Il mercato di Port’Alba ucciso dal web:
«La cultura non deve morire»

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di Andrea Ruberto

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«Il mercato di Port'Alba è morto, a ucciderlo è stato internet». Nell'età aurea del commercio online, in cui i colossi del business si spartiscono il mercato, sopravvivono a stento i mercatini fisici. Questi luoghi, con il loro fascino senza tempo, rappresentano un vero e proprio retaggio del passato. Tra questi, a Napoli, ve n'è uno con una storia secolare: il mercato librario di Port'Alba. Basta portarsi sul lato sinistro di piazza Dante per scorgerlo, lì dove si erge l'antichissima porta della città. Passato l'arco, l'omonima via, costellata di edifici settecenteschi, ospita in una manciata di metri decine di librerie. Con l'imminente inizio dell'anno scolastico si percepisce tuttavia quanto la clientela diminuisca tristemente anno dopo anno.


 

«Non riusciamo a tenere il passo delle grandi catene di distribuzione online», dichiara rammaricato uno dei commercianti, «ormai è possibile ordinare un libro e riceverlo il giorno stesso senza spese di spedizione, le librerie come queste hanno le ore contate». Negli occhi dei librai c’è la nostalgia di un tempo passato in cui questa famosa strada si popolava delle risate e delle emozioni di giovani studenti in cerca della migliore offerta. Oggi c’è il rischio che queste storiche librerie, come è già successo in altri luoghi, vengano, a mano a mano, soppiantate da bar e altre attività commerciali.

C'è tuttavia chi preferisce ancora acquistare di persona i libri: «Qui è possibile reperire testi altrimenti introvabili, perché Port’Alba custodisce una memoria storica che internet non possiede. È portatrice di un’antica tradizione che deve essere preservata». L'invito dei librai, e degli affezionati clienti, è quello di non abbandonare questi luoghi storici «Perché la cultura non deve morire».
Sabato 9 Settembre 2017, 19:05 - Ultimo aggiornamento: 09-09-2017 21:09
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