Al Cam opere di tutto il mondo
«É il primo museo desalvinizzato»

«Come può un artista sopravvivere in una società in cui le barriere diventano sempre più forti? L’arte, sinonimo di apertura, combatte con una situazione politica che costringe i popoli a negare la discussione e l’incontro con l’altro. Sono i sopravvissuti del mondo dell’arte a dover contrastare tale attuale contraddizione con lo strumento che hanno a disposizione: la comunicazione corale, la possibilità di parlare a tutti attraverso i linguaggi artistici, esprimere sentimenti ed idee libere da distinzioni e separazioni». Il direttore del museo CAM, Antonio Manfredi, spiega la sua ultima iniziativa: «É fortissima la mia volontà nel ribadire l’essenza del museo di Casoria quale museo deSALVINIzzato, il CAM è un museo aperto a differenti accezioni di arte, in cui le opere provengono da ogni parte del mondo e in cui non abbiamo e non faremo mai differenze. Risale al 2010 la mostra AfriCAM, l’evento fu occasione di incontro non solo con gli artisti che esponevano ma anche con gli africani presenti sul territorio campano, proprio quelli a cui in questi giorni viene negato il diritto di sopravvivenza. Abbiamo accolto gli stimoli che provengono dalle diverse culture quale arricchimento e chi ci segue da anni ha apprezzato la nostra visione globale. Il nostro obiettivo continua ad essere questo nonostante la politica italiana ed europea non sia sulla stessa linea».
Parte integrante del Festival sarà una mostra personale dal titolo "Florescencism" nella sala CAM Factory del CAM dell'artista iraniana Lida Sherafarmand (fuggita a Malta nel 1991 dopo la completa distruzione della sua città natale Khorramshahr in Iran a seguito della guerra Iran-Iraq).
Lunedì 9 Luglio 2018, 15:59 - Ultimo aggiornamento: 09-07-2018 16:42
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