Addio a Raffaele Indolfi, storico inviato del Mattino sul fronte Italia

di Gigi Di Fiore

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Per tutti era Fefè, il «mitico» Fefè. Un altro pezzo di storia del «Mattino» è andato via ieri, all'ospedale Gemelli di Roma: Raffaele Indolfi non c'è più. E i ricordi volano, nelle tante città d'Italia dove lui ha seguito tanti fatti di cronaca nazionale.

Sornione, ironico, acuto, Fefè era un fine intellettuale, ma lui se ne scherniva. Nel cuore portava quel credo socialista che lo aveva abbagliato da giovane, in altre epoche. Il suo riferimento era il professore Francesco De Martino, il segretario silurato da Bettino Craxi. Dalla sua Somma Vesuviana, dove era nato 74 anni fa, Fefè cominciò a scrivere per «l'Avanti». Cronache, soprattutto politiche, viatico per il successivo passaggio al «Diario» il quotidiano napoletano che durò lo spazio di un mattino, ma produsse tanti professionisti che hanno fatto strada.

Fefè divenne professionista nel 1982 e, dopo poco, fu assunto, insieme con altri colleghi del «Diario», al «Mattino». Gli inizi in cronaca di Napoli, ma la sua aspirazione era fare l'inviato. E ci riuscì già con il direttore Pasquale Nonno, in epoca in cui, dopo Mario Cicelyn ormai in pensione, il quotidiano aveva più inviati speciali. Mentre Fefè era impegnato soprattutto sui fatti italiani, Vittorio Dell'Uva era l'inviato degli esteri, l'inviato di guerra per antonomasia.

Sigaro toscano sempre tra le labbra, idiosincrasia per la scrivania redazionale che aveva sempre rifiutato, tanto da non avere neanche un telefono fisso nonostante gli fosse stato assegnato un numero interno, Indolfi era sempre in giro. Riusciva a collezionare, in alcuni momenti della sua attività al «Mattino», fino a 200 giorni all'anno fuori. Ed era così sconclusionato nel tenere i conti, che spesso dimenticava di presentare le note spese.

Si faceva voler bene, Fefè, che con Franco Mancusi, scomparso due anni fa, costituiva il tandem di socialisti del «Mattino» fedeli al ricordo di De Martino. Mai una cattiveria, mai una parola alle spalle e disdegnava anche assumere incarichi nel Cdr nonostante gli fosse stato proposto. Lo chiamavano anche «il professore» e lui, su questo titolo, ironizzava. Professore perché, quando aveva tempo nella sua inquietudine a star fermo a Somma Vesuviana, dava lezioni private di italiano, latino e greco. Gratis, naturalmente, perché per lui i soldi sono stati sempre un optional di poco conto.

Aveva molte passioni e, quando si era in giro, spesso cercava negozi di giocattoli per alimentare la sua collezione di trenini. Ferrovie e stazioni in miniatura che, nel tempo, non sapeva più dove mettere. Per un periodo gli venne la fissazione di evitare gli aerei. E questo, per un inviato speciale impegnato al nord e al sud della penisola, era un problema. Poi, lo superò, perché tutti i colleghi di tutti i giornali d'Italia gli volevano bene e lo aiutavano. Per un servizio importante in Slovenia, c'era da prendere un aereo. Indolfi doveva partire con Francesco Grignetti della «Stampa», che gli disse: «Non preoccuparti, siediti accanto a me, pensa al servizio e supererai tutto». Così fu e, quando arrivarono, incontrarono problemi ad ottenere notizie dai canali ufficiali. Fefè non si scompose, manteneva sempre la calma, senza ansia né agitarsi, come fanno i giornalisti abituati a camminare. E infatti raccolse informazioni preziose che gli consentirono di scrivere un pezzo informatissimo. Ricorda Grignetti: «Seduto su una panchina a fumare il suo sigaro, aveva conosciuto dei napoletani che erano stati testimoni del fatto. Gli raccontarono tutto e fu un pezzo unico».

Un'altra volta, nel trasferirsi da Padova a Novi Ligure per seguire la famosa vicenda di Erika e Omar, rimase impantanato nella neve con l'auto priva di catene. Imprecò tutta la notte, ma poi riuscì ad arrivare per coprire il servizio. La strage di Capaci, il terrorismo, le immancabili trasferte a seguire la finale annuale di miss Italia: altri servizi di Fefè. Andò in pensione, nove anni fa. Aveva 65 anni e per lui fu un colpo. Gli mancava girare per lavoro. Si dedicò ai suoi cani e gatti, trasferendosi a Roma accanto alla sua compagna Ida Molaro, collega di Mediaset. Con loro viveva «Parsifal», un gattino randagio trovato in Sardegna. Qualcuno, negli ultimi tempi, gli aveva proposto di scrivere un libro su De Martino. «Forse domani», aveva risposto. Ci mancherà Fefè, «inviato speciale degli Interni». I funerali, domani, si terranno nella sua Somma Vesuviana.
 
Domenica 4 Marzo 2018, 08:41
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