Addio a Bud Spencer,
gigante buono del cinema

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di Diego Del Pozzo

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I titoli di coda e la parola «fine» alla vita da film di Carlo Pedersoli, vero nome di un mito del cinema popolare italiano come Bud Spencer, sono arrivati ieri in tardo pomeriggio, quando l'inconfondibile e amatissimo attore napoletano s'è spento, a 86 anni, nella sua casa romana.

Oggetto già di un paio di volumi autobiografici pubblicati qualche anno fa, in effetti la densissima parabola esistenziale del barbuto e massiccio eroe di tante commedie d'azione campioni al box office interpretate in coppia col sodale Terence Hill (all'anagrafe Mario Girotti) lo ha visto, di volta in volta, nel corso dei decenni, cimentarsi e primeggiare come nuotatore di livello internazionale (primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero, presente a tre edizioni delle Olimpiadi nel 1952, 1956 e 1960), giocatore di pallanuoto ma anche di rugby, pilota d'auto in Sudamerica, paroliere per cantanti come Ornella Vanoni e Nico Fidenco, produttore di documentari, allenatore professionista di nuoto, pilota di elicotteri, ma soprattutto attore tra i più amati (e inconfondibile icona) di quel cinema popolare italiano che, per almeno un paio di decenni, ha costituito l'ossatura di un'industria cinematografica nazionale all'epoca fiorente anche dal punto di vista economico.

Dopo le prime esperienze attoriali ancora col suo vero nome (lui che a inizio anni Sessanta sposa la figlia del produttore ed esercente cinematografico Peppino Amato), la svolta della carriera e della vita di Pedersoli avviene dopo l'incontro con colui che diventa il suo inseparabile compagno di set, Mario Girotti, conosciuto nel 1959 sul set del peplum «Annibale» di Carlo Ludovico Bragaglia ed Edgar G. Ulmer. I due si piacciono e iniziano a familiarizzare. Cambiano nome su suggerimento di amici più esperti, scegliendo i due pseudonimi inglesi di Bud Spencer e Terence Hill e debuttano in coppia nel 1967 nello spaghetti western di Giuseppe Colizzi «Dio perdona... Io no!», primo di una trilogia composta anche da «I 4 dell'Ave Maria» (1968) e «La collina degli stivali» (1969). La vera svolta, però, arriva l'anno dopo, quando il regista e sceneggiatore Enzo Barboni crea, con lo pseudonimo di E.B. Clucher, una fortunata nuova formula a metà strada tra lo spaghetti western e la commedia brillante, con un titolo che poi diventa uno tra i più redditizi dell'intera storia del cinema italiano, nonché un cult movie amatissimo anche all'estero: «Lo chiamavano Trinità...».

Nei due ruoli principali dei fratelli Bambino e Trinità ci sono proprio Spencer e Hill, che con questa pellicola e l'altrettanto fortunato sequel del 1971 «Continuavano a chiamarlo trinità» si trasformano in autentici divi e conoscono una straordinaria notorietà anche all'estero (in Germania, per esempio). Il successo travolgente si ripete anche con i film successivi del duo: «...Altrimenti ci arrabbiamo!» (1974) di Marcello Fondato, «Porgi l'altra guancia» (1974) di Franco Rossi e «I due superpiedi quasi piatti» (1977) ancora di Clucher, ritmati dalle inconfondibili colonne sonore pop elettroniche degli Oliver Onions, cioè Guido e Maurizio De Angelis. Nel frattempo, però, Pedersoli-Spencer recita anche in «4 mosche di velluto grigio» (1971) di Dario Argento, «Torino nera» (1972) di Carlo Lizzani e, in coppia con Giuliano Gemma, in «Anche gli angeli mangiano fagioli» (1973) di Clucher.

Ma, soprattutto, lui nato il 31 ottobre 1929 nel borgo partenopeo di Santa Lucia da famiglia benestante, rinvigorisce il rapporto con la sua città natale, Napoli, venendovi a girare, con la regia di un veterano della commedia all'italiana come Steno, la fortunata quadrilogia poliziesca di Piedone, il soprannome del commissario della Polizia partenopea Rizzo da lui interpretato in «Piedone lo sbirro» (1973), «Piedone a Hong Kong» (1975), «Piedone l'africano» (1978) e «Piedone d'Egitto» (1980). Il sodalizio artistico con Terence Hill prosegue con successo anche durante gli anni Ottanta, con altri campioni d'incasso come «Chi trova un amico trova un tesoro» (1981) di Sergio Corbucci o «Miami Supercops I poliziotti dell'8ª strada» (1985) di Bruno Corbucci.

In totale, i film interpretati dalla coppia Spencer-Hill sono addirittura 16, con l'ultimo «Botte di Natale», un ritorno alle atmosfere western-comedy delle origini, diretto dallo stesso Hill-Girotti nel 1994. In anni più recenti, Bud Spencer lavora anche con Leonardo Pieraccioni in «Fuochi d'artificio» del 1997 e con un maestro come Ermanno Olmi in «Cantando dietro i paraventi» del 2003. Ma si dedica soprattutto alla televisione, in fiction seriali come «Detective extralarge», «Noi siamo angeli» e «I delitti del cuoco», senza mai essere abbandonato da un pubblico che gli è rimasto fedele e lo ha amato fino alla fine. Ha raccontato il figlio Giuseppe: «Gli eravamo tutti accanto, era sereno. La sua ultima parola è stata grazie».
Martedì 28 Giugno 2016, 08:41 - Ultimo aggiornamento: 29 Giugno, 08:00
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