Averno, la vegetazione «divora»
i resti romani: rischio inondazioni

di Pasquale Guardascione

Secondo la religione greca, e poi romana, il lago d'Averno era una porta d'accesso all'Oltretomba. Ma se Virgilio osservasse oggi le condizioni in cui versano lo specchio acqueo e alcuni monumenti intorno, ci penserebbe parecchio prima di inserirlo nel sesto libro dell'Eneide. Oggi rovi, vegetazione spontanea e qualche immancabile rifiuto hanno totalmente invaso l'ingresso della Grotta di Cocceio, chiuso con un lucchetto. Non è certo una bella cartolina per un'opera unica al mondo, progettata e costruita intorno al 37 a.C. da Lucio Cocceio Aucto su commissione di Marco Vipsanio Agrippa, che ne volle la realizzazione per motivi militari. A inizio anno sono stati completati i lavori di consolidamento. L'apertura sembrava ormai imminente ma la presenza di una colonia di specie protetta di pipistrelli ha bloccato tutto. Spesso accade che vi si avventurino turisti, che trovandosi di fronte uno spettacolo indegno tornano indietro delusi.

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Martedì 25 Settembre 2018, 12:49 - Ultimo aggiornamento: 25-09-2018 12:50
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