Le nozze scandalose di Molière con la presunta figlia

di Stefano Prestisimone

È dedicata a una delle donne più discusse della storia del teatro, Armande Béjart, attrice e giovanissima moglie di Molière, la pièce in lingua francese con sottotitoli in italiano in programma oggi (alle 21) e domani (alle 19) al Nuovo per il Napoli Teatro Festival Italia. Lei sposò un mito quando aveva 20 anni (lui 40) e si dice fosse in realtà la figlia del commediografo, cosa che scatenò chiacchiere e pettegolezzi. Il titolo è «La Molière» ed è firmata da Peppe Sollazzo, autore e regista napoletano che ha trovato gloria in Francia grazie al critico di «Le Figaro», Jean Luc Jeener, anche direttore del teatro Nord Est di Parigi. Lui vide lo spettacolo due anni fa e se ne invaghì al punto da commissionarne subito un altro a Sollazzo, «Lettere di uno stolto agli scienziati del mondo», andato in scena ad ottobre scorso nella capitale francese.

«Quando ho proposto questo titolo al direttore del Ntfi, Ruggero Cappuccio, lui mi è parso subito particolarmente incuriosito dalla storia della Béjart spiega Sollazzo - una donna chiacchieratissima per ovvi motivi: sposare a vent'anni il personaggio più celebre di Parigi, che era a sua volta amatissimo da Luigi XIV, l'uomo che faceva tremare l'Europa, la mise obbligatoriamente sotto i riflettori. Lei rimase vedova molto giovane per la morte di Molière, e subito dopo sposò un altro uomo. Cosa che non le fu perdonata. E poi lo scandalo, che scoppiò quando un detrattore di Molière diffuse la voce che in realtà lei fosse la figlia che il grande autore aveva avuto da Madeleine Bejart, la sua storica compagna. E che dunque si trattava di incesto. Tesi mai provata».

Ad interpretare il lavoro una giovane attrice, Marieva Jaime Cortez, che dà vita alle diverse anime della sposa dell'autore di «Tartufo» e, giocando fra leggenda e biografia, s'interroga sui misteri dell'amore e della creazione. «Lo spettacolo è cambiato rispetto alle prime versioni, perché l'ho dovuto adattare al Nuovo, che è palcoscenico diverso da quello del teatro parigino. Ed è diversa anche la protagonista, un'interprete che ho conosciuto a Parigi e che ha voluto fortemente questa parte, convincendomi con i fatti. Lei aveva il mio stesso desiderio di imbarcarsi in quest'avventura emotiva - racconta il regista - Non è un monologo come si potrebbe immaginare, ma uno spettacolo con vari personaggi e sfaccettature. Io sostengo che non sempre il testo debba essere al centro di tutto, ma che è altrettanto importante anche il modo in cui si porge lo spettacolo. Non mi interessa, ad esempio, se lei sia stata fedele o meno, questa non è una fiction. Io non voglio dire o meno la verità, ma trasferire emozioni a prescindere dalla storia e presentare la donna Béjart come essere umano complesso».

Poi Sollazzo proseguirà nella sua esperienza francese: «Dopo il Napoli Teatro Festival conclude - avrò la gioia di portare l'altro mio spettacolo, Lettere di uno stolto agli scienziati del mondo, al festival di Avignone».
Giovedì 15 Giugno 2017, 09:07 - Ultimo aggiornamento: 15-06-2017 09:07


QUICKMAP