«In periferia il teatro ci può salvare», l'esperienza dei ragazzi al Nest

di Rossella Grasso

«Hai presente quella sensazione che hai quando entri a casa, appoggi il cappotto e ti senti finalmente al sicuro? Ecco per me questo è il Nest». Armando ha 22 anni, è di San Giovanni a Teduccio e da 2 anni frequenta assiduamente il Nest, Napoli Est Teatro, che significa «nido» in inglese. Insieme al gruppo #GiovaniO’Nest ha appena partecipato alla messa in scena de «La Sposa Prigioniera» diretto da Gianni Spezzano per la rassegna «Quartieri di Vita» della Fondazione Campania dei Festival. Un'occasione per toccare con mano quanto il piccolo teatro di periferia possa essere importante per i ragazzi che vivono quotidianamente situazioni difficili, dove credere che il bello possa esistere è difficile. Il Nest ci riesce attraverso le emozioni della drammaturgia e attira a sè numerosi ragazzi non solo da San Giovanni, diventando un punto di riferiemento per tutte le perifere.

«Per me è stata un'alternativa alla strada - racconta Enzo, 20 anni di Scampia - Amo recitare e grazie a questo teatro ho avuto la possibilità di frequentare un gruppo di persone fantastiche e sono felice». «Molti dei miei amici si sono persi per strada - continua Armando - Il fatto che il Nest opera con il ragazzi e vuole dare un'opportunità è importantissimo. Forse ci dovrebbe pensare lo Stato o qualcuno più grande. Il Nest con la drammaturgia riesce a farci capire che le opportunità ci sono, c'è un'altra via, non solo quello della violenza. Non diventeranno dottori, medici e attori, almeno non saranno camorristi». «La cosa bella è che qui impariamo non solo il teatro ma anche a prenderci cura dei nostri spazi - racconta Raffaella, 25 anni che ogni settimana viene da Casoria per le attività - Non si tratta di eseguire semplicemente quello che ci dice di fare un regista ma di mettere insieme le nostre idee e creare».
 

Il gruppo dei giovani del Nest raccoglie circa 35 ragazzi tra i 14 e i 28 anni. Sono tanti gli artisti e i registi che si mettono a disposizione per la loro formazione. «È un laboratorio permanente che esiste da quasi tre anni - spiega Francesco Di Leva, coordinatore artistico del Nest - Cerchiamo di far innamorare i ragazzi del teatro che è quello che sappiamo fare. Se pensi che fino a 5 anni fa non esisteva un luogo di aggregazione culturale come questo pui fare la somma e capire che valore può avere oggi» La prima call due anni fa di Quartieri di Vita attirò i primi ragazzi per la messa in scena de «Gli ultimi scugnizzi del rione», spettacolo nato da un laboratorio intensivo sui testi di Ruccello e Viviani. Per l'edizione 2018 i ragazzi hanno messo in scena «La Sposa Prigioniera», frutto di un percorso specifico con l’autore e regista Gianni Spezzano: dopo tre mesi dedicati alla costruzione di un linguaggio comune a partire dalla biomeccanica di Mejerchol’d, sono seguite varie sessioni dedicate all’analisi del testo. L’ultima fase, iniziata a giugno 2018, è quella della messinscena del testo, con la partecipazione di tutti i ragazzi, che sul palco vestono i panni non solo di attori, ma anche di scenografi, disegnatori luci, costumisti, tecnici, in un cammino di formazione trasversale che include tutte le professioni del mondo del teatro. 

«Abbiamo scelto questo testo perchè i ragazzi ne hanno un punto di vista - ha detto Gianni Spezzano - L'argomento è il sistema che ci ingabbia. Non è solo la camorra, ma anche un modo per riflettere su qual è il sistema che ci riguarda. Da qui sono partite una serie di riflessioni. Non ci interessava tanto la messa in scena quanto trasmettere loro il senso della creazione della messa in scena, delle strutture e dei significati che possiamo veicolare grazie alla drammaturgia». Un significato profondo che i ragazzi recepiscono e riportano nella loro quotidianità.
Martedì 11 Dicembre 2018, 14:30
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2018-12-11 17:47:55
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