Un galà teatrale per celebrare
Donna Matilde Serao

di Luciano Giannini

«Mi colpì fin da quando ero giovane. Donna anticonformista, tenace, moderna, di spiccata personalità e forza dirompente, un modello di riferimento cui molte di noi aspiravano in quegli Anni Settanta in cui cominciai a fare l'attrice». E poi: «Aveva una mente maschile, un atteggiamento virile nella professione e nella vita. I suoi Mosconi, per esempio... Sì, certo, sono note di cronaca mondana e leggera, pettegolezzi; eppure, da essi emergono un'originalità di stile e una ironia, un'intelligenza, a volte una perfidia, che destano ancora oggi ammirazione». Cristina Donadio sarà Matilde Serao mercoledì al San Ferdinando per la prima edizione del Premio letterario intitolato alla scrittrice e giornalista, ideato dal «Mattino» per celebrare i 125 anni di vita e la sua cofondatrice.


La serata-spettacolo sarà condotta dal direttore Alessandro Barbano con Luca De Fusco, direttore del Teatro Stabile di Napoli. La giuria formata dai giornalisti e dagli opinionisti e dagli illustri collaboratori del quotidiano, ha assegnato questo primo riconoscimento ad Antonia Arslan, italiana di origini armene, per il complesso della sua opera. Per l'occasione, l'autrice ha scritto un'intervista impossibile con la Serao, immaginando che sia sollecitata dalle domande di Melkon Gurgian, nome di battaglia Hrant, scrittore e insegnante armeno di lei coevo (li separano solo tre anni). A dargli il volto sarà Claudio Di Palma, che firma anche la regia della serata e sarà in scena con altri popolari interpreti legati allo Stabile: Mariano Rigillo, Angela Pagano, Gaia Aprea e Massimiliano Gallo. Racconta Di Palma: «Il dialogo impossibile tra la Serao e Gurgian, che è il cuore della serata, sarà interrotto e integrato dalle esibizioni degli altri attori, che proporranno testi e musiche di autori contemporanei alla Serao. A partire da Rigillo, che reciterà Lassammo fa' a Dio di Salvatore Di Giacomo; la Pagano, invece, offrirà un omaggio a Raffaele Viviani, mentre Massimiliano Gallo canterà Voce e notte e A vucchella; e l'Aprea Reginella e Io te vurrìa vasà». Quanto all'intervista, spiega Di Palma, «i due interlocutori riflettono sulla condizione dei poveri e della donna nelle loro rispettive società. In una sua opera, Il giovedì santo dei caravanserragli, Hrant racconta il malessere e la miseria di operai e piccoli artigiani che lasciavano la provincia per andare ad affollare la periferia di Costantinopoli, vivendo un disagio profondo che evoca giocoforza una delle opere maggiori della Serao, e cioè Il ventre di Napoli». Rigillo ha scelto Di Giacomo «perché l'omaggio a Donna Matilde deve recare la firma di un poeta che ha una statura europea, non dimentica le contraddizioni della sua città bifronte e, in Lassammo fa' a Dio, nell'immagine di Nanninella a pezzente che rinuncia al Paradiso eterno per tornare dal suo bambino appena nato, nasconde la metafora di una Napoli bisognosa di cura e attenzione, di una vita nuova».


Da Di Giacomo a Viviani. La Serao, che aveva oltre 30 anni più di lui, si accorse della sua arte dopo averlo visto alla Sala Umberto: «Vedete - disse rivolta a colleghi e amici - sono dieci anni che i nostri autori litigano per stabilire quale sia il vero teatro napoletano e questo genialissimo ragazzo del popolo, questo scugnizzo, lo ha creato in così poco tempo». «Ecco perché voglio ricordarla attraverso un grande napoletano e italiano», spiega la Pagano. «Leggerò, tra l'altro, una lettera struggente che Viviani scrisse alla moglie, da Verona, chiedendole ancora una volta dei soldi per pagare la sua compagnia in tournée, ma ormai in bolletta». Gaia Aprea è nata a Roma, ma da padre napoletano. «Sono un'attrice che canta, anche se per tradizione di famiglia la musica mi scorre dentro da sempre. Conservo gelosamente una lettera del 1927 in cui la Serao invitava mia nonna violinista a una matinée al Mercadante al fianco di attrici importanti come Irma Gramatica. E ora, tanti anni dopo, anch'io le rendo omaggio quasi allo stesso modo. Peraltro, mi piace pensare a queste donne che si riunivano in teatro a far cultura. Oggi per noi è normale, ma non lo era certo a quei tempi».


Quanto alle canzoni scelte, «ho preferito due super-classici che testimoniassero una stagione culturale unica, di cui Donna Matilde faceva parte». Per Massimiliano Gallo, infine, il tributo alla Serao è anche un modo per ricordare il padre Nunzio, fine interprete del repertorio classico napoletano: «Voce e notte l'ho voluta per l'eccellenza del testo e della musica. Quell'incipit che evoca un'aria pucciniana mette i brividi. A vucchella, invece, la cantava papà. E lo faceva così bene da guadagnare l'ammirazione di Lucio Dalla. Entrambe saranno il mio omaggio a una donna di grande personalità e cultura. Oggi Napoli avrebbe tanto bisogno di figure forti come lei, capaci di imporre una immagine diversa della città, non basata sui cliché, ma su uno sguardo anche critico, ma benefico e costruttivo».
Domenica 28 Maggio 2017, 10:26 - Ultimo aggiornamento: 28-05-2017 11:11
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