Napoli, la riscoperta del dente di San Cesario

di Marco Perillo

Pochi forse lo sanno, ma nel Duomo di Napoli è custodita la reliquia di un dente di San Cesario, martire cui ricorre quest'anno il 1910° anniversario della morte (107 d. C. - 2017). Il culto di San Cesario, o Cesareo, diacono di Terracina e martire, a Napoli è antichissimo: in uno strumento rogato il 16 giugno del 1288, ai tempi di Carlo I d'Angiò (che si conserva nell'Archivio della Cava dei padri benedettini), si fa memoria di un luogo fuori le mura di Napoli, vicino al casale di San Giovanni a Teduccio, che si chiamava "S. Cesarei ad Susurram", nei pressi della chiesa di Sant'Arcangelo all'Arena. Inoltre, esisteva un piccolo villaggio detto "San Cesario di Villa Lanzasino".

Nella cattedrale dedicata all'Assunta è custodita la reliquia del dente. La sua ricerca, di recente, è partita dallo studio del  "Calendario Marmoreo di Napoli", un documento marmoreo che riporta i costumi liturgici dell'antica Chiesa napoletana, attualmente conservato nel Duomo di Napoli, in cui al 1° novembre è riportato il Natale del santo. 

Dopo mesi di ricerche, da parte del professor Tino d'Amico (impegnato nella classificazione, catalogazione, restauro ed inventario delle reliquie e dei reliquiari dei Santi e Beati venerati nella cappella lipsanoteca), di Padre Eduardo Parlato, direttore dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici e Arte Sacra della Diocesi di Napoli e di Monsignor Vincenzo Papa, parroco del duomo, è stato possibile rintracciare la reliquia del martire.

La reliquia “Dens Sancti Caesarii” era menzionata tra i tesori dell’Abbazia di Chiaravalle dal XII secolo, traslata da Roma dal San Bernardo di Chiaravalle, e dottore della Chiesa. Un altro dente di San Cesario fu dato in dono all'Abbazia di Crypta Ferrata (Grottaferrata, nel Lazio), dove fu conservato con grande onore e cesellato con illustri doni. Purtroppo questo reliquiario risulta assente nei recenti inventari dell’abbazia.

Difficile capire come e quando la reliquia di San Cesario sia stata traslata da Roma (parte delle reliquie del santo si conservano sotto l'altare maggiore della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme) a Napoli perché non si riesce a trovare l'antica autentica della donazione. Buona parte delle reliquie conservata nel reliquiario del duomo provengono da chiese e conventi soppressi durante il decennio francese, o in esecuzione dei decreti sabaudi; altre provengono da chiese abbattute durante i lavori del dopo colera (1882).

Il capo di San Cesario fino al 1645 era conservato nella basilica romana di Sant'Anastasia al Palatino: nel reliquiario di Napoli, infatti, accanto al dente del santo si conserva un frammento osseo di Sant'Anastasia Vergine e Martire. 
Tutte le reliquie del giovane diacono sparse nel mondo sono state studiate ed identificate, esclusivamente su base fotografica, dal Professor Gino Fornaciari, Professore di Paleopatologia e Archeologia Funeraria, e della Dottoressa Simona Minozzi, specialista in osteoarcheologia, della Divisione di Paleopatologia dell’Università di Pisa.

Secondo la dottoressa Minozzi, la reliquia con il cartiglio "S. Caesarii M." nel duomo di Napoli è un dente molare definitivo ancora in eruzione, infatti  le radici non sembrano spezzate, ma ancora vuote perché non hanno ancora terminato l’accrescimento: questo confermerebbe la tradizione agiografica ed iconografica in quanto Cesario sarebbe stato martirizzato in giovane età.

Nella chiesa di Santa Brigida si conserva invece un busto reliquiario del santo realizzato da una bottega napoletana del XIX secolo in  legno scolpito e dorato; su una base mistilinea a gradini modanati è raffigurato il santo, a mezza figura, come un giovane imberbe con capigliatura folta ed ondulata; non indossa i paramenti liturgici ma l'abito civile e non sono presenti  i tipici attributi iconografici. 

Cesario di Terracina ha avuto un destino sorprendente dopo la morte, in quanto - fin dalla prima età cristiana -  fu il santo scelto per il suo nome a consacrare alla fede di Cristo i luoghi che già appartennero ai Cesari pagani. Il diacono Cesario, però,  non è un santo romano, ma di Terracina: per ragione del suo nome, fu scelto a protettore della residenza dei Cesari. Quindi, Caesarius Diaconusha sostituito e cristianizzato il culto dei Divi Cesari nel mondo; solitamente le sue chiese sono state edificate sulle rovine delle ville di “otium” degli imperatori. 
Venerdì 20 Ottobre 2017, 22:30
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