Un impero con l'ecomafia:
caccia al tesoro dei Pellini

Una villa della famiglia Pellini
di Pino Neri

Acerra. Non finisce mai di sorprendere per vastità e complessità l'impero dei Pellini, i monarchi assoluti del traffico di rifiuti nell'area metropolitana di Napoli, condannati a maggio in via definitiva per disastro ambientale. Gli investigatori sono ancora a caccia di tesori occultati in giro per il mondo, probabilmente in qualche paradiso fiscale. Secondo indiscrezioni esisterebbe infatti una cassaforte piena di lingotti d'argento e di milioni di euro in contante, occultata in uno di quei piccoli staterelli europei dell'offshore, forse nella vicinissima Repubblica di San Marino. Rimane il forte sospetto degli inquirenti che esistano altre ricchezze rimaste abilmente nascoste. Un sospetto sorto dopo il sequestro ottenuto a febbraio dalla Dda di Napoli di 250 fabbricati, 68 appezzamenti di terreno, 50 tra auto, moto di lusso e autoveicoli industriali, 49 rapporti bancari e 3 elicotteri. Tutti beni intestati appunto ai fratelli di Acerra Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest'ultimo ex maresciallo del nucleo informativo dei carabinieri di Napoli. Un ben di Dio intestato anche a mogli e suoceri. I dubbi sull'esistenza di altri patrimoni rimasti nascosti sono stati alimentati successivamente soprattutto dalla scoperta, il 5 ottobre da parte del Gico della Guardia di Finanza, di un tesoretto di 2milioni e 2mila euro, danaro liquido intestato alle consorti dei re Mida degli scarti tossici interrati in provincia di Napoli.
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Venerdì 24 Novembre 2017, 08:59 - Ultimo aggiornamento: 24-11-2017 08:59
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