Il Cerimoniale di Eugenio Giliberti
approda al museo Ignazio Cerio

di Cristina Cennamo

Conto alla rovescia a Capri per l'opening della mostra Cerimoniale di Eugenio Giliberti negli spazi espositivi del Centro Caprense Ignazio Cerio, promossa dalla galleria delle arti contemporanee Intragallery con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee 2017. 

L’esposizione interamente dedicata al Museo Ignazio Cerio sarà inaugurata infatti sabato alle 19 a Palazzo Vanalesti, nei pressi della Piazzetta, e sarà visitabile fino al 15 settembre 2017.

Quest’ anno è stato prescelto l’artista Eugenio Giliberti, sempre sensibile allo spirito dei luoghi in cui espone, il quale, in seguito a numerosi sopralluoghi sull’isola,  e ispirato dalla collezione del Museo Cerio, realizzerà una installazione site-specic dedicata agli spazi espositivi del Centro Caprense, dal titolo Cerimoniale che allude al riconoscimento e all’incontro della sensibilità dello scienziato (Ignazio Cerio) con la sua pratica artistica.

Esso avviene in una sala decorata da una grande installazione composta da migliaia di dischetti imperfetti di legno di melo, testimoni della ricerca che l’artista Eugenio Giliberti conduce da anni intorno alle trasformazioni naturali e antropiche del territorio che lo accoglie orma da più di 10 anni.

Il primo atto dell’innamoramento è il desiderio di conoscere tutto dell’oggetto amato. E’ ciò che ha spinto la sua poetica a rompere pretesi confini dell’arte, incamminandola in un’attività di registrazione di piccole variazioni e di indagazione, di potenzialità e relazioni, di conoscenza più profonda.

È ciò che spinge in generale la ricerca ad intraprendere il suo faticoso lavoro al di là dei possibili risvolti pratici.
La mostra si compone pertanto degli strumenti (alcuni strumenti e oggetti della ricerca artistica convivono con i reperti esposti nelle vetrine del museo) e delle tavole di data-base (piccola galleria estratta dall’opera che da anni accompagna la cura della piccola piantagione di mele annurche della masseria Varco, nonché disegni a matita che rappresentano uno stesso albero del meleto nei 4 anni di vita di “data – base”.
Qui si richiama la dedizione all’osservazione e alla cura della natura che è lo spirito dell’opera, ma anche quello della collezione che consegna una coscienza del luogo alle generazioni future.
Ancora, sarà possibile ammirare la sala della potatura, una grande decorazione murale composta da migliaia di dischetti di legno ricavati dalla potatura del meleto dove si immagina lo svolgimento del cerimoniale in una sontuosa e ironica messa in scena, ed il pianoforte muto ovvero un pianoforte completamente rivestito da un robusto tessuto bianco cucito sull’oggetto da un’abile artigiana ricalca in negativo i rumori dell’isola turistica. L’elemento incidentale del pianoforte parla ancora una volta di cura, la cura dello strumento, la sua impropria vestizione, come metafora della cura dell’arte e del pensiero. Ma lo strumento vestito è anche imbavagliato: muto, rifiuta di confrontarsi con gli altri emettitori di suoni che della musica fanno sfondo, brodaglia sonora delle nostre distratte esistenze.
Mercoledì 12 Luglio 2017, 20:49 - Ultimo aggiornamento: 12-07-2017 20:49
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