Vincenzo Danise, star della musica dalle Case Nuove al Messico: «Io salvato dal jazz»

di Giuliana Covella

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«Potevo essere un boss. Ma dopo gli errori giovanili ho capito qual e fosse la mia strada. A salvarmi è stato il jazz». Ha occhi profondi e una serenità d’animo coinvolgente Vincenzo Danise, 37 anni, musicista di fama internazionale nato in vico Santa Maria delle Grazie a Loreto, alle Case Nuove. Una delle zone più malfamate di Napoli, dove per i ragazzini è facile incorrere nella cattiva strada.

«Avevo 13 anni quando fui arrestato dopo uno scippo - racconta - ero insieme ai miei amici, tutti figli di boss. Quando mi portarono in questura fui picchiato dagli agenti. Poi fui rinchiuso ai Colli Aminei e mia madre mi punì non portandomi i vestiti di ricambio. Così mi resi conto di aver avuto una lezione di vita».

Uscito di prigione, Vincenzo si rimboccò le maniche per trovare lavoro. «Su un giornale di annunci lessi che al Circolo Posillipo cercavano un cameriere. Mi presero subito perché avevo già maturato varie esperienze: a 10 anni lavoravo come pizzaiolo, poi come garzone in un negozio di detersivi». Ma Vincenzo coltivava una passione sin dall’età di 6 anni: la musica. «Papà era operaio, ma strimpellava la chitarra e mi faceva addormentare con un classico, “Giochi proibiti”». E fu a Posillipo che le note del pianoforte dove il ragazzo suonava Chopin durante le pause furono ascoltate da Roberto de Simone. «Devo a lui ciò che sono diventato - spiega il compositore - e a monsignor Vincenzo De Gregorio, che mi accolse al Conservatorio, dove sono entrato per meriti e dove ho portato la “rivoluzione” jazz, che ancora non si studiava».

Da allora la vita di Vincenzo è stata costellata di successi. Premi, concerti in tutto il mondo e un progetto tutto suo, “Danise on the road”, che lo ha spinto a suonare il pianoforte nelle piazze di Napoli, a contatto con la gente. Reduce da una fortunata tournée all’estero con il nuovo album “Saravà”, tra cui Brasile e Messico (da dove è tornato pochi giorni fa), Danise ha ottenuto dal Comune il riconoscimento di eccellenza partenopea. E ora, dopo aver insegnato ai detenuti brasiliani la musicoterapia grazie a un progetto dello psicoterapeuta Antonio Ferrara, il suo astro continua a crescere nel firmamento della musica mondiale. Rimanendo fedele a se stesso, in abito bianco e scalzo quando è sul palco: «è simbolo di purezza e rispetto per la terra». Mentre ai giovani dice: «Siate più altruisti e smettete di vivere solo per accumulare ricchezza».  
Domenica 9 Luglio 2017, 16:48 - Ultimo aggiornamento: 09-07-2017 16:48
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