Turbativa d’asta, il pm insiste:
«Arresto per l'attore Biagio Izzo»

ARTICOLI CORRELATI
di Leandro Del Gaudio

  • 2921
Sarà un braccio di ferro il prossimo 23 marzo dinanzi al Riesame. In ballo c’è una richiesta di arresto a carico di Biagio Izzo, talento della comicità napoletana, volto noto del cinema nazionale. 

Un caso che nasce in un filone collaterale delle indagini legate a due funzionari dell’erario e che ora vede coinvolto Biagio Izzo. In particolare, il nome del popolare attore comico finisce nelle carte di un’inchiesta della Guardia di Finanza che ipotizza presunti illeciti e favoritismi nelle procedure di riscossione dei tributi e nelle fasi successive di esecuzione forzata e giudizio dinanzi alla commissione tributaria.

Ma facciamo un piccolo passo indietro. Nei mesi scorsi, il gip ha bocciato le richieste di arresti domiciliari avanzate dal pm Valter Brunetti nei confronti di Izzo e di altri indagati per i quali era stata proposta la misura cautelare. La Procura però ha impugnato questa decisione. E torna a chiedere l’applicazione degli arresti domiciliari. Ed è così che il confronto fra accusa e difesa si sposta adesso davanti al Tribunale del Riesame. E l’appello del pm sarà discusso il 23 marzo prossimo. Su cosa si basa il braccio di ferro tra accusa e difesa? Turbativa d’asta è l’ipotesi investigativa. Stando a quanto emerso finora, la posizione dell’attore va ricondotta ad alcune intercettazioni che riguardavano la vendita all’asta di una moto e di una macchina, una Vespa 300 e una Fiat 500, oltre ad alcuni mobili. Beni che gli erano stati precedentemente pignorati nel corso di una analisi tributaria e in seguito di un lungo contenzioso con Equitalia, relativo ad alcune cartelle esattoriali. Beni dei quali il comico voleva rientrare in possesso.

C’è stato un tentativo di acquisire illegalmente mobili e altri averi? Una domanda che tira in ballo anche altri soggetti. È, infatti, in questo scenario che entrano in gioco anche alcuni impiegati dello Stato che vengono ovviamente iscritti nel registro degli indagati. Si tratta di Mario Parisi e Rodolfo Imperiale, all’epoca dei fatti dipendenti di Equitalia, che si sarebbero adoperati con la presunta complicità di un dirigente dell’istituto vendite giudiziarie di Napoli, Gianfranco Lombardi, per fare in modo che i beni fossero acquistati all’asta tenuta il 25 febbraio 2015 per poi tornare nella disponibilità di Izzo. Tutti avranno modo di chiarire la propria posizione dinanzi ai giudici.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Domenica 11 Marzo 2018, 23:28 - Ultimo aggiornamento: 12-03-2018 14:53
© RIPRODUZIONE RISERVATA




QUICKMAP