra di Storia delle Relazioni internazionali non era stata ancora attivata. La sua dedizione all’insegnamento, la sua disponibilità, la gentilezza, la speciale attenzione riservata nei confronti degli studenti trasformarono le sue lezioni, - che sino ad allora non avevano goduto di eccezionale seguito -, in quelle più gettonate in un arco temporale di 25 anni.

Giornalista pubblicista, sviluppò attività divulgativa, scrivendo sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno e collaborando più tardi ad altre testate locali e nazionali, su temi inerenti la politica e l’economia internazionale. Negli ultimi anni era stato opinionista per la trasmissione Unomattina. Si ricorda la sua sensibilità ai problemi del territorio di Napoli e del Meridione con l’assidua e convinta adesione alla Fondazione Mezzogiorno Europa, legata a quello che diventerà in seguito il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Con Andrea Geremicca e Umberto Ranieri non esitò a porre in essere iniziative culturali e sociali a favore della comunità napoletana e non solo, divenendo uno dei principali animatori della medesima fondazione. Vicino alle posizioni del Pd, punto di riferimento presso la sua città natia e più tardi a Roma. Focalizzò i suoi studi sui rapporti tra l’Italia e le Repubbliche nate dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Socio fondatore della Società Italiana di Storia Internazionale, Pizzigallo si è occupato al principio delle vicende della politica economica estera del nostro Paese, dell’AGIP negli anni ’20, ’30 e nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, riscuotendo interesse degli studiosi e iniziando percorsi di ricerca innovativi. La sua una profonda rilettura delle relazioni dell’Italia con i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo. In tale contesto si inseriscono le opere inerenti il Medio Oriente, come il prezioso volume «La Diplomazia dell'amicizia. Italia e Arabia Saudita». Ha allargato lo spettro della sua ricerca, interessandosi a quei paesi produttori di petrolio, Azerbaijan e Kazakistan.

«Pizzigallo ha provato a comprendere la contemporaneità, da quando Aldo Moro gli ha indicato questa urgenza, attraverso la meticolosa analisi delle evoluzioni delle relazioni internazionali, osservando dinamiche economiche, sociali, politiche e non solo», ha dichiarato il Direttore del Dipartimento di Scienze politiche Marco Musella. Ai funerali ha preso parte un’ampia delegazione dei colleghi federiciani e del personale amministrativo, presso cui ha lasciato un ricordo indelebile per la sua genuinità, simpatia, capacità di mediazione nell’ambito delle dinamiche accademiche. Nutrita inoltre la presenza di studenti giunti da Napoli per l’ultimo saluto al carissimo professore. Ne prossimi mesi il Dipartimento di Scienze politiche, la Federico II e la SISI ricorderanno Pizzigallo con una serie di iniziative, una giornata di studio, la dedica di un’aula universitaria.

All’età di 68 anni lascia la moglie Daniela e i figli Chiara e Marco. Continuatore dei suoi studi e suo erede naturale il professore Settimio Stallone. Sotto il segno della «diplomazia dell’amicizia», intesa come modello tipico italiano di relazioni mediterranee concepito per privilegiare la ricerca del dialogo, dell’aperto confronto, paritario e scevro da strumentalizzazioni e da pregiudizi ideologici, rilanciando la cooperazione e il diritto all’autodeterminazione dei popoli, è giusto ricordare così Matteo Pizzigallo.
Domenica 22 Luglio 2018, 12:46
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP