Fermoposta Malinconico, De Silva: «Il cuore non ha carcerieri, l'amore vuole sentirsi libero»

di Diego De Silva

Caro Avvocato Malinconico, 
ci sono amori che deludono (amare è un termine azzardato, perché, in fondo, amore è ciò che ognuno di noi vuole credere che sia). A volte però non riusciamo a tagliare i fili che ci legano a chi ha infranto le nostre aspettative, a chi non si è dimostrato ciò che era davvero.
Cosa pensa degli addii che non sono mai addii veri e propri? Degli amori' che cambiano le prospettive e marchiano le vite? Una sua risposta chiarirebbe tutte le mie perplessità.
Francesca


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Intanto, amare è sempre un azzardo: ma non perché - qui devo contraddirti, Frankie - Amore è ciò che ognuno di noi vuol credere che sia (Amore, invece, è eccome: è un'esperienza definita, che assegna ruoli e responsabilità, boccia e promuove, costruisce e sfascia, condanna e assolve), ma perché l'amore non garantisce interessi né prevede piani di rientro, non è un oculato investimento ma proprio il contrario, è un salto senza rete, un atto di fiducia concessa sulla base di un'illusione (ma chi non s'illude che ci campa a fare?), nella piena coscienza che potremmo perdere tutto e non riavere indietro nulla di quanto abbiamo anticipato (consiste in questo, la sua grandezza).

E non c'è niente di strano nel non saper tagliare i fili con chi ha tradito le nostre aspettative, dato che nessuno è tenuto a corrispondere alle aspettative di un altro (in primo luogo - parlando d'amore - i figli: ma questo è un altro capitolo). Di più: le persone di cui è più facile innamorarsi sono quelle che le nostre aspettative neanche le vedono, e rimangono caparbiamente se stesse pretendendo d'essere amate senza negoziati, senza condizioni, ed è proprio il non riuscire a mettergli le manette che ci frustra e insieme ci attrae (perché gliela invidiamo, quella libertà, noi che vorremmo arrestarli per insicurezza). Da questo discorso sono escluse le categorie della menzogna e (un po' meno) quella della ritrattazione, territori in cui la faccenda si semplifica (nel primo caso) e si complica (nell'altro).

Quanto alla menzogna, è chiaro che se prometti ciò che non vuoi mantenere; se, una volta avuto accesso alla confidenza di un altro, ne localizzi i punti sensibili e ci lavori per carpirne il consenso (che poi è la metodologia del predatore di una volta: figura che, se era antropologicamente compatibile con un tempo in cui la sessualità scontava la cappa di un moralismo che spingeva a tentarle tutte pur di battere chiodo ogni tanto, in un'epoca di conclamata disinibizione sessuale come questa appare quantomeno anacronistica), non puoi che tirarti addosso tutto il disprezzo che si deve a un volgare truffatore, al pari di un cialtrone che incassi a nero una caparra per la vendita di un immobile e faccia lo scordarello al momento del rogito. Questa gente - va da sé - prima la si sbatte fuori dalla propria vita e meglio si campa; e quello che non va mai fatto (ma nemmeno in caso di supplica) è dargli una seconda possibilità.

La ritrattazione pone invece un problema. Se l'amore, specie durante il rodaggio, non è un rapporto contrattuale (e non lo è, a meno che ti sposi in una settimana), può essere biasimato chi dei due, magari dopo la vampa iniziale di un'attrazione non ancora focalizzata, si appella al diritto di uscire dalla relazione? Perché capita anche questo. All'inizio pare che una persona ti piaccia; poi (per motivi più o meno spiegabili) quest'impressione scema, e tu vai in modalità attendista finché la faccenda si conclama e devi trovare il coraggio di dirlo (in genere trovando delle ragioni veramente penose, davanti alle quali ti senti giustamente chiedere: Ma non fai prima a dirmi che non ti piaccio?; al che pensi: Magari potessi).

Certo, è imbarazzante. Ma comprensibile. Lo so cosa stai pensando. Noi non eravamo in fase iniziale. E infatti il problema non si pone in termini molto diversi anche dopo degli anni. Il fatto a cui dobbiamo inevitabilmente arrenderci, credo, è che l'amore ha diritto di andarsene. Anche quando ci sembra di non aver fatto nulla per meritarcelo. Se non è più con noi che vuole stare, se reclama altri spazi, è giusto che vada libero. Perché il bello dell'amore è proprio nel non avere carcerieri, nella sua libertà di sottrarsi se qualcosa lo ferisce o lo ammala. E sai cosa? Credo che l'amore che resta, quello a cui non basta una vita, sia proprio l'amore a cui riconosciamo - sempre - questa suprema libertà.
Domenica 22 Luglio 2018, 20:00 - Ultimo aggiornamento: 22-07-2018 21:13
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