Ischia, Atlantide svelata dal sisma:
riemerge l'antica Aenaria

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di Paola Perez

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La terra madre e quella assassina, il vulcano che soffoca e che rende fertili i campi, il mare senza pietà e quello che ci dà da mangiare. Ci sta lasciando un'estate difficile: il sisma di Casamicciola, la tragedia della Solfatara, gli incendi che hanno divorato il Vesuvio, i temporali che hanno sbriciolato i costoni di Capri. Ma il paradosso è che proprio da qui si può ripartire. Come la lava ha distrutto e preservato in eterno Ercolano e Pompei, il sottosuolo instabile dei Campi Flegrei continua a regalarci sorprese. È il caso di Aenaria, l'antica città sommersa nella baia di Cartaromana a Ischia. Un'Atlantide che pezzo dopo pezzo si svela prima agli occhi dei sub e poi dei turisti appassionati di immersioni, snorkeling o semplicemente seduti in una barca a fondo trasparente. Le prime tracce nel 2011. Lingotti, frammenti di imbarcazioni, scarti di lavorazione del piombo, tessere di mosaico, materiale ceramico: testimonianze che vanno dal II secolo a.C. all'VIII d.C. e rimandano alla presenza di un porto molto attivo che importava merci anche dalla Spagna ed era attrezzato con più fonderie. Un porto, ma non solo. Perché gli scavi continuano, si allargano e stanno portando alla luce una città intera. «Il sito è di notevole importanza - spiega l'archeologa Alessandra Benini, che dirige le operazioni per la Soprintendenza - e testimonia la presenza ormai certa di insediamenti romani nella baia. Il ritrovamento di numerosi oggetti in ceramica da commercio e da mensa lascia pensare all'esistenza non solo di un sito portuale ma addirittura di un sito abitativo». Ultima scoperta, i resti di una lussuosa villa marittima con giardino esterno e stabilimento termale. E si è stabilita, ancora, l'altezza della banchina in legno dello scalo: tre metri. Un dettaglio non da poco per capire cosa ha buttato giù la nostra Atlantide. Due imponenti terremoti, il primo in epoca romana e il secondo in età angioina, per uno sprofondamento complessivo di sei-sette metri.
 
 

Ripartire da qui, da questa grande bellezza sommersa. È la sfida che vuole lanciare Ischia per tirarsi su dallo sfascio del sisma estivo, due morti sotto le macerie di strutture deboli come fogli di carta, e convincere i turisti che qui vale la pena di tornare, senza nessuna paura che non faccia parte della normale convivenza con la Natura, matrigna o madre che sia. Ripartire da Aenaria: l'idea è di Aigae (l'associazione italiana guide ambientali escursionistiche), che dal 9 al 13 ottobre propone un press tour tra le meraviglie archeologiche subacquee nelle quattro aree marina protette della Campania. In questo percorso Ischia sarà il pezzo forte, probabilmente quello meno conosciuto al grande pubblico ma in questo momento quello strategicamente più importante. Le altre tappe saranno la villa romana di Licosa nel Cilento, Villa Pausilypon alla Gaiola, il parco archeologico di Baia con il ninfeo di Claudio e il porto Giulio, i fondali di Punta Campanella con una ricca popolazione di animali e piante, oltre alla celebre Madonnina dei Sub il cui culto venne «battezzato» nel 74 da Enco Maiorca.

«Con questo tour - racconta Antonino Miccio, direttore delle aree marine protette Punta Campanella e Regno di Nettuno - vedremo uno dei più grandi patrimoni di biodiversità d'Europa e un eccezionale patrimonio archeologico sommerso». I giornalisti - che si attendono numerosi dall'Italia e dall'estero, in particolare dalla Germania, storicamente legata da un affettuoso sentimento all'isola verde - potranno scoprire tante meraviglie con una barca a fondo trasparente, esposizioni multimediali e conferenze con gli esperti. Ai più sportivi verrà offerta anche la possibilità di «toccare con mano» i reperti, scattare foto e realizzare riprese in snorkeling o immersione con guida specializzata. Per il futuro si pensa pure all'allestimento di percorsi dedicati ai sub nei cantieri di scavo. E l'obiettivo, spiegano gli organizzatori, è questo: far confluire tutto in un album di belle cose che gli operatori dell'informazione prima e i turisti poi possano mostrare una volta tornati nelle loro città. Non a caso, l'iniziativa viene proposta con lo slogan «Rilancio dopo il terremoto». Perché è anche grazie al terremoto - quello di un lontano passato, per fortuna - che riusciamo ancora a trovare i segni della nostra storia.
Lunedì 25 Settembre 2017, 17:02 - Ultimo aggiornamento: 25-09-2017 17:05
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