Il Mattino nel nome di Giancarlo Siani, Fico: «Non posso più vivere nella città delle stese»

di Luigi Roano

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Prima aveva una sala a lui dedicata, oggi l'intera redazione de Il Mattino è intitolata a Siani, cronista dello storico quotidiano e simbolo della lotta alle mafie assassinato dalla camorra 33 anni fa. A scoprire la targa che ricorda Giancarlo nella nuova sede del Mattino al Centro Direzionale-Torre Francesco, il presidente della Camera, Roberto Fico. Al suo fianco il deputato Paolo Siani, fratello di Giancarlo («Questa è la più bella redazione del Mattino ed è importante che dopo 33 anni si ricordi Giancarlo», ha detto). Una doppia cerimonia perché è stata presentata anche la nuova sede redazionale, con il direttore del giornale Federico Monga alla presenza del presidente e amministratore delegato de Il Mattino Spa Albino Majore e del direttore amministrativo Massimo Garzilli. Una cerimonia sobria e molto sentita alla quale hanno partecipato - tra gli altri - il prefetto Carmela Pagano, il sindaco Luigi de Magistris, il presidente del Consiglio regionale Rosa D'Amelio, il Procuratore della Repubblica Giovanni Melillo, il Questore Antonio De Iesu e tutti i vertici di Carabinieri e Guardia di Finanza. Hanno inviato messaggi di affetto e calorosi auguri il cardinale Crescenzio Sepe e il presidente della Regione Vincenzo De Luca che non hanno potuto essere presenti. «Il Mattino è una delle più importanti istituzioni culturali italiane - scrive il governatore - è la storia di Napoli, della Campania e del Sud. E sono certo che continuerà ad esserlo».
 
 

«Il Mattino è stato, è e sarà sempre un presidio di legalità - racconta il direttore Monga - mi piace ricordare Giancarlo Siani per la cura che metteva nei suoi articoli; la dedizione, l'approfondimento. E mi piace ricordarlo nel momento in cui la comunicazione avviene spesso attraverso i social, che sono immediati, che possono farse sensazionalismo ma sicuramente non sono accurati». Vivo, vivissimo il ricordo di Siani a 33 anni dal barbaro assassinio e il presidente della Camera - napoletano - lo sa bene. «La comunicazione - racconta Fico - deve essere prima di tutto etica. E anche nel fare politica bisogna fare una politica che sia etica». In una Napoli che cambia una sola cosa resta immutabile: la presenza della camorra, che nonostante i duri colpi infertigli dalle forze dell'ordine, è ancora padrona di molti pezzi di città. Dalle stese a tutti i traffici illeciti sporca la città, devasta vite oltre che distruggerle. Al riguardo le parole di Fico sono inequivocabili: «Non posso più vivere in una città dove si spara, dove ci sono gang che girano in moto e fanno le stese e un cittadino innocente ci rimane sotto, come la signora che due settimane fa stava affacciata al balcone. Questo è assolutamente inaccettabile, o tutto lo Stato si mette a contrastare il fenomeno al cento per cento, dandosi anche un tempo, o non saremo mai una nazione libera né una città libera». Fico insiste: «Per me il dato inaccettabile è che il problema della camorra non sia stato risolto, le forze dell'ordine e la magistratura fanno un lavoro eccezionale. Fanno gli arresti. Ma per fare la lotta alla camorra bisogna investire in cultura, in rigenerazione urbana, la città deve essere vivibile. Investire insomma nella vivibilità. Io invoco sempre la presenza dello Stato - insiste il presidente della Camera - se si arretra su questo terreno lo Stato perde. Continuerò a invocarlo e lo dirò anche a Salvini. Io mi impegno sempre con le parole a sollecitare il Paese su alcune questioni, il governo e anche il Parlamento. Per Napoli, che è la città in cui vivo ed è la città che ho sempre nei miei pensieri, è chiaro che farò il massimo».
 

Al Centro Direzionale si sigla un patto istituzionale tra Fico e il sindaco: «Sono d'accordo con il presidente della Camera - spiega de Magistris - ci auguriamo che le sue parole possano tradursi in atti concreti dal punto di vista economico e finanziario quando si varerà la legge di bilancio». Quindi il pensiero va a Siani: «Era un giovane giornalista precario che non aveva paura nel raccontare verità scomode. È questo il profilo di giornalista che ha delineato la Costituzione repubblicana dopo la dittatura fascista».
Sabato 22 Settembre 2018, 08:30 - Ultimo aggiornamento: 22-09-2018 13:11
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